Snowland, a oltre 2200 metri di quota un festival musicale oltre i limiti

Snowland è un’esperienza immersiva a tutti gli effetti, un weekend in cui musica, sci, divertimento e neve si fondono in un contesto spettacolare come quello di Livigno […] Sarà uno spettacolo vero e proprio, attendiamo migliaia di persone […] Lo scorso anno furono 15mila gli spettatori che ballarono al Passo Eira […] E la notte c’è l’after party. Da mezzanotte fino all’alba ci sarà musica e divertimento per tutti.

Oggi comincia Snowland, festival di musica elettronica e hip hop che si svolgerà per tre giorni, fino a sabato 26, al Passo d’Eira, sopra Livigno. Le citazioni al riguardo che avete letto lì sopra sono tratte da qui.

Il Passo d’Eira è a 2.208 metri di quota.

Di principio non ho nulla contro questi eventi, se ben fatti e altrettanto ben gestiti, e la zona in questione è già ampiamente antropizzata e contaminata, stante il passaggio della trafficatissima strada che dalla Valtellina porta a Livigno.

Tuttavia, ogni volta che leggo di questi eventi, l’impressione vivida è che ci si spinga sempre un po’ oltre i limiti. Quei limiti che un luogo a oltre 2.200 metri di quota dovrebbe imporre a prescindere: limiti ambientali, ecologici, di decenza, di rispetto nei confronti dell’ambiente montano circostante, di presenza umana e impronta antropica.

Certo, meglio lì che sulla cima di una vetta immacolata o in mezzo a un bosco incontaminato, maun gran bel «ma» sorge spontaneo, comunque. E in generale, mi viene da pensare, certi limiti di legge a eventi del genere quando si svolgano negli ambienti naturali andrebbero messi, quanto meno per evitare che ogni circostanza simile si trasformi in un precedente pericoloso per ulteriori iniziative ancora più impattanti.

In ogni caso, il senso del limite fondamentale, come sempre, è innanzi tutto quello che la nostra coscienza, l’intelligenza e il buon senso dovrebbero saper elaborare e concretizzare, in montagna più che mai: ed è un’elaborazione culturale, prima che altro. Che in base a ciò ci sia da rallegrarsi oppure da preoccuparsi lo lascio stabilire a voi.

4 pensieri riguardo “Snowland, a oltre 2200 metri di quota un festival musicale oltre i limiti”

  1. Un bel Canadair che carica la pancia nelle stalle della bassa lodigiana e che la scarica a volo radente al passo d’Eira

  2. Caro Luca

    Lei parla di senso del limite, di coscienza, di intelligenza e di buon senso

    Temo però che di questi tempi il buon senso stia diventando un non-senso ed il senso del limite abbia abbandonato coloro i quali progettano e promuovono questi eventi solo, per come la vedo, per fare cassa

    Per cos’altro se no …. non penso per il piacere del bello….

    Sulla coscienza poi di chi vi partecipa ci sarebbe di che ridire mentre sulla intelligenza in generale preferisco non esprimermi

    Ritengo ci sia poco da rallegrarsi in tutto ciò e come dicevano gli antichi mala tempora currunt

    Speriamo solo che chi di competenza possa controllare/regolamentare tali situazioni e che siano persone dotate di quella coscienza di cui lei fa cenno affinché questi precedenti non aprano la strada a situazioni ben peggiori

    Un cordiale saluto

    Giulio

    1. Caro Giulio, il concetto di “limite” è sempre più fondamentale e, paradossalmente all’apparenza ma invece no, è parte integrante dell’idea più compiuta e nobile di libertà, a sua volta base fondamentale del nostro mondo democratico e dei privilegi che ci offre. Se viene a mancare uno di questi elementi, come un domino cadono anche gli altri. E oggi sembra che per farli cadere basta pochissimo: è sufficiente anche solo la superficialità con la quale la nostra società li interpreta, credendo di averne il diritto e ignorando di avere invece il dovere di comprenderli appieno, prinma di farne qualsiasi uso.
      E’ vero, per molti versi mala tempora current, di contro so anche bene che ci sono moltissime persone che invece la comprensione e la responsabilità verso il mondo in cui vivono ce l’hanno e la coltivano costantemente, ma siccome non vanno a fare baccano in alta montagna non si fanno sentire. Tuttavia anche le parole dette sottovoce, se in tanti le pronunciano insieme, cominciano a farsi sentire e diventano un coro forte e chiaro.
      Grazie, Giulio, dei suoi sempre ottimi e profondi commenti! Un caro saluto!

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