In attesa che la politica – nazionale e/o locale – si adoperi per emanare le necessarie normative atte a proibire la realizzazione di nuove panchine giganti, o big bench, manufatti che ormai anche i sassi hanno capito essere degradanti per i luoghi ove sono stati installati, e ne imponga la rimozione al fine di evitare che a breve si trasformino in meri rottami sparsi per l’ambiente naturale, e siccome «dal letame nascono i fiori», come cantava De André, eccovi la “panchina nana” installata di recente a pochi minuti a piedi dal bellissimo borgo prealpino di Colle di Sogno, su un poggio poco sopra i 1000 m di quota dal quale la veduta si apre sull’alta Val San Martino, il bacino dell’Adda, l’alta Brianza e i monti del Triangolo Lariano.
Non è meravigliosa?
Minima, per nulla impattante anzi quasi invisibile, in materiali naturali, a uso singolo così che la veduta del panorama diventi ciò che dev’essere ovvero un’esperienza immersiva personale, tanto intellettuale quanto emozionale, ovviamente priva di pericoli… insomma, tutto l’opposto di ciò che sono state le panchine giganti e la fruizione superficiale dei luoghi e del paesaggio che hanno malauguratamente diffuso.
Dunque, viva le panchine nane e viva la frequentazione intelligente e consapevole (per ciò ben più divertente e appagante) dell’ambiente naturale e dei luoghi di pregio, che non abbisognano certo di banali giocattoloni per adulti per essere valorizzati e apprezzati nelle loro specificità ma di una genuina volontà di conoscenza e di stupore per la loro bellezza. Nell’attesa, ribadisco, che finalmente tutte quelle orribili panchine giganti spariscano dal paesaggio italiano: questa sì sarebbe, per i luoghi che ancora le ospitano, una forma di autentica, benefica e efficace (ri)valorizzazione!
Chi vuole andare a visitare la panchina nana di Colle di Sogno può trovare qualche informazione utile qui e deve sapere che nel borgo, dunque a pochi minuti a piedi dalla panchina nana, c’è una Locanda dove si mangia divinamente. Un bel valore aggiunto per godere al meglio della bellezza del luogo, non trovate?
Che evoluzione! Tra qualche anno inventeranno la panchina.
Buongiorno Giulio!
In realtà, per logica, il prossimo “step evolutivo”, almeno in questi casi, dovrebbe essere la sparizione della panchina. E le panchine, quelle normali intendo, torneranno a essere la cosa più ovvia e giusta.
Era questo il senso di “inventeranno le panchine”. Che torneranno le panchine, quelle senza aggettivi.
Saluti
Ricanbio i saluti, e viva le panchine normali!
Ciao Luca,
con o senza panchina è sempre stato il mio punto panoramico preferito lungo il sentiero tra Colle di Sogno e Ca’ d’Assa.
Speriamo che il tutto non venga devastato dalla strada forestale di collegamento tra le due località che la comunità montana Lario Orientale Valle San Martino “desidera” tanto realizzare attraverso la faggeta!
Grazie e buon pomeriggio.
Simone
Vero, la veduta da lì è molto bella anche perché inattesa, per chi passa.
Per quanto riguarda la strada, non è stata solo la Comunità Montana che ha spinto nel tempo per collegare Colle a Carenno senza dover uscire dal territorio comunale. E’ chiaramente una strada formalmente inutile che devasterebbe l’intero versante rovinandone la bellezza oltre alle rilevanze storiche e naturalistiche. D’altro canto non sarebbe affatto semplice da realizzare e per ciò parecchio costosa: forse l’ostacolo più efficace alla sua realizzazione è proprio il rapporto costi-benefici, senza contare che il turista che volesse salire a Colle in auto troverebbe comunque più comoda e accessibile la strada attuale da Torre de’ Busi.
Grazie a te, Simone, e buona giornata.