Suvvia, diamocela tutta… il Bonus Cultura per i diciottenni, col suo quasi totale fallimento (leggetene al riguardo cliccando sull’immagine qui sopra), è l’ennesima lampante prova di un modus operandi istituzionale prettamente italico ormai in voga da decenni: idee potenzialmente buone quando non ottime, nel principio, trasformate in mere campagne promozionali e d’immagine e realizzate nel modo peggiore possibile. Sapete quando si dice che “il fine giustifica i mezzi”? Ecco, qui sono i mezzi che giustificano un “fine” che in verità è solo virtuale, fittizio, uno specchietto per allodole fatto credere “nobile obiettivo a vantaggio della società intera” del quale in verità, a chi dice di volerlo conseguire, non frega assolutamente nulla. Tanto sarà sempre colpa di altri, mai di chi canta successo quando invece dovrebbe confessare colpa; nel frattempo, ci penserà il Leviatano politico-burocratico italiano a fagocitare l’iniziativa, facendo a pezzi quel poco di buono e utile che in essa vi era e relegandola nello sconfinato deposito delle macerie culturali dell’Italia contemporanea. Macerie che, se finalmente non riusciremo a delimitare e a eliminare, finiranno sul serio per travolgere l’intero paese, una volta per tutte.