I meteocialtroni

Mi permetto: nutro una notevole acredine verso la categoria dei meteorologi mediatici – e mi spiace di usare quel termine professionale per costoro, accomunandoli automaticamente a chi la meteorologia la studia e la elabora con autentica valenza scientifica.
Nutro quanto sopra dacché questi signori hanno trovato il modo di andarsene in televisione a raccontare fregnacce, venendo ben pagati (lo suppongo, ma di sicuro senza troppo timore di errare) e pure acquisendo una qualche celebrità presso il telespettatore medio contemporaneo, quello che vede la TV – ovvero chi vi sta – come l’aureola sacrale dei nostri tempi.
Non solo: fingendo di possedere il tecnologico segreto del controllo della meteo, grazie a quei satelliti le cui immagini mostrano in TV come fossero intriganti spot promozionali della loro pretesa virtù preveggente – in realtà le elaborazioni satellitari, invero assai utili, non le considerano nemmeno, è palese – si fanno pure beffe dell’antica saggezza popolare, quella che, essa sì, sapeva prevedere il tempo osservando con acume ciò che del tempo è fonte, ovvero la Natura e i suoi segnali.
Quante volte, con previsioni di nuvole e pioggia, me ne sono andato da qualche parte rischiando pure una scottatura solare? Guardassero fuori dalle finestre dei propri scintillanti “laboratori di ricerca”, c’azzeccherebbero molto di più!
E quando più volte vengono ad essi contestati gli errori di previsione – ovvero quando le fregnacce suddette divengono palesi, spesso con irritazioni intense di enti turistici vari per periodi di vacanza rovinati dall’inettitudine dei signori di cui si sta disquisendo – questi subito a invocare le statistiche, le probabilità, il fatto che sono “previsioni” dunque passibili di un certo margine di errore… E allora perché i signori stessi dichiarano tronfi in TV “domani sarà bel tempo”? Dicano “domani dovrebbe fare bel tempo!” Mapperrpiacere! Che li colga un fulmine – una bella affumicatura giusto per buon ricordo, magari in una giornata che essi abbiano previsto come “serena o poco nuvolosa”! Ecco!
Ascoltate me: non ascoltateli, quelli, vi sono sul web ottimi siti di enti di ricerca meteorologica ben più seri e affidabili di quei meteocialtroni mediatici. E per conferma, andate all’antica: vedrete, un buon vecchio proverbio sarà ben più preveggente del loro infondato blaterare.

Claudio Morici, “Actarus – La vera storia di un pilota di robot”

Beh, con un titolo del genere, come non poteva questo libro incuriosirmi e attrarmi, a me che faccio parte di quella generazione che, trent’anni fa esatti, sospesa tra infanzia e adolescenza, sospendeva ogni attività in corso, scolastica, ludica o qualsiasi altra fosse, e si piazzava davanti alla TV per seguire l’ennesima puntata di Atlas Ufo Robot, cioè Goldrake, con lo stesso coinvolgimento o fors’anche maggiore che una massaia media oggi mette nel seguire Beautiful?

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International Idiocy Corp.

Il mondo è destinato a soccombere per mano degli idioti.
Per un semplicissimo motivo: le (rare) persone intelligenti, in quanto tali, sono sempre assai civili – la civiltà è figlia dell’intelligenza, non a caso. E da persone civili, assai spesso preferiscono non abbassarsi al livello degli idioti, essendo non solo arduo ma pure sostanzialmente inutile, mentre questi ultimi, da supremi incivili, si ritengono in diritto di credersi intelligenti, e di insozzare quella parte di civiltà rimasta ancora incontaminata dalla loro idiozia. Ergo, più passa il tempo più l’idiozia trova facilmente terreno fertile, rispetto all’intelligenza. E il mondo si adegua a questa dominante maggioranza per mero tornaconto, fertilizzando ancor più quel terreno.
E’ desolante, lo so. E probabilmente è un processo inevitabile, nel corso storico di ogni civiltà…

D’altro canto, forse il problema ha già la soluzione in sé… Dacché gli idioti lo sono al punto tale da, a un certo punto, sopprimersi da soli.
Già, forse conviene solo aspettare. Nemmeno tentare di de-idiotizzarli, prima che una tale pur potenzialmente buona azione si riveli un boomerang. In fondo Fichte, quando disquisiva di dotti e di loro missioni non aveva torto, ma era un filosofo, non un matematico, e con le quantità probabilmente non aveva molto la mano. Non aveva nemmeno la TV, d’altronde…
Aspettare insomma, e preservare l’intelligenza. Perché di questa si avrà sempre bisogno, in qualsiasi momento. Dell’idiozia, invece, si può e si deve sempre fare a meno.

Andrea Camilleri, “La rizzagliata”

Andrea Camilleri è Salvo Montalbano. Inutile dire come sia assolutamente stretto e pubblicamente riconosciuto il legame tra autore e personaggio, nel caso dello scrittore siciliano, anche grazie alla fortunata serie televisiva tratta dalle numerose storie scritte sul commissario di Vigata. E tuttavia viene quasi “difficile” iscrivere di diritto Camilleri nel club degli scrittori giallisti – come invece viene naturale fare con tanti altri, ad esempio un altro noto e simile “duo” come Simenon/Maigret – per come i suoi libri non siano semplici gialli, appunto, ma veri e propri romanzi nel senso più ampio del termine, autentiche e articolate narrazioni, storie che vanno spesso oltre la semplice trama poliziesca per tratteggiare tutta una scenografia geografica e umana stupenda per colpo d’occhio e raffigurazione letteraria, colorata poi con maestria rara se non unica nel romanzo italiano contemporaneo…

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