Veramente le montagne hanno bisogno dell’effetto “wow” di ponti tibetani e cose simili?

[Immagine tratta da www.giornaledibrescia.it.]
Domani, domenica 25 giugno, a Vezza d’Oglio in Valle Camonica, a poca distanza da Ponte di Legno, si terrà un referendum con il quale i cittadini dovranno decidere se dire “sì” o “no” alla costruzione di un ponte tibetano sulla Val Grande, laterale della Valle Camonica che dalle spalle del paese si inoltra nel territorio del Parco Nazionale dello Stelvio, verso le vette che sovrastano il Passo del Gavia. Al contempo è attiva una petizione su Change.org per dire “no” al ponte – la trovate qui e in pochi giorni ha raccolto più di mille firme – che invece gli amministratori comunali definiscono «un’opera necessaria per creare un effetto Wow, che oggi manca al paese» aggiungendo che dovranno essere realizzati anche nuovi parcheggi per i 40.000 visitatori/anno previsti dal progetto, il tutto spendendo due milioni di Euro.

Proprio “wow”, eh! L’ennesimo ponte tibetano, l’ennesima colata di ferro, cemento e asfalto come “opere necessarie”. Idee originalissime per valorizzare il territorio e svilupparne il turismo, vero? Probabilmente un bambino di seconda elementare ne avrebbe di più innovative e, soprattutto, più sensate, anche perché, a quella giovane età, ci si fa ancora incuriosire e affascinare dalle cose belle che si hanno intorno mentre in età adulta, così impegnati a inseguire il nulla e l’inutile ma basta che facciano immagine e consenso, quelle doti quasi sempre le perdiamo, smarrendo pure la relazione con il mondo nel quale viviamo e le sue realtà caratteristiche. Per ciò, nell’evidente incapacità – o nel disinteresse – di formulare progetti di sviluppo territoriale realmente innovativi e contestuali ai luoghi che si amministrano, ecco che si opta per l’ennesimo copia-incolla di “idee” e opere ormai talmente ripetitive da risultare terribilmente banali e noiose, oltre che palesemente degradanti i luoghi ove vengano realizzate. La montagna-luna park, il divertimentificio alpestre con le giostre da selfie per adulti, la negazione di qualsiasi valore culturale del territorio e dei suoi luoghi per fare spazio alla fruizione meramente e bassamente ricreativa, la stessa di tutti gli altri luoghi che offrono identiche giostre per le quali non conta nulla il territorio e il suo valore, trasformato nella suggestiva scenografia utile soltanto a far da sfondo ai suddetti selfie. Così, essendo incapaci di capire quanto la montagna sia spettacolare per ciò che è (si veda l’immagine qui sotto) e di comprendere che per poter essere parte di quello spettacolo la montagna va vissuta, camminata, esplorata, conosciuta nei suoi innumerevoli angoli di meravigliosa bellezza, ci piazza un manufatto di acciaio e si dice che quello è “wow”, non tutto ciò che di realmente meraviglioso c’è intorno. Ma vi pare sensato?

E che non veda ciò e non lo capisca il turista occasionale lo posso anche comprendere, che non lo capisca chi ha il diritto e il dovere di amministrare e sviluppare armoniosamente il territorio innanzi tutto conoscendone e comprendendone le sue valenze peculiari per tutelarle al meglio no, non lo capisco affatto.

[Una veduta dell’alta Val Grande, nei pressi del bivacco Saverio Occhi. Immagine tratta da www.vocecamuna.it.]
Proviamo a chiederci come mai quell’effetto “wow” manchi a Vezza e agli altri territori delle nostre montagne parimenti soggiogati a tali avvilenti realizzazioni. Forse perché è naturale che debba mancare, proprio perché con quei territori e con la loro più proficua fruizione non c’entra nulla? E per realizzare qualcosa che ormai non è per nulla innovativo, non più così attrattivo (quante passerelle, ponti tibetani e opere simili ci sono ormai, sulle nostre montagne?) e dunque niente affatto in grado di valorizzare e sviluppare il territorio, si vogliono spendere due milioni di Euro. Due-milioni-di-Euro. Quante cose si potrebbero finanziare con quella cifra per migliorare la fruibilità naturale del territorio di Vezza d’Oglio nonché per agevolare la quotidianità di chi vi risiede? Oppure si voglio comunque spendere per sviluppare la frequentazione turistica? Va bene, ma che si realizzino cose intelligenti, sensate, originali e veramente valorizzanti il territorio: allora di quei soldi si potrà dire che saranno stati investiti, e non buttati al vento che soffia giù dalla Punta di Pietra Rossa e dalla Cima di Savoretta lungo la Val Grande!

Ovviamente mi auguro che nel referendum di domenica a Vezza vincano i contrari al ponte. D’altro canto il punto non è l’opera in sé e la tutela ambientale del luogo ma il principio culturale alla base di tali progetti e ciò che ne deriva dal punto di vista sociale, economico, antropologico, politico. È l’idea stessa di montagna che appare del tutto distorta, superficiale, illogica, slegata dalla realtà, fondata su convinzioni che con i territori montani non c’entrano nulla. Parimenti, tutto questo non va analizzato soltanto per una questione di salvaguardia dell’ambiente naturale locale e della bellezza del paesaggio, ma ancor più affinché venga tutelata la cultura di Vezza, il futuro della sua comunità e la relazione tra gli abitanti e le montagne sulle quali vivono. Che proprio di questo hanno bisogno: relazione, legame, sensibilità, cura, attaccamento, affetto, conoscenza, senso civico, consapevolezza della storia condivisa che diventa coscienza del luogo, identità culturale e paesaggio. Un paesaggio straordinario, speciale, unico, che se banalizzato con l’ennesimo ponte tibetano tutto questo non lo sarebbe più. Vezza diventerebbe un posto come molti altri, del quale a nessuno interessa nulla se non per un’altra banale giostra piazzata in mezzo ai monti.

P.S.: se mai servisse, rimarco l’invito: andate a camminare lungo i bellissimi sentieri della Val Grande e non sopra orride ferraglie giostresche come quel ponte che vorrebbero fare! Per conoscere alcuni degli itinerari che la esplorano, date un occhio qui.

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