A volte chi si occupa come me (e meglio di me) di territori montani, a fronte di numerose iniziative, progetti e opere ad essi imposte e del tutto fuori luogo, spesso per mani degli enti pubblici locali che di quei luoghi dovrebbero rappresentare i primi e più competenti custodi, oppure constatando certi comportamenti piuttosto irresponsabili afferenti al turismo più massificato, viene preso da un certo sconforto e dalla sensazione – per così dire – di navigare controcorrente lungo un fiume dalle acque sempre più impetuose e devastanti.
È qualcosa di inevitabile e per certi versi comprensibile ma, mi viene da pensare, solo se si è portati a non vedere – proprio in forza dello sconforto momentaneo, appunto – tutta quella grossa parte di pubblico che frequenta i monti la quale invece dimostra di elaborare una crescente consapevolezza, e sempre più articolata, sulle realtà di fatto delle nostre montagne, su ciò che va bene e ciò che invece non va bene. Solo che è una moltitudine silente ovvero poco caciarona, forse anche per questo la si nota meno: ma la cosa bella è che in essa ci sono senza dubbio (e con i distinguo del caso, ovvio) le nuove generazioni.
È banale dirlo, ma altrettanto importante rimarcarlo, che il futuro del nostro mondo è in mano ai giovani, già molto più sensibili degli adulti su ciò che accade nella contemporaneità (basti pensare alle loro azioni riguardo la crisi climatica), più attenti, più riflessivi anche se il loro comportamento abituale a volte non rende evidente tutto ciò. Per questo a me piace moltissimo portare, quando posso e per quanto posso, il mio contributo a favore della loro sempre maggiore conoscenza e consapevolezza di cosa sono le montagne oggi e di cosa potranno essere domani: perché saranno la loro visione di esse, le loro idee e le azioni che ne scaturiranno, qualsiasi saranno, a determinare l’evoluzione delle nostre terre alte e della vita delle comunità che continueranno ad abitarle.

Tra le lezioni frontali in rifugio e le escursioni nel meraviglioso territorio circostante, uno dei più spettacolari e ricchi di storie delle Alpi lombarde, mi auguro vivamente che i ragazzi siano tornati a casa con nello zaino non solo i propri effetti personali utili al soggiorno ma anche, e soprattutto, molta più conoscenza, consapevolezza, ancora maggior sensibilità, attenzione, attaccamento e amore verso le montagne e il loro futuro. Quel futuro che, come ho detto, sono loro ad avere tra le mani: e chissà che, grazie alle iniziative come questa così importante che da anni organizza la Fondazione Bombardieri, quel futuro delle terre alte non possa essere molto più bello, più luminoso e dunque meno problematico del presente che noi adulti, incoscientemente, abbiamo determinato. Anzi, senza chissà: ne sono più che certo.
P.S.: per quanto avete letto ringrazio di cuore la Fondazione Bombardieri, con tutti i suoi referenti, per avermi concesso la preziosa opportunità che vi ho raccontato, e parimenti ringrazio Antonia Pozzi, docente e rappresentante dell’Ufficio Scolastico di Sondrio nel consiglio direttivo della Fondazione Bombardieri, che ha scattato e poi mi ha fornito le immagini fotografiche che vedete. Infine sono grato a Narciso Salvadori, del Rifugo Forni, per l’ottima accoglienza e per la bella chiacchierata che ho fatto con lui su vari temi della realtà montana contemporanea.
Ciao Luca, ti evidenzio un altro convegno interessante sui piccoli
borghi di montagna tenutosi ieri a Bellano, ho scritto l’articolo in
https://www.valsassinaoggi.it/2025/09/29/la-restanza-dei-piccoli-comuni-un-convegno-interessante
Ciao Enrico
Grazie Enrico!
Convegno interessante, per il tema trattato, ma pure significativo per come è stato interpretato il concetto di “restanza” tutto o quasi in chiave turistica, cioè l’opposto di come Vito Teti l’ha elaborato. A leggere quanto ne hai scritto, mi sembra che come sempre manchi una visione stratetica e organica di sviluppo dei piccoli comuni e dei territori interni: va benissimo il piccolo negozio, il bar, la sagra eccetera, ma come mettiamo in rete tutti questi elementi di modo che si “sorreggano” l’un l’altro e nel complesso alimentino la socialità comunitaria locale che è l’elemento fondamentale in tali contesti, anche più di quello economico?
I giovani sono una risorsa e vanno educati per contrastare l’egoismo di noi adulti affinché il patrimonio naturale che dovranno ereditare non sia una scatola vuota e avvelenata. Questo vale la montagna come per la pianura.
Esatto. E quando non sono una risorsa ma un problema, è comunque colpa degli adulti, da che i Sapiens esistono. D’altro canto, appunto, il mondo futuro l’avranno in mano loro: nel bene o nel male dobbiamo aiutarli a custodirlo al meglio.
Concordo