Il paesaggio è un libro che certi “analfabeti” non sanno (più) leggere

[Qualche primavera fa, sulle montagne sopra casa.]
Tantissime volte, durante i miei vagabondaggi montani, mi ritrovo ad osservare paesaggi e panorami di assoluta spettacolarità, epifanie di bellezza naturale che di colpo m’incantano e emozionano al punto da restare immobile ad ammirarle per lunghi istanti e ad ascoltare la narrazione universale del paesaggio che mi raccontano, con tutto ciò di sorprendente che sa svelare.

[Immagine di freepik.]
Invece qualcuno, di fronte a vedute così eccezionali, probabilmente penserebbe senza troppi indugi di piazzarci una panchina gigante, una passerella panoramica o qualche altro giocattolone simile. Che invece, nel caso, rivela quanto poco o nulla si percepisca e comprenda del paesaggio, e quanto invece lo si pensi uno spazio da riempire perché altrimenti vuoto di senso e di valore. Ma se non si sa leggere e comprendere il testo di un libro perché si è analfabeti, non si possono certo imputare colpe al libro al punto da volersene vendicare anche a scapito di chi lo sappia leggere!

[Foto tratta da www.percorsipanchinegigantivallidilanzo.it.]
Panchine giganti, passerelle panoramiche e amenità simili rappresentano da un lato una dichiarazione di mera ignoranza e dall’altro di rozza prepotenza nei confronti del paesaggio. Un’offesa alla sensibilità di chi sa apprezzare e comprendere la bellezza di certi luoghi imposta da chi quella sensibilità l’ha dimenticata o preferisce trascurarla. Inoltre, e soprattutto, un’offesa al paesaggio e al suo valore culturale che è patrimonio di tutti, non bisogna dimenticarlo. Un delitto, ribadisco una volta ancora, che va contrastato in ogni modo civile, innanzi tutto con l’intelligenza che il paesaggio stesso ci insegna, quella della Natura e della relazione armoniosa dell’uomo con essa.

2 pensieri riguardo “Il paesaggio è un libro che certi “analfabeti” non sanno (più) leggere”

  1. Ciao Luca,

    ho sempre pensato che la bellezza di un paesaggio naturale risieda nella sua semplicità, intesa come essenzialità, da assaporare con tutta la calma possibile. Evidentemente qualcuno intende la semplicità come banalità e di conseguenza propone l’aggiunta di amenità superflue con lo scopo di valorizzare ciò che non necessita di ulteriori “correzioni”.

    Alla prossima e buona serata.

    Simone

    PS. Per curiosità, la foto di apertura dell’articolo è stata scattata in località Forcella Alta prima dell’ascesa finale al Monte Tesoro?

    1. Ciao Simone,
      in ritardissimissimo ti rispondo – scusa! Sì, la foto è presa dalle prime case di Forcella Alta arrivandoci da Carenno lungo la vecchia mulattiera, quella che poi scollina(va) la dorsale e continua(va) verso Costa Imagna.
      Per il resto hai ragione, e peraltro non è affatto detto che la semplicità del paesaggio naturale non possa contemplare la presenza e le opere dell’uomo, se ben armoniche al paesaggio stesso. Di sicuro non può o non deve contemplare ciò che quella semplicità, che in fondo è un altro modo per descrivere la naturalità originale dei territori non ancora/non troppo antropizzati, disturba e distrugge.
      Grazie come sempre!

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