Santanchè, in memoriam

Per tre anni e mezzo, cioè dall’insediamento dal governo italiano in carica, ci siamo detti – in tanti, poche le eccezioni e sempre di parte – quanto fosse inadeguata la figura di Daniela Santanchè alla carica di Ministra del Turismo: non tanto per le numerose magagne giudiziarie che la coinvolgono direttamente, quanto proprio perché porre a capo di un Ministero che si occupa di un’economia così importante per il paese – ritenuta tale innanzi tutto dalla politica – un soggetto palesemente privo sia delle competenze che delle visioni migliori alla gestione strategica del turismo italiano, parve a tutti o quasi una scelta sbagliata. E nei tre anni e mezzo trascorsi dall’insediamento ministeriale della signora Santanchè tale errore è divenuto evidente a tutti, peraltro reso pure grottesco dall’infinità di gaffe commesse dalla Ministra nelle sue uscite pubbliche (immaginatevi quindi in quelle private!)

Ora si è (è stata) dimessa, ma non sono certo qui a rallegrarmene. Preferisco sempre che chi sbaglia sappia rimediare ai propri errori e migliorare il proprio lavoro (ovvero venga messo nelle condizioni di poterlo fare, magari affiancato da figure realmente competenti), invece che se ne vada con il piagnisteo della “martire” sacrificata ingiustamente da chissà quali cattivoni traditori. Parimenti, ovvero per conseguenza indotta, del fatto che invece sia stata allontanata dal suo dicastero per ragioni di mera convenienza strumentale interna alla sua parte politica, dovute anche ma non solo a quelle magagne giudiziarie, e non perché sia divenuta inevitabile la presa d’atto della sua inadeguatezza al lavoro assegnatole e del rendimento nel periodo di reggenza del Ministero a dir poco scadente rispetto all’interesse del paese e della comunità civile nazionale, non c’è affatto da rallegrarsene. Certo, una figura chiaramente priva di capacità non potrà più fare troppi danni, ma nessuna reale presa d’atto sulla qualità dell’iniziativa ministeriale di Santanchè è avvenuta e, per di più, in questo paese così “storto” in tanti aspetti che lo contraddistinguono, se oggi le cose sono andate in un certo modo domani potrebbero pure andare peggio. Proprio la politica lo sta dimostrando da decenni, d’altronde.

Bene: nel mentre che auguro alla signora Santanchè un buen retiro in qualche isola lontana (giustizia permettendo) ove possa liberamente sfoggiare i propri pittoreschi outfit finché la salute glielo consenta, spero vivamente che nel prosieguo della sua attività il Ministero del Turismo dimostri un’attenzione ben diversa alle montagne, in merito alla loro frequentazione ludico-ricreativa tanto quanto al benessere socio-economico delle loro comunità quando legato al turismo e alle sue filiere. Un’attenzione ben lontana dai deprecabili modelli del turismo massificato e estrattivo nascosto dietro il marketing più pacchiano che così spesso il Ministero guidato dalla signora Santanchè ha purtroppo messo alla base della propria attività. Ad perpetuam rei memoriam!