Chuck Palahniuk, “Soffocare” (Mondadori)

Premessa, passibile di futuri aggiornamenti e comunque, ovviamente, assolutamente personale e dunque opinabile quanto volete: non sono così tanto esperto di letteratura americana contemporanea, diciamo post-Hemingway, ma qualcosa ho letto, e per il momento mi sono fatto l’opinione che tale letteratura non è in grado di produrre “capolavori” letterari, o perlomeno “grandi opere” di valore storico. E’ più facile che ciò succeda in Europa, ove peraltro mi pare sopravviva ancora una certa concezione “artistica” della scrittura, ovvero di quella non solo capace di raccontare storie, ma di farlo anche con stile, cioè con un gradiente estetico rilevante: questione di storia, di eredità letteraria, evidentemente…
Bene, dunque Soffocare, di Chuck Palahniuk (traduzione di Matteo Colombo): storia particolare di un tizio – tale Victor Mancini – assolutamente medio se non che soffre di sessodipendenza, ha una madre hippie ora vecchia e pazza chiusa in un istituto, un amico, Danny, squinternato e mezzo folle anch’egli, un lavoro piuttosto umiliante… Storia dai toni ironici in superficie, surreale spesso e volentieri, tuttavia dal clima cupo, quasi antropologicamente catastrofico per come Palahniuk narra delle vite e delle vicende dei suoi personaggi, icone “normali” di una società d’intorno in massima parte non certo migliore, dunque in fondo drammatica nel suo nucleo narrativo, e con un finale abbastanza tragico ancorché venato di umorismo – il tutto tra flashback verso l’infanzia e l’adolescenza con la madre “sballata” che entra ed esce di prigione così come dalla vita di Victor, tra la sua confusione mentale ed esistenziale (odia la madre ma vorrebbe salvarla, si arrabbia col mondo e lo combatte pensando di compiere azioni che Gesù Cristo, paradigma della bontà/normalità umana, non farebbe mai ma poi addirittura comincia a credere di essere la sua reincarnazione…), gli assegni che riceve per essersi fatto salvare dal soffocamento (simulato) nei ristoranti di mezza America (il metodo escogitato per mantenere sé stesso e la madre in istituto) e col costante fil rouge della narrazione delle sue bizzarre avventure sessuali (divertente la parte di libro in cui Victor ricorda i suoi amplessi con partner occasionali in aereo, compiendo un accurata disamina della bontà dei bagni dei vari modelli di aeroplani civili nei quali poter copulare più o meno sfrenatamente…) ovvero dell’incapacità di vincere la propria sessodipendenza, di fuggire dalla personale prigione – con l’eccezione della strana dottoressa Paige Marshall, dell’istituto ove è in cura la madre, donna della quale sente di essersi innamorato ma con la quale, paradossalmente, non riesce a fare sesso… (attenzione: pur con tutto ciò, non stiamo parlando di un “romanzo erotico”, anzi!…)
Soffocare è un libro che può catturare e affascinare il lettore più per la sua bizzarria generale che per un proprio reale valore letterario – e qui torno alla premessa sopra scritta: Palahniuk, come molti altri scrittori americani contemporanei, non scrive “letteratura” ma una sorta di giornalismo romanzato; leggere Soffocare, e leggere un articolo di cronaca del New York Times, o di qualsiasi altra pubblicazione periodica americana, mi pare più o meno la stessa cosa… Ora, ciò non è detto che sia un difetto, almeno dal punto di vista della resa narrativa, tuttavia in quello “stile” ci vedo insita una costante volontà a dover sorprendere il lettore – proprio come succede in molta parte del giornalismo odierno, anche dalle nostre parti, nel quale è ormai abitudine consolidata la spettacolarizzazione della notizia, il suo “gonfiaggio” per renderla non solo interessante dal punto di vista della cronaca ma anche (o soprattutto?) dell’audience…
Quindi?… Beh, quindi Soffocare è un libro divertente, sicuramente dotato di grande appeal, ben concepito, fantasioso e strano abbastanza da farsi, pagina dopo pagina, ammaliante, nonché in effetti dotato di una propria peculiarità esplicativa e critica verso certe distorsioni presenti nella società di oggi (non solo americana…), distorsioni sovente nascoste, non dette, negate, e per ciò ancora più ipocrite (e, per dirla tutta, la perversione di cui Palahniuk scrive non è niente in confronto a tante altre, ben più socialmente delittuose, celate dietro la solita, quotidiana “normalità”…). Non è letteratura, però, intesa come arte, o se volete, mi viene da definirla narrativa pret-a-porter; tuttavia, ripeto, è una lettura divertente e particolare, e dunque penso potrà piacere a molti.

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1 commento su “Chuck Palahniuk, “Soffocare” (Mondadori)”

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