2025.05.08

Il cielo è imbronciato anche stasera, di nuovo foriero di altra pioggia.

Ne viene parecchia, in questo periodo, i dati pluviometrici dicono più della media.

Tre anni fa, invece, in questo stesso periodo la siccità regnava e inquietava.

È come se la Natura avesse incaricato il clima, suo sottoposto, di darci un assaggio di cosa ci potrebbe riservare nel prossimo futuro il suo cambiamento in divenire: prima la desertificazione, ora la tropicalizzazione. Il tutto, con la massima imprevedibilità e fenomeni di violenza crescente.

Sempre che noi, vittime inesorabili di tali estremi climatici sempre più frequenti, si sappia cogliere, ascoltare e comprendere quello che la Natura ci sta dicendo. Cosa sulla quale ho parecchi dubbi, in verità.

Ciò nonostante, sui social cresce sempre più la già vasta messe di tuttologi: gente che commenta su tutto con la sicumera di chi pensa di sapere tutto, di aver capito ogni cosa e, dunque, di non poter che emettere verità assolute quando non dogmatiche.

Confesso che per vari motivi faccio sempre più fatica a frequentare i social, ma uno dei più attinenti è proprio questo. In calce a post dedicati a temi delicati e complessi sovente leggo commenti dai quale traspare palesemente l’ignoranza riguardo quei temi e, al contempo, l’arroganza di voler comunque dire la propria e pretendere che venga altamente considerata, anche quando sia una mera scempiaggine. E, quando ciò non accade, velocemente scattano lo sdegno e gli insulti. Una cosa che sopporto sempre meno, in tutta sincerità.

D’altro canto so bene che i social sono ormai diventati la versione amplificata a dismisura della società – appunto – contemporanea e della sua socialità – infatti – parecchio inconsistente e, quando sussistente, spesso deviata. Il popolo che un tempo era composto soprattutto da milioni di commissari tecnici della nazionale di calcio, e poteva anche starci, oggi è fatto da scienziati, politologi, filosofi, economisti, criminologi, critici musicali, climatologi, psicologi eccetera… ovviamente tutti laureati sull’internet!

Per carità!

Il diritto di opinione deve sempre essere accompagnato dal dovere di dire cose fondate e sensate. Altrimenti a me pare più una boria che altro.

Personalmente, spero di saper evitare un atteggiamento del genere e tengo sempre ben presente quel celeberrimo detto attribuito a Socrate, «so di non sapere». Che se da un lato mi impone il dovere di non dire cose sulle quali non ho sufficienti competenze, dall’altro mi dona la consapevolezza che di cose nuove da sapere a questo mondo ce ne sono un’infinità e dunque il privilegio di poter continuamente impararle, anche proprio per acquisire le informazioni e le nozioni utili a potermi costruire un’idea fondata su quelle cose. Quindi, magari pure il successivo diritto di poter dire qualcosa di sensato al riguardo. Un diritto niente affatto semplice da acquisire ma, proprio per questo, ancora più affascinante da conquistare e, poi, da tutelare con attenzione.

Ecco.

Buonanotte!