Sticazzi! Me cojoni! (Stefano Bartezzaghi dixit #1)

Per inciso, questi equivoci tra milanesi e romani sono frequentissimi. Famoso è il caso di «sticazzi»  e «me cojoni», due efficaci esclamazioni che a Milano vengono adottate in forma distorta. Di «me cojoni» a Milano si pensa che significhi «i miei testicoli», mentre proviene dal verbo «cojonà», prendere in giro, e quindi è l’equivalente di «Stai scherzando?» «Sticazzi» significa: vabbe’, chi se ne importa («Un po’ mi è dispiaciuto, ma poi sticazzi»), mentre a Milano e in tutto il Nord lo si considera invece un equivalente di «Accidenti, sono impressionato», con un totale capovolgimento di significato. Io sono giunto alla conclusione che l’uso milanese di «sticazzi» non corrisponde all’uso genuino romani di «sticazzi», bensì, mutatis mutandis, al romano «anvedi»; il genuino «sticazzi» romano non è invece molto lontano dal milanese «s’ciao»: «Ho corso dietro al tram, ma quello non mi ha visto, ha chiuso le porte, è partito e s’ciao».

Stefano Bartezzaghi, M – Una metronovela (Einaudi, 2015, collana Frontiere, pag.53-54)

stefano-bartezzaghi-314135Piccola e argutissima lezione del mirabile Bartezzaghi su certe trivialette gergalità ormai entrate nell’uso comune anche se in modi a volte distorti, ovvero emblematica seppur pittoresca prova che anche le parole a  volte, a fronte di un significato certo che poche altre cose umane hanno, acquisiscono sensi parecchio distanti da esso.

3 pensieri riguardo “Sticazzi! Me cojoni! (Stefano Bartezzaghi dixit #1)”

  1. Uno scrittore (o almeno uno che tale si definisce) che afferma: Non credo che comprerò mai un tuo libro: giocare con i molti significati, con le sfumature che hanno le parole è il genio di tanti magnifici scrittori. Quanto alla trivialità delle espressioni romane, mi danno un’altra informazione utile su di te: non sei romano.

  2. strano ‘sto blog…. spariscono le citazioni. Dopo che afferma ci va: le parole a volte, a fronte di un significato certo che poche altre cose umane hanno, acquisiscono sensi parecchio distanti da esso.
    Avevo messo le virgolette per far capire che era una citazione.

    1. Buongiorno Sibylla!
      Grazie dei tuoi commenti. Solo non capisco del tutto a chi/cosa fanno riferimento… Perdonami, ma non capisco cosa intendi con “spariscono le citazioni” o con “Non credo che comprerò mai un tuo libro”…
      Sul fatto che abbia definito quelle espressioni “trivialette” – attenzione: non meramente “triviali”! – intendevo che non fossero certo auliche, tuttavia ti prego di notare – se già non l’hai fatto – come il diminutivo con cui ho ridotto l’aggettivo voleva – e vuole – proprio rimarcare la loro suggestione linguistica niente affatto negativa, anzi, assolutamente colorante e illuminante qualsiasi discorso, sia esso romano, milanese o altro. E credo che pure Bartezzaghi, nel libro da cui ho tratto la citazione, intendesse evidenziare pure questo, oltre allo stravolgimento milanese del senso, ridando loro la genuina valenza che meritano.
      Grazie ancora! 🙂

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