Povere, voi donne!

Poveracce, voi donne! Che sfortuna tremenda! Costrette ad avere a che fare con un genere maschile sempre più raschiante fondi di barile dai quali eleganza, garbo, cavalleria e galanteria sono svaporati da tempo, rimanendovi solo rozzezza e cafonaggine incrostate, e voi spesso ridotte a mero oggetto sessuale, indi disilluse servitrici casalinghe, eppoi meste (seppur consenzienti, mi auguro!) procreatrici di eredi che tali padri, tali figli, e ho detto tutto…
Poveracce al punto da ridurvi – non rare volte, e pur se apparentemente dotate di grazia – a orbe infatuate di ‘sta schiera di omuncoli, incapaci di comprendere che cavolo di coso vi tenete accanto e addirittura (mammamia!) convinte che sia pure un (perdonatemi il termine) “figo”!
Per carità. Fatemi dissociare da quella parte del mio stesso genere. Meglio.

Il supernascondino, e altri giochi particolari…

…”Avete presente quando il ritrovamento in qualche armadio di casa d’un certo vecchio oggetto, il solo vederlo o riprenderlo in mano dopo tanto tempo, vi catapulta indietro agli anni in cui lo utilizzavate, o a quando ci giocavate se è un gioco, magari alla vostra infanzia, all’adolescenza, innescandovi tutto un bailamme nostalgico da farvi tremare d’emozione? Bene, a me non capita mai, e ritrovando nel guardaroba rimesso in ordine la scatola del Piccolo Chimico, nemmeno ricordavo più chi mai me l’avesse regalata, quando e per che occasione, e di sicuro neanche ricordavo d’averci mai giocato – da bambino preferivo a quasi tutti i giochi la lettura dei libri, e al limite i giochi me li inventavo in base al piacere ludico che in quel momento volevo provare: lo dico molto modestamente, io sono l’ideatore di supernascondino, detto anche “nascondino spaziale”, ovvero la versione extra-large del classico divertimento infantile all’aperto, che consisteva nel potersi nascondere anche a notevoli distanze dalla “base” nel mentre che colui che restava “sotto” doveva contare fino ad un numero stabilito dal lancio per 4 volte di un dado – quindi tra 1.111 e 6.666; si noti anche il valore didattico della cosa, dacché ai tempi molti bambini faticavano ancora a contare oltre il 20, figuratevi ad arrivare a 6.352 o giù di lì… – durando così ogni singolo round diverse ore; purtroppo, lo misi in pratica coi miei amici del tempo solo poche volte, per via di alcuni fraintendimenti tra noi stessi giocatori e per certi malintesi con i nostri genitori – in effetti fu colpa di mio cugino Convesso (cugino di terzo grado, ci tengo a precisarlo – sì, quello del fallito matrimonio brasiliano…), il quale prese troppo sul serio l’essenza del gioco e per nascondersi prese un bus a caso e finì in una borgata in collina a qualche chilometro dal nostro cortile: lo trovammo – beh, lo trovarono quelli della Protezione Civile dopo tre giorni, ancora infilato in mezzo alle fronde dell’albero sul quale si era nascosto, e quando i soccorritori lo invitarono a scendere lui, per tutta risposta, prese a tirar loro dei sassi e si mise a correre lungo la strada che scendeva verso casa urlando a squarciagola “Libero per me! Libero per me!”… I genitori, appunto, furono irremovibili, nonostante l’evidenza che la colpa non fosse del gioco in sé, il quale regolamento non poteva certo prevedere un esame di cretineria per chiunque volesse parteciparvi… Comunque inventai un sacco di altri giochi, open-air e indoor: il ping-pong-fu (versione del tennis tavolo ispirata ai film di arti marziali orientali), il bitennis, la palla-volo avvelenata, la maradona (una gara podistica sulla distanza di 42,195 km. travestiti da noto calciatore argentino in voga ai tempi e appesantiti come lui, se già pingui non si era… Avevo fin da allora la passione per la corsa, ma in ogni caso quelle gare finivano sempre prima del traguardo perché così travestiti svenivamo tutti dopo qualche chilometro per l’eccessiva sudorazione, per cui la cosa si rivelò un po’ troppo rischiosa)…”.

