Il bambino che vedete sorridere simpaticamente in questa foto si chiama Istvan Reiner. È nato nel 1940 a Miskolc, una città del nord dell’Ungheria nel cui ghetto vive insieme alla famiglia. Nel 1944 è deportato con la madre e la nonna ad Auschwitz-Birkenau, dove viene scattata la fotografia nella quale indossa la classica uniforme a strisce fornita ai detenuti dei lager. Viene detto a Istvan che la foto sarebbe stata un dono, per questo sorride allegramente. È invece l’ultima sua immagine in vita: pochi giorni più tardi, e poco dopo aver compiuto 4 anni, viene selezionato per le camere a gas e ucciso insieme alla nonna.
La fotografia è stata custodita dal fratellastro maggiore di Istvan, Janos (John) Kovacs, anch’egli deportato ma che riesce a fuggire dalla prigionia, sopravvive all’Olocausto e in seguito emigra negli Stati Uniti. La foto è stata donata da Janos allo United States Holocaust Memorial Museum.
I bambini uccisi nei campi di concentramento nazifascisti furono circa un milione e mezzo. Nei territori occupati dal Terzo Reich la percentuale dei bambini residenti che trovarono la morte fu del 90%.
Qualsiasi gruppo, potere, popolo, civiltà che uccide i bambini non fa altro che assicurarsi un futuro di ulteriori violenze, guerre, atrocità.
Questo è il mio pensiero minimo in occasione del Giorno della Memoria 2024.
(Ringrazio lo United States Holocaust Memorial Museum che mi ha concesso la fotografia, e dal cui sito ho tratto le informazioni che avete letto.)
E’ così. E non capisco come non si possa provare pietà per gli ebrei, la loro storia e il dramma del 7 ottobre, e insieme i palestinesi massacrati successivamente.