Se si vuole parlare oggi di “Classe” – con la “C“, maiuscola! – in musica, quanto meno in chiave rock/pop (ma qui “pop” ha un’accezione molto alta!), i Porcupine Tree sono certamente un argomento di livello eccelso. Da conoscere assolutamente.
Categoria: Magazzino
Brutta cosa, l’inquinamento!
Piove!!!
Che meraviglia! Con il caldo infernale che ha fatto fin ora, corro subito fuori, sotto questa pioggia… E non mi interessa che mi si bagnino i vestiti, anzi! E’ una goduria sentirsi infradiciare, sentire le gocce che mi cadono addosso, che mi piovono sulle mani, sulle braccia, sul viso, sulla testa…
…
Uh?… Sulla testa?
Eeeehi, che fine hanno fatto i miei capelli?
Ma…?!?
Azz… Maledette piogge acide!!!
…E le pecore fanno “beeee”!*
“Povere creature che potreste vivere tanto felici soltanto a modo vostro e che invece dovete ballare al suono della musica di questi pedagoghi di orsi e produrvi in capriole artistiche che non vi verrebbe mai in mente di fare! E non vi ribellate mai, sebbene vi si intenda sempre in modo diverso da come vorreste voi. No, voi ripetete sempre meccanicamente a voi stessi la domanda che avete sentito porre: “A che cosa sono chiamato? Che cosa devo fare?”. Basta che vi poniate queste domande e vi farete dire e ordinare ciò che dovete fare, vi farete prescrivere la vostra vocazione oppure ve la ordinerete ed imporrete voi stessi secondo le direttive dello spirito. Ciò comporta, per quel che riguarda la volontà, questo atteggiamento: io voglio ciò che devo.”
Max Stirner (Johann Kaspar Schmidt), L’unico e la sua proprietà (Der Einzige und sein Eigentum), 1845.
1845-2011: migliorata la situazione, a vostro parere?
E non c’erano nemmeno le TV, allora…
Leggetelo, L’Unico: vi potrebbe illuminare parecchio, e farvi vedere meglio, così, la targhetta col numero che tutti quanti abbiamo sulla schiena…
*: con tutto il rispetto per il simpatico e timido mammifero lanoso.
We are… No, we WAS all made of stars…
Una delle cose che in assoluto più contesto al genere umano contemporaneo, è quella di stare per perdere del tutto – o averla già persa, forse – la capacità di alzare gli occhi e osservare il cielo stellato. Che diamine, tutta quella bellezza possente, sublime, tutta quella infinità appena lì sopra il naso, tutto quel potersi finalmente “staccare” dalle basse cose quotidiane semplicemente buttando lassù lo sguardo… E invece? Ormai quasi nulla, tutti incantati da ben altri generi di sfavillii, moooolto meno belli e, soprattutto, molto più idioti.
Penso proprio che sia anche per l’aver perso questa capacità che l’umanità di oggi – una gran parte di essa di sicuro – appaia così spesso stupida, brutta, opaca…
N.B.: We are all made of stars, a cui il titolo del post si ispira, è il titolo di noto un brano musicale di Moby del 2002.
John Kennedy Toole, “Una banda di idioti”
John Kennedy Toole non è certo un nome che si ricordi nella narrativa americana del secondo Novecento; scrisse solo un paio di romanzi nel corso di una vita del tutto normale e breve, visto che si tolse la vita nel 1969 a soli trentadue anni, e uno di essi è Una Banda di Idioti, che Marcos Y Marcos pubblica in Italia nella traduzione di Luciana Bianciardi e con la prestigiosa prefazione di Stefano Benni.
Leggetene la recensione qui, ovvero nella pagina relativa del blog…