Pelham Greenville Wodehouse, “Gas Esilarante” (Mondadori/Guanda)

cop_gas_esilarantePrendete una catena montuosa, la quale abbia ovviamente alcune vette maggiori di altre: dai versanti di esse nascono e scrosciano ruscelli d’acqua cristallina, che poi diventano torrenti, e fiumi, e alimentano laghi e mari di preziosa acqua dai quali chiunque può attingere, e nella cui acqua in qualche modo sono sempre presenti le gocce originarie scaturire dalle vette suddette… Ecco: nel grande “mare” del genere umoristico moderno e contemporaneo, letterario e non solo, c’è molta acqua proveniente da quella cristallina fonte che fu P.G.Wodehouse, veramente tra i padri dello humor universale ovvero di quello stile e di quel modo di inventare cose divertenti del quale gli anglosassoni sono – bisogna ammetterlo – indiscussi maestri e che, sostanzialmente, ha insegnato nel tempo all’intero pianeta come ridere e come far ridere. Ovvero: se si parte dai comici, dai cabarettisti e dagli umoristi contemporanei e si percorre la via della risata a ritroso nel tempo, passando per le pietre miliari – Monty Python, Douglas Adams, Marx Bros., Stanlio e Ollio, solo per citarne alcuni tra i più popolari – quasi inevitabilmente si giunge a Wodehouse, con pochi altri maestro riconosciuto, appunto, della risata in letteratura.
Gas Esilarante (Mondadori, 1a ed.1955, traduzione di Alberto Tedeschi: orig. Laughing Gas, 1936. Ora pubblicato in Italia da Guanda. L’edizione da me letta – acquistata su un banco di vendita di libri usati – è del 1971) in verità è un’opera che Wodehouse pubblicò quando la sua fama di scrittore umoristico era già consolidata, grazie alle fortunate serie di Jeeves, l’impeccabile e geniale maggiordomo, e del Castello di Blandings, dunque non tra quelle che originariamente e più direttamente influenzarono la letteratura di genere e non solo. Tuttavia è certamente uno dei titolo della vastissima produzione dello scrittore inglese tra i più noti, esempio ottimo dello stile impeccabile – anche linguisticamente – della creatività, della capacità narrativa e della classe che sempre gli vennero riconosciute anche dai colleghi, coevi e successivi. Il tutto con una storia, quella di Gas Esilarante, all’apparenza semplice, quasi frivola, eppure raffinatissima nel suo costruirsi e dipanarsi pagina dopo pagina e assolutamente solida nel corpo letterario, nonostante la trovata fondamentale in essa – quella che determina i fatti narrati – sia senza dubbio surreale e bislacca, provocata proprio dal “gas esilarante” ovvero dal perossido di azoto, sostanza in uso al tempo negli studi dentistici come anestetico e così chiamato perché pare provocasse risate nervose al termine del suo effetto. Così, Reggie Havershot, giovane nobile inglese giunto a Hollywood per questioni familiari – innamorato di Aurora June, attrice tanto affascinante quanto impostora – e Joey Cooley, piccolo e osannato divo di film per famiglie, si ritrovano in due studi dentistici adiacenti: da qui, entrambi anestetizzati col gas esilarante nello stesso istante, incredibilmente ne escono con la personalità scambiata, cosa che dà il via a una girandola infinita e vivacissima di avvenimenti, situazioni, quiproquo, sorprese e colpi di scena da enciclopedia universale della stramberia, con sullo sfondo il patinato e sovente artificioso (se non falso) mondo del cinema hollywoodiano, già allora simile a quello contemporaneo e verso il quale lo scrittore inglese non risparmia occhiate sbieche e beffarde.
La narrazione è serrata, veloce, prosegue come per rapide e successive gag, perfettamente controllata dallo stile di Wodehouse che riesce a mantenere in essa rigore narrativo, ritmo e verve comica: ogni episodio si incastra perfettamente nel precedente e nel successivo, senza un attimo di respiro eppure senza alcuna confusione, e pure senza perdere un solo briciolo di stile e raffinatezza. In tal modo, nonostante la vicenda del romanzo potrebbe apparire fin troppo leggera, come già accennato, Wodehouse sa benissimo conferirle spessore letterario, confezionandola in un involucro narrativo formalmente perfetto la cui lettura risulta costantemente gradevole, mai pesante o noiosa, mai suscitante indeterminatezze o dubbi sulla sua sostanza. Poi, ovviamente, potrà piacere o meno, e indubbiamente chi ama leggere storie drammatiche e ricche di pathos tragico non avrà Wodehouse tra le scelte primarie, in libreria; tuttavia, lo ribadisco, se noi oggi, qui e un po’ ovunque nel mondo ridiamo come ridiamo, ovvero se vediamo in TV, nei film o altrove cose che riteniamo divertenti e suscitano le nostre risa, certamente lo dobbiamo anche alla vulcanica creatività umoristica di Wodehouse. Eppoi, anche voi che solitamente amate leggere storie più oscure e tenebrose, una volta ogni tanto gradirete di sicuro anche letture come Gas Esilarante: un piccolo gioiello di letteratura (quella vera, autentica preziosa) in grado di intrattenere e divertire chiunque.
Post Scriptum: come accennavo poco fa, questa edizione di Gas Esilarante l’ho trovata in un banchetto di vendita di testi usati – un’edizione del 1971 con in quarta di copertina un prezzo assolutamente nostalgico: “Lire 600”! Quantunque non capisca come ci si possa sbarazzare di un libro del genere – capirei (anzi no, comunque no, ma faccio per dire) un vecchio libro di testo scolastico, o un pesante e noioso saggio su chissà quale materia tecnica… Ma posso anche supporre qualche difficoltà, o altro di ineluttabile, che costringa a privarsi di un bene fondamentale per il buon vivere come è un libro – devo d’altro canto ringraziare chi se ne sbarazza, offrendo così l’occasione a quelli come me di ritrovare su questi banchi dei testi a volte fondamentali, a prezzi ovviamente più che popolari. Insomma, quando li vedete nelle piazze, durante sagre paesane, mercatini dell’antiquariato o che altro, date sempre un occhio a quei banchi e agli scatoloni che sorreggono: potreste veramente trovarci delle sorprese letterarie inaspettate e assai gradite!

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1 commento su “Pelham Greenville Wodehouse, “Gas Esilarante” (Mondadori/Guanda)”

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