La Val Bregaglia, pur essendo conosciuta, non è certamente tra le valli più celebri e celebrate delle Alpi, nonostante nei suoi 25 chilometri circa di lunghezza sappia condensare geografie e storie notevolissime. Ma nel suo essere un corridoio di giunzione tra l’alta Lombardia e la Svizzera tedesca, Engadina e Grigioni in primis, è da millenni “fruita” come territorio di transito: un tempo da mercanti, soldati, migranti e viandanti d’ogni sorta, oggi principalmente da turisti e viaggiatori. Non è un caso che la Biennale d’Arte della Bregaglia, giunta alla sua quarta edizione e che si svolgerà la prossima estate 2026, abbiamo scelto come tema proprio il «Transito», ma se, come rimarca la presentazione della Biennale, quella di transito è una condizione sostanzialmente passiva che non di rado estrae valore dal territorio e ne rende secondarie (rispetto al viaggio di chi transita) le peculiarità, la “piccola” Bregaglia ha saputo sovvertire questa condizione facendone uno mezzo di ulteriore presa di coscienza di luogo e di rafforzamento delle proprie specificità, così che viaggiando nel suo territorio in maniera non svagata (come purtroppo molti fanno, distratti dalle loro mire ludico-ricreative) ma consapevole, ci si può rendere rapidamente conto di quanto la Bregaglia offra, di come chiara e viva sia la sua anima, di quante narrazioni sappia raccontare ai suoi visitatori.
Posto ciò, a una zona alpina così peculiare sono stati dedicati molti libri, soprattutto in lingua tedesca, ma tra i più belli in assoluto, assolutamente attinente al tema del «transito», è senza dubbio La Bregaglia. Escursioni nel paesaggio e nella sua storia di Silvia Andrea (Edizioni Casagrande, 2016, pagg.176; orig. Das Bergell, Wanderungen in der Landschaft und ihrer Geschichte, 1920). Silvia Andrea è lo pseudonimo di Johanna Garbald-Gredig, nata e cresciuta a Zuoz, in Engadina, nel 1840, un secolo fa considerata una delle principali autrici letterarie svizzere e poi quasi dimenticata, che ha legato la seconda parte della sua vita alla Val Bregaglia nella quale morì nel 1935, a Castasegna, il villaggio nel cui mezzo c’è il confine con l’Italia (per la cronaca la prima parte della valle è in territorio italiano) e dove oggi ha sede una prestigiosa e assai attiva Fondazione culturale a lei intitolata.
Il libro di Silvia Andrea offre un meraviglioso racconto della Bregaglia e del suo paesaggio – inteso nell’accezione moderna del termine, quella poi fissata dal 2000 nella Convenzione Europea del Paesaggio e che l’autrice svizzera anticipa, per così dire, nella propria narrazione in cui si intrecciano continuamente gli elementi naturali e la storia antropica della valle. E meraviglioso lo è, a mio modo di vedere, per tre aspetti principali: il primo è proprio quello del «transito», del viaggio attraverso la Bregaglia che però Silvia Andrea compie al contrario rispetto alla principale direzione “italica”, partendo da Maloja e arrivando a Chiavenna dunque scendendo dalle alte vette alpine per arrivare dove già si percepiscono i primi sentori mediterranei, trasportati dalle brezze del non lontano Lago di Como. Un viaggio dal monte verso il piano e da nord a sud (la Bregaglia in realtà ha un andamento nordest-sudovest, ma è giusto per capirci) che offre una percezione e una conseguente narrazione del territorio differente, dunque insolita e per ciò affascinante rispetto a quella più classica che punta al valido del Maloja come all’apice vallivo, alla meta naturale per chi proviene da meridione dunque dal bacino del Mediterraneo.
Il secondo è quello – l’avrete intuito – che a compiere un tale viaggio così peculiare è una donna, nata in mezzo alle montagne engadinesi ma colta, carismatica, aperta al mondo, che poi ne scrive con grande personalità letteraria: considerando che la prima edizione del libro è datata 1901, ai tempi questa non era certamente una cosa tanto scontata.
Il terzo, al quale ho appena accennato, è l’epoca nella quale il libro è stato scritto: nel Novecento appena iniziato, quando né la Bregaglia e tanto meno l’Engadina erano ciò che sono oggi seppur una prima economia turistica di stampo moderno si era sviluppata a Sankt Moritz. Eppure il testo di Silvia Andrea appare modernissimo, tanto nello sguardo attraverso il quale l’autrice coglie il paesaggio bregagliotto quanto nella resa narrativa, al punto che durante la lettura facilmente la mente del lettore sovrappone il testo alla memoria attuale dei luoghi senza che si generi alcun cortocircuito spazio-temporale oppure, se chi legge non conosce ovvero non è mai stato in Val Bregaglia, offrendogli una descrizione del territorio e delle sue peculiarità del tutto valida oggi. Ciò anche perché nella scrittura di Silvia Andrea veramente vi si ritrova il paesaggio bregagliotto nella sua forma più completa e compiuta: la parte naturale come quella umana, le montagne, i laghi e i fiumi, gli ambienti, i panorami, la geografia e la geologia, la storia antropica, alcuni personaggi peculiari che sembrano manifestazioni del Genius Loci (e a volte lo sono diventati per evidenze innegabili, come Giovanni Segantini), certe situazioni che nella loro apparente semplicità manifestano in altro modo l’anima locale e la relazione che lega la valle alle genti che la abitano e l’hanno vissuta nel tempo, dalla preistoria fino ai tempi odierni – relazione della quale, come detto, la stessa Silvia Andrea/Johanna Garbald-Gredig si fece esempio assoluto.
Insomma, La Bregaglia è un libro bellissimo su un territorio meraviglioso. Entrambi da scoprire, esplorare, leggere e dei quali comprendere il valore assoluto.