Guy de Portalès, “Nietzsche in Italia” (Historica)

Quando si parla di rivoluzionari storici facilmente vengono citati militari e condottieri, leader politici, più raramente scienziati o artisti. Eppure, se ci fosse da citare un personaggio che ha saputo realmente rivoluzionare la realtà in cui viviamo – almeno quello nostra occidentale – e lo ha fatto non con le armi, la politica o che altro ma con il pensiero e le idee, non ci si potrebbe esimere dal nominare Friedrich Nietzsche, un filosofo senza il quale la visione del mondo con cui lo identifichiamo (e ci identifichiamo in esso) sarebbe ben diversa e certamente assai peggiore – nonostante tutt’oggi il suo pensiero, pur tra innumerevoli letture e riletture più o meno interpretative ovvero speculative, si mantenga altamente rivoluzionario ergo incompreso quando non bellamente travisato, il che peraltro ne segnala tutta la forza culturale e la fondamentale importanza anche per il presente e il futuro.

Ma, appunto, se l’esegesi del pensiero nietzscheano è vastissima e labirintica, mi pare che pochi – almeno qui in Italia – abbiano saputo considerare il particolare rapporto che ha legato per lungo tempo Nietzsche al nostro paese, il cui paesaggio geografico e socioculturale ha invero rappresentato un elemento parecchio significativo nella genesi di alcuni dei suoi testi più importanti. Un rapporto dalla cui sostanza si genera anche la suggestiva narrazione di una relazione del grande pensatore tedesco con l’Italia non solo filosofico-intellettuale ma pure emotiva, spirituale e, perché no, ricreativa, in effetti per certi versi sorprendente in considerazione del rigore alquanto mitteleuropeo legato (non a torto) alla sua figura nell’immaginario collettivo.

Il valore di questa passione italica di Nietzsche l’ha invece ben colto Guy de Portalès – prolifico scrittore tedesco attivo nella prima metà del secolo scorso, stimato biografo di molti grandi personaggi europei dell’Otto-Novecento eppure pressoché sconosciuto in Italia – condensandolo poi in Nietzsche in Italia (Historica Edizioni, 2016, prefazione di Gennaro Malgieri; 1a ed.orig.1929), che la casa editrice cesenate ha onorevolmente recuperato e ripubblicato nella collana “La Biblioteca Ritrovata”. E uno dei pregi fondamentali di tale “ritrovamento” balza all’occhio fin dalla lettura delle prime pagine, sulle quali subito risulta evidente il grande e vibrante legame che, come detto, unì il grande filosofo all’Italia, un legame sia intellettuale e sia intessuto di profonda passione per il nostro paese, la sua cultura, la sua gente, i suoi paesaggi e l’atmosfera di essi, la cui importanza per lo sviluppo del pensiero filosofico nietzscheano è altrettanto evidente quanto emblematica. È particolarmente entusiasmante constatare come molte delle rivoluzionarie idee di Nietzsche abbiano preso forma filosofica e sostanza letteraria proprio durante i suoi soggiorni a Genova, Venezia, Roma, Sorrento o altrove sul suolo italico: un contributo “geoculturale” peraltro ampiamente riconosciuto dallo stesso Nietzsche, il quale più volte si lanciò con toni appassionati quando non entusiastici nella descrizione delle bellezze di città e paesaggi italiani, nei quali sovente ritrovava una condizione genuinamente ideale per la mente e lo spirito (dunque per la creazione e la scrittura dei suoi testi), oltre che per il proprio malandato organismo.

Di contro, appunto, Nietzsche non trascorse certo una vita così comoda come le bellezze italiche – vien da pensare – avrebbero potuto e dovuto consentirgli: ai suoi numerosi malanni fisici si accompagnavano frequenti stati di inquietudine, malinconia, prostrazione, sfinimento, provocati senza dubbio da quei malanni ma pure da certe questioni assai sentite (e altrettanto patite) che scuotevano il suo animo in modo spesso violento. In primis il tribolatissimo rapporto con Richard Wagner, maestro venerato prima e avversario intellettuale poi (il suo celeberrimo Nietzsche contra Wagner fu certamente scritto anche durante i soggiorni in Italia), sul quale peraltro si innestava la fremente e forzatamente soffocata passione amorosa per Cosima, la moglie del compositore, sempre rimasta in una sorta di limbo emotivo e in effetti mai del tutto compresa nemmeno dai biografi del filosofo – passione che probabilmente contribuì a determinare la posizione di Nietzsche contro il compositore ancor più che i contrasti intellettuali, d’altro canto presenti anche nei confronti di Cosima stessa. Eppoi l’altrettanto bizzarro legame, platonicamente amoroso, con Lou von Salomé, i rapporti spesso tesi con altri intellettuali, la passione per la musica, grandissima al punto da diventare a sua volta elemento di scuotimenti vigorosi (e non sempre benefici) dell’animo, fino alla perdita della ragione, che si palesa proprio durante il suo soggiorno a Torino.

Della vita apparentemente lineare e poco frizzante ma in verità ricca di svolte, risvolte e torcimenti di Nietzsche, anche nei periodi trascorsi in Italia, Guy de Portalés offre una narrazione sostanzialmente cronologica e sovente infarcita di considerazioni e interpretazioni personali degli eventi vissuti dal grande pensatore, forse spingendosi in speculazioni un po’ ardite – come nel tentativo di “(ri)cristianizzare” il pensiero anticristiano di Nietzsche che mi pare piuttosto azzardato anche se interessante, soprattutto nell’analisi del testo fondamentale al riguardo, L’Anticristo – ma senza peraltro mai cadere, qui o altrove nel testo, in una eccessiva e retorica elegia del filosofo, quantunque la scrittura di de Portalès ne riveli la sua profonda ammirazione.

In ogni caso, come ben scrive Gennaro Malgieri nella preziosa prefazione al testo, ciò che soprattutto si coglie di assai significativo ed emblematico in Nietzsche in Italia è proprio la grande passione verso l’Italia e di conseguenza il valore che il nostro paese ha avuto nell’illuminante parabola intellettuale e umana del filosofo tedesco. Una passione poco nota e indagata, ribadisco, che fa onore all’edizione di Historica e dalla cui conoscenza possono derivare innumerevoli riflessioni sulla realtà italiana contemporanea, quando ad esempio si legga (sono parole di Nietzsche) che “Il genio inglese rende grossolano e più naturale tutto ciò che riceve. Il genio francese ritarda, semplifica, logicizza, prepara. Il genio tedesco confonde, tramanda, imbroglia, moralizza. Il genio italiano è di gran lunga quella che ha fatto l’uso più libero e sottile di ciò che ha ricevuto; vi ha messo cento volte di più di quel che non abbia avuto, essendo il genio più ricco, quello che aveva maggiormente da donare” (pag.104). Ove sia finito un tale genio italiano rappresenta un mistero tanto oscuro quanto desolante.

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