Daniele e Tom

Credo che qualsiasi appassionato di montagna, che la frequenti e ne salga le vette in modo più o meno alpinistico oppure ne venga semplicemente affascinato, sia rimasto parecchio colpito dalla tragica vicenda di Daniele Nardi e Tom Ballard sul Nanga Parbat.

Su quanto è accaduto sono state scritte molte parole, in questi giorni, non di rado fuori luogo. Piuttosto, una delle cose più belle e intense al riguardo l’ha scritta – anzi, l’ha disegnata Alberto Graia, e la vedete qui sotto. Perché in certi casi veramente le parole o sono di troppo, oppure sono troppo poco per ciò che dovrebbero e potrebbero dire.

D’altro canto,

Chi striscia sulla terra non è esposto a cadere tanto facilmente come chi sale sulle cime delle montagne.

(Søren KierkegaardAut-Aut, traduzione di K. Montanari Gulbrandsen e Remo Cantoni, Mondadori, 2015.)

4 pensieri riguardo “Daniele e Tom”

  1. Sono divisa tra due considerazioni: la prima, che sia giusto seguire i propri sogni e le proprie aspirazioni; la seconda, che quando si ha un figlio, si dovrebbero evitare cetre imprese. Per ora, solo un pensiero a questi due giovani amanti delle vette.

    1. E’ vero, Loredana; d’altro canto la scelta tra le opzioni che tu indichi, o tra altre simili, è e resterà sempre strettamente personale. In quanto tale, sottoporla a giudizio è comunque sbagliato. Rifletterci sopra per ricavarne una propria opinione, come fai tu, è lecito, anzi, è importante anche per sé stessi e la propria esistenza, se mai ci si ritrovasse in simili situazioni; tutto il resto, appunto, è pura, semplice, irrispettosa e maleducata arroganza. E al solito i social hanno dimostrato che di questa ce n’è veramente troppa, in giro, ben oltre qualsiasi limite ammissibile.

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