Salone del Libro di Torino 2012: per tutti, ma non per molti

Qualche giorno fa, il post scritto in occasione dell’apertura dell’edizione 2012 del Salone del Libro di Torino lo intitolavo – parafrasando il titolo di un noto film di John Carpenter – “Anno 2012: fuga da Torino”. Ora che al Salone ci sono stato, visitandolo tutto quanto per bene, mi viene da intitolare questo post di resoconto – prendendo stavolta spunto dallo spot di un noto vino spumante, peraltro proprio torinese, e “ribaltandolo” – nel modo che avete appena letto lì sopra. Una conseguenza naturale, a tutti gli effetti, del succitato titolo pre-Salone: allora, denotando la “fuga” di molti editori piccoli e indipendenti dal Salone, ovvero l’annunciata rinuncia ad esserci, auspicavo che l’evento torinese potesse restare “il più importante punto di riferimento per il mondo dei libri dalle nostre parti, cercando di mantenersi totalmente e democraticamente aperto a qualsiasi espressione di esso, piccola o grande, aulica o nazional-popolare, mainstream o rivoluzionaria”.
Beh, innanzi tutto, la fuga sopra detta c’è stata, eccome: sono parecchi gli editori (personalmente conosciuti) che non ho più trovato, quest’anno, e il padiglione 1, quello tradizionalmente riservato alla piccola editoria, è ormai riempito (forzatamente, molti dicono) di stand di produttori di strumenti musicali: una sorta di piccola fiera (di settore) nella fiera, il cui senso francamente a me sfugge parecchio.
D’altro canto, l’impressione che ho tratto circa l’affluenza di pubblico è di segno opposto, dacché mi pare che quest’anno ci fosse più gente della scorsa edizione, e lungo l’intero arco della giornata.
Dunque forse già ora comprenderete il perché del titolo che ho voluto dare al presente post: il Salone si conferma essere sempre più una sorta di grande festa “di piazza” dell’editoria, nella quale il folto pubblico si accalca felice come (appunto) tra le bancarelle piene di dolci di una bella e ben organizzata sagra nella quale tuttavia si vedono in fin dei conti sempre le stesse cose, mentre probabilmente ci sono dolciumi anche più golosi (leggasi “buona letteratura”) dentro piccole e appartate pasticcerie prive di un banco colorato e scintillante nonché di un ben adescante strillone nella sagra.
Mi è parsa, insomma, un’edizione sotto molti aspetti ambigua. Ad esempio, l’evidenza del gran pubblico di cui ho detto stride con i dati dell’indagine annuale NielsenBookScan sulla vendita dei libri, presentata proprio venerdì 11 al Salone, che segnala quanto sia in crisi (di vendite, appunto, ma non solo) l’editoria italiana. E in effetti, sempre in contrasto con la suddetta notevole affluenza di pubblico, non mi è parso di vedere grandi acquisti di libri come un tempo: i trolleysti che gli scorsi anni si vedevano a bizzeffe tra gli stand (ovvero quelli che vengono al Salone portandosi un bagaglio da viaggio per infilarci la gran mole di libri acquistati e facilitarne il trasporto) sono ormai razza da salvaguardia del WWF (il che, dal mio punto di vista, è anche un bene, come dirò meglio tra poco)…
I vampiri che l’anno scorso affollavano tanti stand, credo siano quasi tutti morti dissanguati – da sé stessi, suppongo, e meno male, dico io: tutta quella massa di libri (quasi sempre di livello infimo) buttati sul mercato per sfruttare la moda adolescenziale twilightiana et similia inevitabilmente non poteva che ingolfarlo e soffocarlo. Di contro, non ho visto, almeno non chiaramente, un nuovo genere imporsi come futura moda letteraria di massa (personalmente, resto convinto che sarà il romance…), come se i grandi editori non sappiano ancora bene cosa imporre e verso cosa influenzare il grosso pubblico, e stiano in attesa di ulteriori input – che suppongo verranno da oltreoceano e/o dalla TV, come sempre (ahinoi!) negli ultimi anni.
E pure la “Primavera digitale” che quest’anno era il tema del Salone mi è sembrata in verità un inverno solo un filo meno freddo dei precedenti, vista la percentuale ancora ridicola di vendita di ebook da noi, e il generale impegno relativo/conseguente degli editori in tema di letteratura e web. Forse non è ancora arrivata la generazione che per prima diverrà ebook-dipendente: il futuro è certo quello, non ci si scappa, ma il libro è un oggetto dalle accezioni “classiche” ancora molto antropologicamente radicate, e al momento, anche per i giovani di oggi, tenere tra le mani un libro è ancora più automatico e gradevole che tenere un ereader.
Ecco. Come recita il titolo: un Salone per tutti ma non per molti. Per tutti, dacché festa di popolo, appunto, ma non per molti perché se un evento di tale portata non riesce ad essere (per proprie colpe o per contingenze esterne) espressione dell’intero spettro editoriale e letterario nazionale, perde a mio parere un bel po’ del proprio senso. Oltre a una maggiore (e accessibile) “democrazia espositiva”, come invocavo nel post di giovedì (perché – prima cosa che mi balza in mente – l’organizzazione non lascia un paio di sale conferenze a disposizione esclusiva dei piccoli editori e dei loro autori, al posto di farle monopolizzare soltanto dalle grosse case editrici?*), mi piacerebbe che il Salone perdesse un po’ quella citata atmosfera sostanziale da grande mercato di libri nazional-popolano per recuperare la sua reale natura, ovvero l’essere la principale vetrina di presentazione di tutto il panorama editoriale italiano (editori, autori, distributori, supporti e servizi vari per l’editoria…), così che i visitatori lo possano conoscere nel modo più ampio possibile e, di conseguenza, andare dai propri librai di fiducia ad acquistare e/o ordinare i libri ritenuti più meritevoli d’attenzione e di lettura (ecco: da loro, comprare libri! Non al salone!). Altrimenti diventerà sempre più una bella sagra, appunto: per tutti, come ogni evento pubblico del genere, ma nel quale di letteratura, quella vera e autentica, non ce ne sarà molta.

*: ma, a tal proposito, leggo il comunicato stampa ufficiale di chiusura del Salone, nel quale pare che l’organizzazione si sia già resa conto della “scarsa” democrazia di cui ho scritto poco fa, ovvero dell’esagerata egemonia dei grandi editori a scapito dei piccoli e delle loro istanze… Che abbiano letto i post qui nel blog – questo secondo anche prima che fosse pubblicato?
Vedremo che accadrà, nel 2013. Per il momento, gustatevi la personale fotocronaca del Salone 2012…:

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