Mi rattrista molto leggere della scomparsa di Alberto Magnaghi, una delle figure italiane più importanti negli ambiti di ricerca, studio e divulgazione dei temi del paesaggio, che ebbi la fortuna di incontrare e conoscere – l’ultima durante un bel seminario in Valle Imagna sul tema del “Riabitare le Alpi” organizzato dal locale Centro Studi. La sua idea di «coscienza di luogo» è tra quelle che, fin da quando la conobbi e studiai, mi ha maggiormente ispirato e che trovo tra le più significative da proporre e sviluppare nelle discussioni e nelle pratiche di interazione con i territori, i luoghi e i loro paesaggi. Un’idea, peraltro, sempre più necessaria per favorire e coltivare la salvaguardia collettiva dei territori in cui abitiamo e ridar loro la doverosa e più compiuta dignità politica, a fronte di frequenti iniziative – di certa “politica” ma nell’accezione più bassa possibile – così incoscienti del valore culturale dei luoghi e del paesaggio da risultare drammaticamente dannose non solo per gli spazi che le subiscono ma pure per chiunque li viva, stanzialmente o saltuariamente.
Rip.
sì, è dispiaciuto anche a me
Chissà se queste figure di “pensatori”, nel senso più alto del termine, verranno sostituite da altre di pari livello o, per meglio dire, sapremo mantenere la grande capacità di pensiero critico che hanno dimostrato e offerto a chi li ha saputi ascoltare e comprendere. O magari dovremo chiederci, noi tutti come società civile, se sapremo mantenere proprio la capacità di comprendere il pensiero critico.
Comunque… ciao Paola!
Mah, chi si fa avanti adesso sembra molto meno preparato, e soprattutto con meno voglia di prepararsi. Vedremo. Intanto quello che ci hanno lasciato persone come Magnaghi è, per fortuna, non cancellabile