Ci stiamo “mangiando” le Alpi (e ogni anno siamo un po’ più “ingordi”!)

[Immagine tratta da www.cipra.org.]
Come saprete, ovvero ne avrete sentito dire, ogni anno il Global Footprint Network – un’organizzazione di ricerca internazionale fondata nel 2003 che promuove la sostenibilità misurando l’impronta ecologica – calcola l’Earth Overshoot Day, cioè il giorno in cui l’umanità ha consumato le risorse che la Terra è in grado di rigenerare nell’arco di un anno, iniziando a vivere “a debito” ecologico per il resto dei mesi.

Ogni anno questa data cade sempre più in anticipo nel calendario. Quella ufficiale per il 2026 non è ancora stata annunciata dal Global Footprint Network, che tradizionalmente la comunica il 5 giugno in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente. Nel 2025 l’Earth Overshoot Day a livello mondiale è stato il 24 luglio, nel 2024 era caduto il 1° agosto.

Detto questo, abbiamo un grosso problema, noi e le Alpi: già in primavera i paesi alpini esauriscono le risorse disponibili per l’anno e gli Overshoot Day nazionali cadono molto prima di quello globale. L’Austria ha esaurito le proprie risorse già il 2 aprile, la Francia il 24 aprile, l’Italia lo ha fatto domenica scorsa 3 maggio, la Germania il 10 maggio, la Svizzera e il Liechtenstein l’11 maggio. Come noterete, considerando la data media alpina ricavata da quella dei singoli paesi che è il 28 aprile, le risorse annuali degli stati delle Alpi vengono esaurite quasi tre mesi prima rispetto alla data globale. Ciò in linea teorica significa che, se l’anticipazione della data dell’Overshoot Day alpino continuasse con il ritmo globale degli ultimi anni, ovvero circa una settimana all’anno, tra circa trent’anni le Alpi già il 1° gennaio non avranno nuove risorse a disposizione e vivranno unicamente a debito ecologico e a consumo. Una sorta di autocannibalismo costante, in pratica.

Forse è il caso di fermarci un attimo e, almeno, di provare a riflettere su questo stato delle cose.

[Immagine generata con Google Gemini AI.]
Come rimarca la Cipra, la Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi, anno dopo anno aumenta la fame di risorse, dagli alimenti di origine vegetale e dalle fibre come il cotone fino ai prodotti di origine animale, al legno o alle superfici destinate alle infrastrutture e agli insediamenti. Inoltre, c’è bisogno di sempre più superficie forestale che assorba la CO2 emessa prevalentemente dai combustibili fossili. I calcoli mostrano che sono soprattutto i paesi industrializzati a vivere al di sopra delle proprie possibilità: se tutti consumassero tante risorse quanto quelle del piccolo paese alpino che è l’Austria, sarebbero necessari quattro pianeti Terra.

Sì, è decisamente il caso di rifletterci sopra per bene. Anche perché se da un lato abbiamo – avremmo – tutta la tecnologia necessaria per invertire il processo di consumo costante del pianeta e ci sarebbe solo da applicarla (chissà poi con quali enormi vantaggi in termini economici e industriali – certo, non per l’industria dei combustibili fossili e delle altre materie ecologicamente insostenibili e inquinanti), dall’altro lato di pianeti da consumare ne abbiamo solo uno, la Terra. E visto che le missioni di colonizzazione interplanetaria sono e resteranno ancora fantascienza per molto tempo, dobbiamo improcrastinabilmente riflettere su ciò che stiamo cagionando al pianeta e nello specifico, vista la situazione sopra rimarcata, alle nostre Alpi, cioè a noi stessi. E non mi pare che il tanto vanaglorioso Sapiens si reputi tale anche perché pratica l’autocannibalismo… Ma è ciò che sta facendo – che stiamo facendo, in buona sostanza, sulle Alpi anche più che altrove.