Era da tempo immemorabile che non accadeva, e invece oggi sì: ho ricevuto un fax.
Un fax, ve lo giuro. Cioè, voglio dire, una cosa che i ragazzi che hanno meno di vent’anni forse non sanno nemmeno cosa sia.
Se ne è uscito lentamente dall’omonimo apparecchio (che ormai consideravo un ameno oggetto d’antiquariato, da tenere dacché suggestivo in tutta la sua ineluttabile inutilità e solo per questo) col tipico cicalìo elettronico e fluf, è scivolato sul tavolo come un’inopinata e anacronistica apparizione.
È stato commovente, quasi.