2025.02.06

(«Cos’è ‘sta roba?» Be’, cliccate qui.)

[Foto di Jeremy Thomas su Unsplash.]
Cielo ancora abbastanza limpido, nonostante una leggera velatura che forse anticipa il cambio delle condizioni meteo dei prossimi giorni.

Loki trotterella per il giardino in cerca dell’ultimo punto di minzione quotidiano.

Osservo una luce che pare appoggiata propri in vetta al Monte Tesoro. Che ci sia qualcuno lassù, a quest’ora? Forse è il frontalino di qualche astrofilo intento a fotografare il cielo?

No, non c’è nessuno.

Mi dilungo qualche attimo di più per osservare la luce, ovviamente una stella, nella sua lenta, regolare ascesa sopra la sommità del Tesoro, fino a che vi si eleva di qualche grado.

Rifletto che non sarebbe male tentare di armonizzare certe nostre cose alla velocità di movimento delle stelle nel cielo. Che è “lentezza”, certo, non velocità, ma forse è tale perché siamo noi ad andare troppo veloci, ben oltre un limite logico che illogicamente non sappiamo più determinare.

A partire proprio dal pensiero, ad esempio. Pensare rapidamente (perché si vive rapidamente) è sempre una dote?

Il tempo dell’uomo non è quello della Terra, che non è quello del cosmo. Ma se il tempo non esiste se non come moto, come rivela la fisica, alla fine forse è solo una questione di nostra percezione e interpretazione. Pensiamo che il moto delle stelle nel cielo sia molto lento e non capiamo che il nostro sulla Terra è troppo veloce. Per nostra comodità, in buona sostanza.

Ma siamo veramente “comodi”, così?

Ci devo provare, almeno per qualche momento, ad andare a tempo con le stelle nel cielo. Potrebbe essermi utile.

Buonanotte.

La parola Tempo non è venuta dal cielo, ma dalla bocca di un uomo.

(John Archibald Wheeler)

3 pensieri riguardo “2025.02.06”

  1. Caro Luca
    Come al solito parole condivisibili e che fanno riflettere.
    Da buon 60enne con più anni alle spalle che non davanti mi ritrovo spesso a fare le medesime considerazioni e ricordo con nostalgia i miei tempi passati quando si viveva con maggiore lentezza e si apprezzava maggiormente (a mio giudizio) la quotidianità perché non si era ancora stati travolti dalla frenesia e dall’iperconnessione odierna. Un altrettanto “solito” cordiale saluto
    Giulio

    1. Buongiorno Giulio,
      grazie del commento. Ha assolutamente ragione, di contro mi chiedo: comunque il tempo corre avanti, il mondo cambia e con esso cambiano i nostri modi di viverlo, ma possibile che proprio non riusciamo a conciliare le due cose, ovvero la lentezza quando necessaria e la velocità o anche la fretta, se funzionale a fare le cose che dobbiamo fare? Perché lasciamo che l’iperconnessione contemporanea diventi inesorabile iperfrenesia, quasi che quei devices tecnologici che usiamo ormai costantemente fossero pistole puntate addosso che ci impongono di assoggettarci totalmente alla loro “legge”? Si dice tanto dei problemi che potrebbero sorgere con l’intelligenza artificiale ma spesso a me pare che il vero problema sia l’intelligenza originale, la nostra…
      Grazie ancora, e buona giornata!

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