Una nuova estate sulle montagne

[Immagine generata con Google Gemini AI.]
Tra poco comincerà un’altra estate, un’altra “bella stagione” turistica sulle montagne e così ricominceranno pure affollamenti e sovraffollamenti, “boom” turistici e overtourism, disagi locali e prese di posizione e polemiche, dibattiti a volte intelligenti e altre volte no.

Ci saranno quelli che esalteranno i record di presenze perché il turismo fa girare l’economia delle montagne e quelli che denunceranno l’invasione dei turisti che degrada la bellezza dei paesaggi montani; intanto sui social rimbalzeranno da una parte i reel e i video degli influencer che consiglieranno a gògò «luoghi top», «tra i primi dieci da visitare quest’estate», «mozzafiato» eccetera, e dall’altra i post dei locali che s’indigneranno per come il loro paese sia diventato invivibile per colpa dei turisti. A ruota e a raffica partiranno gli articoli sui quotidiani coi soliti titoli magnificanti o catastrofisti, i servizi-show ai Tg delle tivù con le interviste a qualcuno che dirà che «wow, qui è tutto magnifico!» e appena dopo a qualcuna che dirà che «no, non si può andare avanti così, è un disastro, una vergogna!» e viceversa, e poi il politico che dirà una cosa, l’operatore turistico che ne dirà un’altra, l’esperto che ne dirà un’altra ancora, l’opinionista che non avrebbe titolo per dire niente e invece dirà cose pure lui.

E così verrà giugno, il primo gran caldo, i record delle temperature e tutti che “fuggono” in montagna”, arriverà luglio e già qualcuno tirerà i bilanci della stagione, poi l’agosto degli esodi e del “tutto esaurito”, quindi verrà settembre, le temperature più fresche, i primi hotel che chiuderanno perché ormai la stagione è finita, poi ottobre, il silenzio irreale lì dove qualche settimana prima c’era il finimondo e sarà già ora di pensare all’inverno che si avvicina. Nel mezzo: milioni di contenuti postati sui social, miliardi di parole proferite in altrettanti articoli, triliardi di opinioni convinzioni certezze banalità falsità fake news… e zero risposte reali, concrete, utili.

[Immagine ©fotoagh.it – Alessandro Ghezzer.]
Così, alla fine della bella stagione che sta per iniziare, tutto – ma proprio tutto quantosarà rimasto come prima, come all’inizio della stagione, come l’anno prima, come cinque anni prima che però non c’era tutta questa gente nonostante fossimo appena usciti dal Covid.

Scommettiamo?

Sinceramente, mi auguro con tutto il cuore di perdere la scommessa. Ma se la vincessi?

P.S.: intanto, al riguardo, già tempo fa ho scritto questo articolo con il quale qualche buona risposta, nel mio piccolo, ho provato a darla.

Sull’overtourism, per passare dalle (belle) parole ai fatti (concreti)

[Turisti sul lungolago di Lecco. Immagine tratta da www.ilgiorno.it.]
Quando lo scorso gennaio ho avuto il privilegio di intervenire a Lecco, insieme a Sarah Gainsforth, nell’incontro pubblico organizzato da AmbientalMente dal titolo “Overtourism? Cittadini e turisti, un equilibrio da cercare”, in chiusura delle nostre dissertazioni ci è stato chiesto di suggerire, proporre, indicare alcune azioni concrete per attuare una gestione il più possibile efficace dei flussi turistici nella città di Lecco e nel territorio circostante – di grande appeal turistico – al fine di evitare fenomeni di sovraffollamento e overtourism, da un lato, garantendo il benessere quotidiano e la vivibilità urbana dei luoghi in questione.

Una richiesta quanto mai importante e intelligente, visto che – come ho già osservato qui – di turismo e iperturismo si parla un sacco ormai da tempo ma di fatti concreti scaturenti da tali frequenti dibattiti, ovvero di azioni pratiche da mettere in atto al riguardo, personalmente ne ho viste ben poche.

