Giordano Conti, “Nel paese delle grotte. Viaggio in Slovenia” (Historica)

Se si osserva la posizione della Slovenia su una carta geografica o, meglio, geopolitica, ci si rende conto di come il piccolo stato ex jugoslavo rappresenti una sorta di ponte, o di “connettore”, tra tre culture parecchio diverse: quella italiana e mediterranea, quella mitteleuropea e quella slava. È una posizione che trova ben pochi altri riscontri, nel continente europeo, e per questo risulta assai emblematica anche in forza della storia recente del paese e di questa parte di Europa ex comunista e ultimo campo di battaglia sul continente (anche se il grosso del conflitto jugoslavo fece i peggiori danni altrove), e che dunque rende la Slovenia un posto senza dubbio interessante e intrigante da conoscere.

Se poi un tale viaggio avviene a bordo di una Lambretta  modello 125 Special del 1966, ovvio che il fascino dello stesso – e, in fondo, pure dei luoghi attraversati – si accresca ancor di più. Giordano Conti, docente di “Progettazione Ambientale” alla Facoltà di Architettura dell’Università di Bologna e autore di numerosi saggi in tema di recupero edilizio e ambientale, ha deciso di esplorare da par suo la Slovenia proprio in questo modo tanto vintage (direbbero molti), e il resoconto che ne è scaturito è Nel paese delle grotte. Viaggio in Slovenia, ennesimo tassello “geonarrativo” della prestigiosa collana dei Cahiers di Viaggio di Historica. D’altro canto, una certa accezione geopolitica e storica “vintage” ce l’ha pure la Slovenia stessa, che al tempo della Repubblica Jugoslava già rappresentava la parte più avanzata e occidentalizzante del paese, la quale oggi è uno stato tutto sommato in linea con gli standard europei ma che inevitabilmente conserva non solo numerose vestigia dell’era socialista ma pure una certa atmosfera, come una corrente in sospensione che tutt’oggi rimanda, quando percepita e respirata, ai tempi della “cortina di ferro”, quando il paese si trovava dall’altra parte di una spaccatura politica, ideologica, economica, sociale, culturale assolutamente netta e drastica.

Ma la Slovenia è anche uno dei paesi più verdi d’Europa, ricca di montagne, vaste foreste, suggestivi laghi e, soprattutto, grotte. Quello di Giordano Conti è un viaggio breve, che ha origine e fine dalle due città italiane più “balcaniche” in assoluto, Gorizia e Trieste, e che tocca alcune delle località slovene più significative – Bled col suo celebre laghetto, Cerkno, Predjamski Grad e il suo fantasmagorico castello, la capitale Lubiana e poi, appunto, le grotte: Postumia, San Canziano… Paesaggi sovente fiabeschi che suscitano emozioni tanto grandi quanto difficilmente esprimibili con mere parole scritte, ma a volte determinate pure da piccole cose, da sguardi sfuggenti lungo le strade percorse, dai profumi del bosco e del terreno bagnato dalla pioggia frequente, dalle chiacchiere scambiate con i locali. Si ha quasi l’impressione che Conti, con la sua scrittura, voglia il più possibile adattarsi a quell’atmosfera tranquilla seppur carica di fascini materiali e immateriali, attraverso la quale viaggia senza enfatizzare troppo la narrazione, lasciando che siano le sensazioni dell’animo a tracciare il percorso sulla mappa del viaggio intrapreso più che le “annotazioni” dello sguardo e della mente. Ma, se da un lato la necessaria concisione del testo abbisognava maggiormente di emozioni appuntate e non di nozioni registrate, dall’altro Conti riesce ad alimentare la curiosità del lettore per i luoghi narrati, per la maggior conoscenza della loro bellezza paesaggistica e culturale, per la realtà geosociale di un paese sospeso, ribadisco, in uno spazio che compendia due mondi oggi simili ma ancora non troppo e in un tempo che si compone di un passato ingombrante e d’un futuro forse ancora non del tutto certo. Un paese, la Slovenia, che in fondo è “condannato” a vivere tali duplicità per come anche sia “doppio” geograficamente, con un attraente mondo di superficie e uno ipogeo altrettanto vasto e affascinante, seppur sostanzialmente invisibile e indeterminabile.

Nel paese delle grotte. Viaggio in Slovenia riafferma tutto il valore dei Cahiers di Viaggio di Historica, una collana preziosa e assolutamente intrigante, capace di offrire infiniti e originali stimoli di viaggio, di curiosità geografiche ed umane, di interessanti visioni letterarie. Senza dubbio tra i migliori progetti editoriali italiani, sperando che il suo, di “viaggio”, possa durare ancora molto a lungo e contemplare molte altre affascinanti mete e altrettante narrazioni.

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