Arto Paasilinna, “Lo Smemorato di Tapiola” (Iperborea)

Beh, che dire/scrivere di questo libro di Arto Paasilinna?… Ciò che potrei dire/scrivere (e ho già scritto) riguardo gli altri volumi letti dello scrittore finlandese, con solo piccole, forse irrilevanti variazioni… Ma, attenzione: se una tale peculiarità rappresenterebbe un difetto per una vasta schiera di scrittori contemporanei, per le opere di Paasilinna diviene un rimarchevole e quasi necessario pregio, ovvero la base del suo particolare, bizzarro, molto nordico stile letterario. Così, Lo Smemorato di Tapiola (Iperborea, ovviamente!) è l’ennesima storia costantemente in bilico tra follia e riflessione, o meglio capace di far riflettere su certe realtà della condizione umana attraverso narrazioni di eventi dalla natura apparentemente opposta cioè folle, divertente, assurda e per certi versi surreale: è la vicenda di un uomo qualunque (dunque identificabile con chiunque, lettore in primis: altra peculiarità dei libri di Paasilinna) con problemi di memoria, che verrà aiutato da un altro uomo qualunque, il quale in maniera del tutto casuale diverrà il suo più grande e importante amico: insieme vivranno una girandola di eventi incredibile (altra dote paasilinniana) e, appunto, basata sulla casualità del loro accadere, fino alla conclusione che tale non è, ma è più una puntualizzazione dello stato di fatto della vicenda narrata la quale invero potrebbe anche continuare all’infinito… Le opere di Paasilinna non sono capolavori, ma per il semplice motivo che non lo vogliono essere, non nascono per esserlo; la loro essenza è diversa, più naturale, per così dire e nell’accezione più completa del termine: narrano della natura umana nella forma più semplice e genuina, dunque più profonda, della Natura viva e sempre presente del paesaggio nordico, dei suoi abitanti – e che siano umani o animali in effetti non cambia nulla, perché entrambi sono presenze attive di quel paesaggio, di quel mondo narrato – e narrano della natura delle cose che compongono la piccola, semplice realtà quotidiana, forse banale ma inevitabilmente importante dacché dimensione primaria di vita… Eppoi sono opere meravigliosamente divertenti, ironiche, a volte sarcastiche senza mai essere volgari, pesanti, ruffiane: Paasilinna sembra volerci dire che è nel mondo vicino a noi che si può trovare l’essenza dell’intera, universale realtà, il sorriso, la riflessione, la bellezza, le cose importanti per la nostra vita, e lo fa con il suo particolare e – come già detto – molto nordico stile, all’apparenza freddo e distaccato (egli scrive di gioie come di dolori nello stesso identico modo: trovo questa sua dote estremamente ammirevole, non va alla ricerca dell’emozione forzata come moltissimi altri più osannati scrittori contemporanei, dallo stile sincero come banconote da 3 euro!) ma in realtà spensieratamente appassionante e tutto sommato realisticamente disincantato come dovrebbe essere, per preziosa virtù, lo sguardo d’un individuo intelligente e libero verso la realtà contemporanea… Eppoi, i finali dei libri di Paasilinna sono assolutamente meravigliosi, degne ciliegine su torte di squisita fattura e gustosa lettura! Lo ripeto: non sono “capolavori”, e non sono Rushdie o Saramago, ma quanti altri celebrati titoli nel complesso non sanno intrattenere come lo sa fare Paasilinna!…
Da leggere. Punto.

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