Ecco dunque di seguito le proposte che ho illustrato ai curatori dell’incontro e al pubblico presente; le ribadisco anche qui perché le ho pensate in riferimento al contesto di Lecco, ovviamente, ma ho cercato (come faccio sempre in tali circostanze) di renderle valide per ogni altro ambito turistico che voglia seriamente gestire i flussi turistici che lo interessano, nelle modalità sopra accennate. Va da sé che di proposte se ne potrebbero fare molte altre, ma ho cercato di compendiare nelle cinque presentate che trovate qui sotto gli aspetti a mio modo di vedere principali da considerare al riguardo.

  1. Elaborare e rendere elemento strutturale sostanziale del piano regolatore locale il calcolo della capacità di carico turistica della località o del territorio, innanzi tutto a livello generale, ma potrebbe essere utile anche per singole “attrazioni” (comprensori sciistici o escursionistici, luoghi naturali o zone monumentali di pregio, nuclei abitati, eccetera): ciò che verrà determinato, espresso in dati numerici chiari e rappresentativi nel modo più ampio possibile di ciò che offre il territorio locale (es. posti letto d’ogni natura, parcheggi, spazi pubblici, beni ecosistemici… – tutti elementi che sarebbe bene censire, se non già fatto), deve diventare parte integrante e ineludibile della gestione politico-amministrativa del territorio interessato.
  2. Mettere in rete, tramite forme associative consortili più o meno formali, tutti i soggetti facenti parte della filiera economica locale creando e agevolando metodologie di collaborazione reciproca funzionali anche a mantenere il più razionale equilibrio tra i soggetti stessi (ad esempio tra grandi imprese alberghiere, attività minori e/o iniziative di matrice privata) e il loro portato concreto, sia materiale (es. indotto economico) che immateriale (es. peso politico), sulla filiera turistico-economica e sulla realtà sociale locale.
  3. Individuare e definire, tramite interlocuzioni approfondite e articolate tra tutti i soggetti interessati alla filiera turistica locale e con la comunità civile, il target di frequentazione turistica principale più consono alla località e al quale si vuole maggiormente puntare, in tal modo elaborando una proposta turistica e un relativo branding/marketing mirato e efficace. Ciò non significa escludere altre tipologie turistiche ma consente di focalizzare e coltivare meglio la qualità turistica e di conseguenza la sua più efficace gestione.
  4. Varare un corpus di regolamenti in forma più o meno giuridica che, sulla base di quanto elaborato e ricavato dalle azioni dei punti precedenti, consenta di normare la frequentazione turistica nel territorio locale nella maniera più completa e compiuta possibile, in modo da facilitarne la gestione pratica, razionale e costante nel tempo.
  5. Istituire in pianta stabile un osservatorio del turismo locale in forma di tavolo di lavoro permanente che consenta da un lato la costante verifica della bontà delle regolamentazioni di gestione del turismo varate come da punto 3 e il loro eventuale aggiornamento, dall’altro l’altrettanto costante interlocuzione con la società civile e la comunità locale interessata dai flussi turistici, sia in maniera diretta (es. assemblee pubbliche periodiche o rappresentanti della comunità locale scelti quali referenti di essa) e sia indiretta (es. con sondaggi periodici di valutazione del sentore diffuso riguardo la presenza turistica e dei conseguenti benefici o svantaggi constatati e percepiti).

[Coda all’imbarcadero della Navigazione del Lago di Como. Immagine tratta da https://primalecco.it.]
Ribadisco la necessità ormai stringente che tutti i soggetti che si occupano dei temi del turismo e dei loro vari aspetti, posta l’ovvia bontà delle dissertazioni che si possano fare e si faranno ancora al riguardo, si impegnino a “mettere a terra” quelle dissertazioni proponendo fatti concreti che consentano realizzare le parole spese e che poi, correlate le une alle altre, possano generare nel breve termine un corpus uniformato di buone pratiche e di “strumenti di gestione” efficaci (anche perché sperimentati col tempo) per le amministrazioni pubbliche dei luoghi turistici e turistificati. È una cosa ormai ineludibile questa, lo ribadisco.

P.S.: a questo link trovate anche la registrazione audio/video dell’intero incontro.