Da La mia ragazza quasi perfetta… Dategli un occhio, cliccando un po’ ovunque nel blog, qui, o qua accanto, oppure sopra…

La poesia è una cosa seria! (Adversum versus et poetastrus da strapazzum…)

poesiaFatemelo dire con la massima forza,
Sì che penetri pur ne la più dura scorza:
La poesia è una cosa alquanto seria,
porcaccia di quella lurida miseria!
Non è un mero scribacchiare versi
Per d’essere gran poeti illudersi!
Non è un infilar solo parole amene
Disposte lì come viene viene…
La poesia è dell’animo l’essenza,
La più pura voce della coscienza…
E’ la scrittura che si tramuta in magia,
Tra mente e cuore la massima armonia.
La via più retta che porta alla bellezza,
Di un sogno avveratosi l’ebbrezza.
E’ l’immenso illuminarsi d’un mattino,
Ed è un dolce naufragar marino…
E’ il continuo uscir a le stelle rivedere,
Di parole altro che pur umana voce il risuonare.
E’ pioggia che cade su la solinga verzura,
Ma pure sulla faccia una ferita dura…
E’ la quintessenza della vita fatta lemma,
Giammai di bella scrittura una mera summa!
Ordunque basta, poetucoli da strapazzo,
Col vostro verseggiare vacuo e rozzo
Che è soltanto un’abbellita prosa! –
Una gora lessicale acquitrinosa…
A voi un impiego nelle miniere di Sardegna
Auspico, o quanto meno come taglialegna
Nelle foreste della taiga Siberiana
A raggelar tal vostra fregola kafkiana!
Poesia è suono, tecnica, struttura,
Serve studio denso, di un’arte così pura,
E dell’essenza d’essa consapevolezza,
Per evitar di travisarne la bellezza.
Poeti non ci improvvisa, poeti non ci si crede,
Umili cultori semmai, di tale intensa fede.
E’ una cosa seria la poesia, assolutamente.
Se non sapete farla non fatela, definitivamente.

Avete capito?
Bene, ho finito.

Palese!

A volte accadono eventi che ti fanno palesemente capire come stanno certe cose…
La scorsa notte un ladro mi è entrato in casa. Minacciandomi con un’arma, mi intima bruscamente: “Dammi quanto di più prezioso hai qui dentro! Subito!”.
Io, sgomento, ci penso un attimo e poi rapidamente esaudisco quella sua richiesta.
Gli consegno un ventilatore a piantana e una bottiglia di aranciata (dolce) che avevo nel frigorifero.
Se ne è andato soddisfatto.
Fa’ veramente un caldo tremendo.
Palese, appunto.

I meteocialtroni

Mi permetto: nutro una notevole acredine verso la categoria dei meteorologi mediatici – e mi spiace di usare quel termine professionale per costoro, accomunandoli automaticamente a chi la meteorologia la studia e la elabora con autentica valenza scientifica.
Nutro quanto sopra dacché questi signori hanno trovato il modo di andarsene in televisione a raccontare fregnacce, venendo ben pagati (lo suppongo, ma di sicuro senza troppo timore di errare) e pure acquisendo una qualche celebrità presso il telespettatore medio contemporaneo, quello che vede la TV – ovvero chi vi sta – come l’aureola sacrale dei nostri tempi.
Non solo: fingendo di possedere il tecnologico segreto del controllo della meteo, grazie a quei satelliti le cui immagini mostrano in TV come fossero intriganti spot promozionali della loro pretesa virtù preveggente – in realtà le elaborazioni satellitari, invero assai utili, non le considerano nemmeno, è palese – si fanno pure beffe dell’antica saggezza popolare, quella che, essa sì, sapeva prevedere il tempo osservando con acume ciò che del tempo è fonte, ovvero la Natura e i suoi segnali.
Quante volte, con previsioni di nuvole e pioggia, me ne sono andato da qualche parte rischiando pure una scottatura solare? Guardassero fuori dalle finestre dei propri scintillanti “laboratori di ricerca”, c’azzeccherebbero molto di più!
E quando più volte vengono ad essi contestati gli errori di previsione – ovvero quando le fregnacce suddette divengono palesi, spesso con irritazioni intense di enti turistici vari per periodi di vacanza rovinati dall’inettitudine dei signori di cui si sta disquisendo – questi subito a invocare le statistiche, le probabilità, il fatto che sono “previsioni” dunque passibili di un certo margine di errore… E allora perché i signori stessi dichiarano tronfi in TV “domani sarà bel tempo”? Dicano “domani dovrebbe fare bel tempo!” Mapperrpiacere! Che li colga un fulmine – una bella affumicatura giusto per buon ricordo, magari in una giornata che essi abbiano previsto come “serena o poco nuvolosa”! Ecco!
Ascoltate me: non ascoltateli, quelli, vi sono sul web ottimi siti di enti di ricerca meteorologica ben più seri e affidabili di quei meteocialtroni mediatici. E per conferma, andate all’antica: vedrete, un buon vecchio proverbio sarà ben più preveggente del loro infondato blaterare.