
Per di più, molti di questi termini e formule pomposamente abusate sono pure di origine straniera, nella maggior parte dei casi anglosassone, il che dona alla loro suggestione confondente e straniante un quid di internazionalità e cosmopolitismo che ne accentua gli effetti. Di contro, tale aspetto cozza frontalmente con quella che oggi si considera una delle sfide principali che il turismo dovrà affrontare da qui al prossimo futuro, soprattutto quello montano: sviluppare un racconto identitario dei territori e delle loro specificità culturali. Una narrazione peraltro sempre più richiesta e apprezzata da chi decide di passare le proprie vacanze e trascorrere del tempo in luoghi di pregio, come rilevano gli stessi grandi operatori del settore turistico. E se ciò vale a maggior ragione in montagna, ancor più lo vale in territori come quelli bergamaschi, dotati di specificità culturali e identitarie particolarmente spiccate e caratterizzanti.
Bene, detto ciò… A Colere, località sciistica posta proprio sulle Prealpi bergamasche – assurta da qualche tempo agli onori della cronaca in forza del mastodontico (anche finanziariamente, visti i 70 milioni di costo previsti, per buona parte pubblici) e osteggiatissimo progetto di collegamento del proprio comprensorio con quello di Lizzola, nell’adiacente Valle Seriana – è da poco stato aperto il nuovo “Colere 1600 by Cloud 7 Hotels”, un 4 stelle sorto dalla ristrutturazione di un precedente albergo posto a 1600 metri di quota.

Si tratta di un operatore internazionale nel settore dell’hospitality lifestyle. Il brand propone soluzioni dal design moderno e dallo stile vivace, pensate per offrire comfort, esperienze autentiche di social living e un’ospitalità autentica. Ogni struttura riflette il carattere e l’anima del luogo, combinando formule di soggiorno flessibili con una vera immersione culturale, rendendola la scelta ideale per viaggiatori curiosi e famiglie in cerca di avventure uniche.
Ehm… «carattere e l’anima del luogo», «una vera immersione culturale»… e poi hospitality lifestyle, brand, social living?
Forse mi sbaglio, ma non mi pare d’aver mai sentito, nella pur celeberrima parlata dialettale bergamasca, particolarmente peculiare, quelle parole e formule!
Quindi, tutta questa immersione culturale nell’anima del luogo, dov’è? Le considerazioni sulle sfide narrative dei territori che il turismo contemporaneo e del prossimo futuro deve elaborare, che fine hanno fatto?
Posto tutto quanto avete letto fin qui, ho deciso di fare una cosa: ho affidato all’IA la traduzione di quegli anglicismi, suggestivi ma del tutto avulsi al territorio montano e alla realtà culturale, nel dialetto bergamasco. Ecco la risposta che l’IA ha elaborato e mi ha proposto:
Ci ho riprovato una seconda volta, aggiungendo qualche dettaglio ulteriore:
Be’, sapete che, effettivamente, già ora l’intelligenza artificiale si dimostra più intelligente e sensata di certa intelligenza umana?
Insomma, parliamoci chiaro: non è una questione di esterofobia linguistica, sia lode e gloria alle nuove parole di qualsivoglia origine quando arricchiscono la lingua, ma non quando la impoveriscono e scompaginano! Perché in queste circostanze il problema non è nemmeno nell’uso (e a volte abuso) di certe parole e definizioni, ma sta nella perdita di cognizione del senso di esse, del significato rispetto al contesto al quale si riferiscono, del valore semantico che viene trascurato per fare di quelle parole e definizioni delle scatole vuote entro cui mettere tutt’altro che con esse, e con la narrazione entro la quale si trovano (o vengono infilate a forza) non c’entra nulla ma è funzionale ad altri scopi, quasi sempre molto materiali e gretti. Una realtà, questa, che contribuisce a degradare e banalizzare l’esperienza turistica contemporanea, a danno sia dei turisti che dei luoghi – e sarebbe il caso che il turismo massificato odierno, già degradato e degradante, non finisca per imporre questa ulteriore zavorra ai luoghi nei quali (legittimamente, ma non troppo) vuole fare affari.
Bene, ora, per finire, non mi resta che contattare la struttura di Colere e suggerire questo testo rivisto dalla IA, magari non filologicamente correttissimo ma di sicuro più consono all’anima culturale delle montagne locali:
Si tratta di un operatore internazionale nel settore della manéra de vif de l’acetì. Ol nòm propone soluzioni dal gàrbu moderno e dallo stile vivace, pensate per offrire cumudità, esperienze autentiche d’ol viv in compagnia e un’ospitalità autentica.
Molto meglio così, vero?

