Un prete spretato senza più fede che crede di ricevere messaggi spaziali inviati da civiltà aliene, lasciato dalla moglie dacché ad ella ha preferito un orso devoto ma che si chiama Satan (Satana in lingua inglese) che imita le gestualità rituali di tutte le maggiori religioni e che sa stirare le camice e servire cocktails; poi un paio di bizzarre amanti, un altro paio di squinternati capitani di mare, un venditore di saune finlandesi nel Sud del Mediterraneo… Elementi buoni solo per un libro inevitabilmente strampalato, senza dubbio, se non fosse un libro di Arto Paasilinna! E Paasilinna è Paasilinna, non serve dire altro!
Per disquisire su Il migliore amico dell’orso, ennesima opera del celeberrimo scrittore finlandese pubblicata da Iperborea (a sua volta celeberrima, ormai, in tema di letteratura scandinava! – edizione con traduzione e postfazione di Nicola Rainò: tit.orig.Rovasti huuskosen), potrei assolutamente limitarmi a quella netta affermazione appena scritta; oppure rimandarvi alla lettura di tutti i post che ho dedicato ad Arto Paasilinna e alla sua opera letteraria… Ovvero, potrei una volta ancora rimarcare le principali peculiarità del suo stile, così emblematiche per la definizione dell’intera cifra stilistica letteraria scandinava, della quale ho più volte definito Paasilinna – tanto sono in vena di ripetizioni, no?! – il principale e più indicativo esponente…
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