Arto Paasilinna, “Il migliore amico dell’orso” (Iperborea)

cop_il_migliore_amico_dell-orsoUn prete spretato senza più fede che crede di ricevere messaggi spaziali inviati da civiltà aliene, lasciato dalla moglie dacché ad ella ha preferito un orso devoto ma che si chiama Satan (Satana in lingua inglese) che imita le gestualità rituali di tutte le maggiori religioni e che sa stirare le camice e servire cocktails; poi un paio di bizzarre amanti, un altro paio di squinternati capitani di mare, un venditore di saune finlandesi nel Sud del Mediterraneo… Elementi buoni solo per un libro inevitabilmente strampalato, senza dubbio, se non fosse un libro di Arto Paasilinna! E Paasilinna è Paasilinna, non serve dire altro!
Per disquisire su Il migliore amico dell’orso, ennesima opera del celeberrimo scrittore finlandese pubblicata da Iperborea (a sua volta celeberrima, ormai, in tema di letteratura scandinava! – edizione con traduzione e postfazione di Nicola Rainò: tit.orig.Rovasti huuskosen), potrei assolutamente limitarmi a quella netta affermazione appena scritta; oppure rimandarvi alla lettura di tutti i post che ho dedicato ad Arto Paasilinna e alla sua opera letteraria… Ovvero, potrei una volta ancora rimarcare le principali peculiarità del suo stile, così emblematiche per la definizione dell’intera cifra stilistica letteraria scandinava, della quale ho più volte definito Paasilinna – tanto sono in vena di ripetizioni, no?! – il principale e più indicativo esponente…
In fondo, la storia che lo scrittore ex-guardiaboschi, ex-giornalista, ex-poeta ed ex-un sacco di altre cose l’ho già abbastanza ben riassunta attraverso la rapida descrizione dei personaggi principali di essa, tratteggiata in testa a questo scritto, e in più potrei aggiungere che Il migliore amico dell’orso è certamente uno dei libri più divertenti di Paasilinna, soprattutto per la presenza surreale dell’orso Satan, elemento destabilizzante della storia e insieme armonizzante dei personaggi di essa – e soprattutto, come ovvio, del principale, il reverendo Oskari Huuskonen – con il mondo d’intorno, del quale come sempre Paasilinna intercetta soprattutto la sua parte più naturale, cioè più propria della Natura come inevitabile ambito primordiale e originario per l’essere umano e per ogni altra creatura vivente, anche nella ipertecnologica società contemporanea: ambito dal quale tutto viene e, prima o poi, tutto torna, quanto meno dal punto di vista “spirituale”.
E dunque? Dunque Paasilinna è Paasilinna, mi ripeto ancora! Ma, per non essere così stringato in questo mio resoconto di lettura di Il migliore amico dell’orso, allora potrà affermare che questo è un libro che piacerà certamente a chi si inebria ancora alla visione di un tramonto infuocato o di un piccolo laghetto che appare improvvisamente tra i boschi, o a chi sa trovare elementi di divertimento e ironia anche nelle cose più squallide e grigie del mondo contemporaneo, o ancora a chi sente dentro di sé una piccola e inopinata felicità quando in Primavera un profumo inaspettato di fiori di campo entra nell’auto bloccata nel traffico, oppure a chi si incazza per le tante schifezze che caratterizzano la società ma poi è sufficiente un delicato sorriso femminile, o un cortese gesto maschile, per ritrovare una più razionale e costruttiva calma.
Si badi bene, tuttavia: non sto certamente affermando che Paasilinna possa così piacere un po’ a tutti! Anzi: come anche rimarca Nicola Rainò nella postfazione, Paasilinna è autore per lettori raffinati, lettori di mente arguta e frizzante, di spirito vivo e vivace; attraverso le sue storie strampalate, che egli come pochi altri ha la capacità di rendere in qualche modo credibili, pur così farcite di umorismo surreale e sovente assurdo, si può penetrare a fondo nell’animo umano e nelle realtà del mondo che esso abita, fino ad avere di esso uno sguardo più ampio, e una comprensione più completa e primigenia, cioè più limpida e pura.
Leggetelo, Paasilinna, che sia questo Il migliore amico dell’orso o uno degli altri libri dei quali ho già scritto qui sul blog. E se non vi piace, provate a perdervi in una fitta foresta: quando ne saprete uscire e tornare nella “civiltà”, vi piacerà sicuramente!

4 pensieri riguardo “Arto Paasilinna, “Il migliore amico dell’orso” (Iperborea)”

  1. Mi hai convinta!
    sono in vena di “sperimentazioni” letterarie, appena finirò di leggere L’uccello che girava le Viti del Mondo di Haruki Murakami, passerò dal Giappone alla Scandinavia 😉

    1. Beh, ovviamente i gusti sono personali ma sappi che a me, che apprezzo tantissimo la letteratura scandinava, piace molto Murakami. Anzi, credo potrai trovare non pochi punti di contatto tra il suo stile e quello di molti autori nordici, soprattutto per come trattano le realtà del mondo che fanno da sfondo alle storie narrate ovvero con (per così dire) “profondissima leggerezza”. Molto zen, appunto, ma anche molto pragmaticamente nordica.
      Fammi sapere, quando lo leggerai, le tue impressioni, eh! 🙂
      W TerBar!!! 😀

      1. “profondissima leggerezza”, definizione perfetta!
        Il romanzo di Murakami mi sta coinvolgendo sempre più. Parte come un normalissimo romanzo, in cui ci sono pochi personaggi e ben definiti e una storia lineare, ma poi questa storia si smembra, si arricchisce di rami, storie che si intrecciano, che partono, si perdono e poi ritornano. Mi piace questo stile, perché ti “costringe” a concentrarti di più, a mettere a fuoco ogni dettaglio per evitare di perdersi tra le pagine, ed in questo modo ci si cala ancora di più nella storia, o meglio nelle storie. Ed un libro ne diventa altri dieci 🙂

Scrivi una risposta a rota Cancella risposta

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.