Un altro bel progetto transalpino per promuovere il cambiamento ecosociale e vivere meglio sulle montagne

[Foto di Felix Mittermeier da Pixabay.]
Già lo rimarcava più di trent’anni fa Alex Langer che «La conversione ecologica potrà affermarsi soltanto se apparirà socialmente desiderabile», e in questo tempo tale desiderio non mi pare si sia sviluppato più di tanto. Con tutto piacere di chi continua a sfruttare, turistificare, svendere, consumare gli ambienti naturali anche se particolarmente pregiati e fragili, come quelli di montagna. Ma mentre costoro, escavando le montagne, si stanno scavando da soli la fossa sotto i piedi, il tempo continua a scorrere verso il futuro e tante comunità alpine gli vanno dietro, ben sapendo che a restare con i primi ci si condanna parimenti a fine certa. Quindi, per tornare alle parole sempre attuali di Langer, come si può promuovere la trasformazione ecologico-sociale delle comunità che vivono e abitano sulle Alpi? Un progetto estremamente interessante avviato a dicembre 2025 cerca di dare a questa domanda una buona e valida risposta: si chiama “Alpine Changemaker Network” e combina le tradizioni alpine, che si riflettono nell’arte, nella cultura e nel design contemporanei, con approcci attuali per affrontare le crisi globali e contribuire allo sviluppo di stili di vita sostenibili con ricadute dirette sulla società civile e sulle istituzioni pubbliche e politiche che amministrano i territori alpini.

[Foto ©Veronika Hribernik.]
D’altro canto non si può pensare di affrontare le sfide planetarie come la crisi climatica con metodi reiterati dal passato perché «si è sempre fatto così» o con semplici adattamenti più o meno emergenziali, ma sono necessarie soluzioni innovative che traggano ispirazione da queste tradizioni, anziché sostituirle. Il progetto “Alpine Changemaker Network”, che fa parte del programma “Erasmus+” finanziato dalla UE e si basa su diversi progetti precedenti e sul lavoro di rete svolto dalla CIPRA (la Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi) negli anni 2019-2023, si propone di creare una rete che non si limiti a rispettare il patrimonio locale, ma lo traduca in approcci contemporanei alla resilienza ecologica e sociale. Partner del progetto sono piccole organizzazioni artistiche, culturali ed educative della regione alpina che riprendono queste tradizioni locali e sviluppano prototipi innovativi. Questi vengono testati nell’ambito del progetto e adattati per organizzazioni operanti nel settore della formazione. La rete che ne esce risulta la somma di quei piccoli soggetti che così diventa una grande realtà operativa diffusa lungo l’intera catena alpina, con l’obiettivo di diffondere approcci artistici e culturali orientati alla giustizia ecologica e sociale attraverso lo sviluppo di metodi e corsi di formazione innovativi per la resilienza ecosociale, la sensibilizzazione al cambiamento ecosociale e il suo trasferimento nella società civile e nelle istituzioni pubbliche. Insomma: per vivere meglio, con più coesione comunitaria e maggior consapevolezza culturale i territori alpini nel presente e nel futuro che ci aspetta.

[Foto di Marcel da Pixabay.]
Questo per dimostrare e rimarcare, che mentre quei soggetti sopra citati e la politica ad essi sodale (o viceversa) pretendono pervicamente di mantenere certe realtà di fatto funzionali ai loro interessi ma soffocanti la vitalità e lo sviluppo delle località montane in cui agiscono, altrove di cose belle buone se ne fanno e in molti casi le comunità delle Alpi procedono verso il futuro ben più consapevoli della realtà contemporanea e della necessità ineludibile di un cambiamento ecologicamente equilibrato e armonico con i territori e le loro specificità. Tanto a breve quei soggetti e il loro pseudo-dominio, se non saranno in grado di cambiare a loro volta, imploderanno definitivamente: nel frattempo le Alpi saranno già “altrove”, nel tempo e in spazi più sostenibili, più vivibili, più umani.