Enrico Camanni e il “Mal di montagna”

Non sono molti gli autori italiani che scrivono di montagna (ma nemmeno che scrivono in generale) dei quali potrei consigliare l’acquisto dei libri “a scatola chiusa”. Enrico Camanni è sicuramente uno di questi pochi.

Autore di libri fondamentali per chiunque si occupi o sia appassionato di montagna, qualche giorno fa è uscito ne è uscito uno nuovo o, per meglio dire, la nuova edizione di un libro del 2006: Mal di montagna. Quindici storie di passione, pubblicato dalle Edizioni del Club Alpino Italiano. Il volume raccoglie quindici ritratti di alpinisti di diversa epoca, abilità ed estrazione, quindici intimità approfondite attraverso legami di corda o affinità di spirito, quindici facce di un mondo difficile da capire e ancora più difficile da raccontare. Solo l’umanità dei protagonisti può dare un senso alla loro “malattia” – il mal di montagna, appunto –  che non è affatto leggera ma una febbre che ti prende da giovane e non ti lascia più, colpendo allo stesso modo dilettanti e specialisti, alpinisti della domenica e campioni, celebrità e praticanti anonimi.

Per me che mi occupo di montagne in quasi ogni loro aspetto ma poco o nulla di alpinismo e dei suoi testi, che un tempo (cioè quando l’alpinismo lo praticavo, pur mediocremente) leggevo ma alla lunga ho finito per trovare troppo spesso stereotipati e ridondanti quando non insopportabilmente enfatici, questo libro di Camanni trovo che offra una chiave di lettura (in tutti i sensi) tra le rare diverse e originali sul tema, ciò anche grazie alla grandi capacità letterarie e di sensibilità narrativa e umana che contraddistinguono da sempre la scrittura di Camanni, capace di offrire sulle cose di montagna considerazioni, idee e visioni profonde e illuminanti.

Lo leggerò sicuramente e parimenti lo consiglio caldamente: una scatola chiusa con dentro un libro che vi aprirà la mente e il cuore, garantito!

Franco Faggiani, il “maestro itinerante” – della narrativa di montagna

Sono sempre molto contento di leggere dell’uscita di un nuovo libro di Franco Faggiani. E non solo perché so già – senza essere affatto di parte – che sarà per diversi aspetti una bella lettura da affrontare, ma anche perché Franco è sempre più un punto di riferimento della letteratura di montagna italiana. Che forse non è così forte nella propria “identità di genere” – letterario, appunto – come ad esempio quella svizzera (ma inevitabilmente, per certi versi) e d’altro canto sta sempre più definendo una propria specificità, tanto narrativa quando variamente culturale, grazie ad autori d’assodata bravura come Faggiani.

Se possibile il suo nuovo libro, Il Maestro Itinerante, appena pubblicato dalle Edizioni CAI, possiede per me pure un elemento di fascino in più: gli Escartons. Infatti è la storia, tra realtà e fantasia, di un maestro nomade che si trova per la prima volta ad affrontare le complessità e il fascino delle incredibili comunità alpine. La valle di Pragelato è parte della indipendente Repubblica degli Escartons (1343-1713) quando Bertran Guyot, uscito dall’università religiosa di Torino, trova lavoro come maestro itinerante. Come d’usanza, è appena stato ingaggiato alla grande fiera franca di Oulx, punto di riferimento di tutti i montagnard delle valli circostanti. Sale nelle Terre Alte convinto di trovare una società primitiva, invece incontra un mondo molto più evoluto di quello delle pianure e perfino delle grandi città – una realtà che gli antropologi hanno definito “paradosso alpino“. Gli abitanti sanno già scrivere e far di conto, e vogliono conoscere ben altro: astronomia, filosofia, matematica, arte. Bertran saprà entrare a far parte della comunità, guadagnandosi la fiducia. Imparerà cose prima sconosciute: le regole della natura e degli uomini di montagna.

In effetti la Repubblica degli Escartons è stata a mio parere una delle cose più belle accadute nella storia delle Alpi, «una Unione Europea ante litteram» come dice lo stesso Faggiani in questa bella intervista di Pamela Lainati sul portale CAI “Lo Scarpone” (di Lainati è anche la foto qui sopra), perché era un’organizzazione politica basata sul libero scambio delle merci ma anche delle idee, dove perfino la donna godeva di un rispetto inusuale per l’epoca. «Era una società dove si praticava l’uguaglianza, l’accoglienza, nessuno era escluso – continua Faggiani, – gli anziani erano rispettati, i disabili ancora di più, c’erano persone che si dedicavano agli altri. Non c’erano differenze culturali, sociali, economiche, né linee di confine: nemmeno oggi ci sono, eppure si avvertono. Tutti avevano diritto a un’istruzione, uomini e donne, senza nessuna differenza, perché l’istruzione serviva non solo a conoscere tante cose, ma anche a poter esplorare in maniera molto più facile il mondo esterno.»

Insomma, Il Maestro Itinerante è un libro che sono proprio curioso di leggere, scritto da un autore che si identifica sempre più come un “maestro” della scrittura di montagna italiana e a sua volta itinerante, visti i numerosi territori montani che ha scelto come ambito delle storie narrate nei suoi libri, dopo averli esplorati a fondo. Territori speciali, ciascuno a modo proprio ma tutti in forza della loro meravigliosa essenzialità: come dice Franco, «Un buon posto con un bel panorama, un po’ di amici, un camino acceso e un orto per me sono più che sufficienti».

Per saperne di più sul libro, cliccate sulle immagini lì sopra. La prima presentazione si terrà a Milano alla libreria Monti in Città il 27 marzo, poi a Torino alla Libreria della Montagna il 3 aprile.