Silvia Tenderini, “La montagna per tutti. Ospitalità sulle Alpi nel Novecento” (Cda&Vivalda Editori)

Personalmente, non mi asterrò mai dall’aborrire quello scellerato modus operandi geopolitico che, basandosi sull’applicazione del pensiero cartesiano alle mappe geografiche, dal Settecento in poi ha reso le montagne dei baluardi orografici di confine e di divisione tra versanti, territori e genti per nulla diverse, cancellando invece la millenaria caratteristica degli spartiacque montani di essere cerniere tra gli opposti (ma solo orograficamente) territori, dalla notte dei tempi zone di contatto, di conoscenza e di scambio, di transito e a volte di sosta per viaggiatori d’ogni sorta, al punto da generare un relativo modello di ospitalità tutt’oggi emblematico pur in tutte le sue differenti forme – ma tutte confluenti in similari finalità.
Silvia Tenderini, archeologa, scrittrice e viaggiatrice che sovente affronta nei propri libri tematiche legate alla montagna, racconta e analizza in La montagna per tutti. Ospitalità sulle Alpi nel Novecento (Cda&Vivalda Editori, 2002) la storia moderna dell’accoglienza dei viaggiatori sulla cerchia alpina, dopo averne presentato le fasi precedenti in altri due volumi (Ospitalità sui passi alpini: i viaggi attraverso le Alpi da Annibale alla Controriforma e Locande, ospizi, alberghi sulle Alpi. Dal Seicento ai Trafori).

Il periodo in esame è quello durante il quale, in buona sostanza, la pratica del viaggio attraverso le Alpi perde le caratteristiche sussistenziali, commerciali, culturali e più generalmente antropologiche per assumere invece peculiarità via via più ludico-ricreative ovvero turistiche, con le conseguenti trasformazioni non soltanto architettoniche – gli ospizi e le locande diventano alberghi, hotel, centri termali, sanatori, rifugi alpinistici – ma pure sociologiche e filosofiche, con la montagna che assume sempre più un valore estetico (e commerciale) funzionale alle esigenze turistiche alle quali gioco forza i montanari si devono adattare, spesso mutando e distorcendo la propria stessa relazione secolare con i luoghi vissuti e governati. Tale trasformazione turistica della montagna e della sua ospitalità subisce lungo il secolo due drammatici intervalli: i conflitti mondiali, avvenimenti terribili che se sostanzialmente non cambiano troppo il corso dello sviluppo turistico, influiscono in modo notevole sulla territorializzazione e sull’antropizzazione dei territori in quota. Inoltre, le due guerre mondiali rappresentarono una tragica “novità” nella storia delle Alpi, che mai prima della Grande Guerra erano state trasformate in campi di battaglia. Certamente fin dall’antichità attraverso la cerchia alpina erano passati eserciti grandi e piccoli, sicuramente qualche scontro bellico vi era stato ma nulla di così vasto e sconvolgente era avvenuto in precedenza: basti pensare alle battaglie della Prima Guerra Mondiale nello scacchiere sud europeo, per la maggior parte combattute proprio lungo lo spartiacque alpino tra gli eserciti italiano e austroungarico. Meno devastante nell’impatto ma altrettanto – e forse più subdolamente tragica – fu la Seconda Guerra Mondiale per le Alpi, che divennero rifugio per gruppi partigiani e antifascisti, teatro d’azione per reciproche azioni di guerra nonché via di salvezza per moltissimi sfollati ed ebrei perseguitati dalle leggi razziali.

Silvia Tenderini spende numerose pagine del suo testo intorno alle vicende belliche (forse qualcuna di troppo, più che altro nelle parti dedicate alla mera cronaca dei fatti), altrimenti ordinate in una narrazione generalmente cronologica suddivisa in capitoletti brevi e didascalici, nei quali l’autrice pone in evidenza alcuni esempi di ospitalità alpina evidentemente ritenuti più significativi di altri, sempre ben contestualizzati al periodo storico relativo. Ne esce una narrazione necessariamente riassuntiva ma certamente ben distesa ed esauriente, che offre al lettore un quadro generale sul tema dell’ospitalità alpina interessante anche perché efficacemente didattico. Tenderini decide di contro di non approfondire troppo i numerosi possibili rimandi di natura maggiormente culturale – sociologica e antropologica in primis – che da un tema così vasto e interessante scaturiscono: se ciò da un lato lascia non poca curiosità al riguardo nel lettore più curioso e attratto dal tema, dall’altro aiuta la piacevole agilità della narrazione e, mi viene da pensare, in fondo agevola il manifestarsi d’un altrettanto piacevole desiderio di approfondire autonomamente gli argomenti toccati nel testo e ancor più la conoscenza dei luoghi citati e raccontati. In effetti, raccontare l’ospitalità sulle Alpi nel corso del Novecento significa soprattutto narrare – ribadisco – la trasformazione del rapporto culturale tra le genti e il territorio alpino, sia degli abitanti/residenti che dei viaggiatori/turisti, una trasformazione che nel tempo ha strutturato e caratterizza la forma antropica dei monti oggi visibile e analizzabile da noi tutti, con la relativa “invenzione” e percezione del paesaggio alpino. In tal senso mi viene da pensare che La montagna per tutti. Ospitalità sulle Alpi nel Novecento rappresenti non solo un ottimo e agile saggio sul tema ma che possa pure diventare un’utile guida a illuminanti visite in loco ovvero a innumerevoli vagabondaggi lungo e attraverso la cerchia alpina, così contribuendo a salvaguardare – se non rivitalizzando – la secolare tradizione di ospitalità offerta dalle Alpi e mantenendone vivo lo sviluppo, nel solco di un’evoluzione storica iniziata decine di secoli fa ma che non può e non deve fermarsi, proprio nell’ottica di quella necessaria riscoperta del valore di “cerniera” tra genti, territori e culture che le Alpi continuano a possedere e possederanno sempre, nonostante certa politica obsolescente non se ne renda conto. Anzi: per certi aspetti, e per come la realtà dei fatti conforma nel bene e nel male il mondo contemporaneo e la nostra società, le Alpi possono rappresentare un laboratorio per nuove forme di ospitalità, forte delle proprie antiche identità culturali e al contempo capace di costruire nuove socialità, nuove economie armoniche con le risorse ambientali, nuove metodologie di gestione del territorio, nuove autonomie, nuove tradizioni, nuovi futuri. In fondo è quanto le Alpi, e le montagne in genere, fanno sempre – Silvia Tenderini con questo libro offre al riguardo una testimonianza indubitabile: sarebbe bene che continuassero a farlo, per il bene delle montagne stesse e di tutto il resto del mondo ai loro piedi.