Tim Krohn, “Vita di un materasso di ottima fattura” (Edizioni Casagrande)

Nella vita di una persona ci sono oggetti dall’uso quotidiano e apparentemente ovvio o banale che tuttavia risultano fondamentali, per la frequenza con la quale vengono utilizzati o per ciò che consentono di fare. Il materasso, se ci pensate bene, è senza dubbio uno di quegli oggetti: su un materasso si compie una funzione biologica vitale come il dormire, a volte ci si è nati, ci si riposa, si fa l’amore, ci si resta da ammalati, sovente è su di esso che si conclude l’esistenza terrena. Per certi versi, quando è utilizzato da tempo, diventa pure una raffigurazione di chi lo usa, per come la forma del suo corpo vi resti impressa; dunque, volendo dilatare tale metaforica evidenza nello spazio e nel tempo, si potrebbe affermare che su un materasso a volte restano impressi tanto la quotidianità quanto il destino dei suoi utilizzatori – soprattutto se quel tal materasso li “segue” nel corso delle loro vite…

È in fondo ciò che ha immaginato Tim Krohn, scrittore tedesco da tempo residente in Svizzera, in Vita di un materasso di ottima fattura (Edizioni Casagrande, 2015, traduzione di Daniela Idra), romanzo breve e circolare nel quale proprio un semplice (seppur ben fatto, appunto) materasso diventa l’indiretto narratore di quasi sessant’anni di Novecento, secolo attraversato dalle vicende a volte liete e altre volte più drammatiche di alcuni personaggi còlti in alcune significative circostanze della loro vita che altrettanto significative lo sono, in senso lato, per la storia europea, per la quale i vari episodi che le narrano diventano vivide immagini storiografiche in forma metaletteraria.
Dal 1935, anno in cui a Locarno il commerciante ebreo Immanuel Wassermann incontra e s’innamora della cameriera siciliana Gioia, sposandola e passando sul materasso protagonista del romanzo la classica prima notte di nozze (con tanto di significativo “imprimatur”) poco prima di essere deportato dai nazisti nei campi di concentramento, si passa per drammatiche vicende di guerra e altre successive e più divertenti fino ad arrivare al 1992, quando lo stesso Wassermann – salvatosi dalla Shoah – in modo sorprendente si ritrova ad avere a che fare con lo stesso materasso, testimone vivido anche se ormai consunto di numerose esistenze, di differenti destini, di un intreccio di vicende umane che ne riflettono infinite altre, ognuna diversa eppure spesso così simile a quelle di noi tutti, sulle quali nel complesso si è costruita la storia del Vecchio Continente nel suo splendido e drammatico secolo breve.

Krohn narra il tutto con raffinata leggerezza, condensando brevi ma intensi momenti di vita così come intere esistenze in poche pagine nei cui testi le parole appaiono misurate e studiate, mai più numerose di quanto occorra, mai troppo enfatiche, a volte (se così posso dire) quasi “imperturbabili” proprio come il materasso protagonista, sempre presente e indispensabile pur essendo niente più che un oggetto dotato della propria mera funzionalità e utilità. Una sorta di marcatore temporale fatto di tessuto e di molle d’acciaio, un cippo cronologico posto sulla strada del tempo, da tutti quanti percorsa, sul quale lasciare incise le tracce del proprio passaggio esattamente come fosse un territorio abitato e vissuto.

Vita di un materasso di ottima fattura è un libricino bello e denso nel quale una luminosa ironia e un’amarezza nostalgica e a volte parecchio cupa vivificano le veloci pagine contendendosi l’attenzione emozionale del lettore. In fondo, riguardo l’opera di Krohn, mi viene da pensare che non sia soltanto una mera battuta quella di Giovanni Soriano che dice: “Il miglior investimento della mia vita è stato l’acquisto di un buon materasso.” Nel bene e nel male, assolutamente.

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