#4179 buoni motivi per conoscere Alex Dorici (e la sua ultima opera d’arte)

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Ho conosciuto Alex Dorici e la sua produzione artistica nel 2007, e da subito mi sembrò parecchio interessante la sua ricerca di un costante dialogo tra opera d’arte, artista-creatore, ambiente d’intorno e fruitore di essa, il tutto partendo da elementi non esattamente assimilabili al concetto “popolare” di arte, quasi anzi cercando (ricerca nella ricerca!) di generare, trarre, liberare arte direttamente dall’essenza di quegli elementi e riportandola ad una condizione di riconoscibilità estetica in grado di trasformarli in modo chiaro e indubbio, negli occhi e nella mente del visitatore, in “opera d’arte”, appunto. Un’operazione non semplice, con la quale sarebbe stato facile superare il limite oltre il quale tutto si banalizza, si svuota di senso e significato e diventa al massimo mero esercizio tecnico-stilistico, che non lascia nulla di sé in chi se lo trova di fronte. Alex Dorici ha saputo invece muoversi verso la direzione opposta, facendo sì che il senso del suo lavoro diventi non solo il tema principale del dialogo sopra citato tra opera d’arte, artista, ambiente e fruitore, ma pure si arricchisca di innumerevoli ulteriori temi che proprio l’ambiente e i fruitori “donano” all’opera d’arte e al suo creatore attraverso l’interattività fisica e metafisica con essi. Una sorta di microcosmo artistico, insomma, che va ben oltre il classico e chiuso rapporto tra opera d’arte e fruitore di essa (il quadro al muro e la persona che lo osserva, in pratica, situazione in cui la fruizione artistica è tutta lì, risolta in tale confronto univoco) e che cerca di coinvolgere il fruitore nell’arte e nel concetto/messaggio alla base di essa, in un’armonia tanto ignorata (finché non la si constata) quanto sorprendente (una volta constatata) e, per così dire, gioiosa e propedeutica a qualsiasi eventuale successivo sviluppo interattivo e di pathos artistico.
Guarda caso conobbi Alex Dorici, nel 2007, proprio con quello che fu la prima importante realizzazione pubblica del “Progetto Scatole”: Opera scomponibile – 1140 moduli, inaugurata a Lugano nel Novembre di quell’anno (ne parlo diffusamente nello scritto che troverete cliccando sul link in calce a questo articolo, e che scrissi nel 2009 quale presentazione generale della ricerca artistica di Alex Dorici). Lo ritrovo ora con l’evoluzione finale (almeno concettualmente) di quel progetto: #4179, esposizione personale (sempre in forma di installazione) a cura del Museo d’Arte di Lugano, visitabile fino al 18 Gennaio 2013 presso la Limonaia di Villa Saroli, il polo espositivo che la città svizzera dedica all’arte giovane e più innovativa.
#4179 mi sorprende da subito nel constatare quanto avanti la ricerca alla base del “Progetto Scatole” sia arrivata e come si sia evoluta, giungendo alla creazione di un’installazione imponente e potente che pare realmente appartenere ad uno stadio evolutivo superiore rispetto ai lavori degli anni scorsi. Le sue forme sinuose quasi annullano la percezione della modularità dell’opera, del suo essere composta da così tanti elementi singoli (quattromilacentosettantanove scatole, appunto!), ma annullano pure certa “ovvia” monumentalità – la parvenza di avere di fronte un muro, seppur insolito e particolare; l’installazione sembra ben più viva di un muro o di altro di simile, pare appartenere ad una dimensione non del tutto diversa da quella solita ma un po’ sì, e seguire regole di armonia per certi versi classiche ma per altri innovative. E’ forse anche merito dell’illuminazione, studiata appositamente non solo per dare luce alla struttura ma in qualche modo anche per acuire negli occhi e nella mente del visitatore la sensazione di vitalità di essa – e l’edificio della Limonaia a sua volta agevola tale sensazione, proteggendo nel suo involucro novecentesco una sorta di stringa di pixel postmoderna, dacché pure a ciò potrebbe far pensare l’installazione così illuminata…
Ho chiesto direttamente ad Alex Dorici cosa rappresenti #4179 nella propria ricerca artistica, e così mi ha risposto:
Quest’opera rappresenta la fine di una prima parte di ricerca durata 5 anni in cui ho sviluppato un modo di ragionare e lavorare soprattutto nell’ambito delle grandi installazioni.
#4179 è l’opera che va ha concludere una serie di installazioni iniziate nel 2007 con Dechictement de l’Ouvre 1140 Modules. Questo non significa che non presenterò più opere del genere ma significa che ho sviluppato una buona conoscenza di questo modo di sviluppare un lavoro, e quindi può essere un buon motivo per iniziare a elaborare situazioni e lavori nuovi, con nuovi concetti.
Per farti un esempio mi piacerebbe molto realizzare una serie di opere in cui si passi all’estremo opposto delle installazioni realizzate negli ultimi anni, ad esempio lasciare uno spazio espositivo enorme vuoto con al suo interno una sola scatola.

Ecco perché poco fa ho parlato di evoluzione finale, per #4179. Ne hanno fatta di strada le semplici, banali scatole per la frutta che Alex Dorici ha utilizzato per il suo “Progetto Scatole”: un vero e proprio cammino evolutivo, fino ad un punto “ideale” che, appunto, può diventare ideale principio per nuovi percorsi artistici, figli legittimi e consapevoli di quanto fatto fino ad oggi ma pronti a percorrere nuove strade, nuove ricerche per chissà quali nuove affascinanti evoluzioni.
In ogni caso, lo ribadisco, avete tempo fino al 18 Gennaio 2013 per visitare #4179, presso la Limonaia di Villa Saroli, con la cura del Museo d’Arte di Lugano: lo merita parecchio, e vi sorprenderà non poco.
Cliccate sull’immagine in testa al post per visitare il sito web di Alex Dorici (nel quale peraltro potrete osservare molte immagini di #4179), oppure QUI per il sito web del Museo d’Arte di Lugano, oppure ancora leggete il mio scritto di presentazione dell’artista ticinese e del suo lavoro: Alex Dorici. Lineari frammenti di un’arte incisiva.