Patrick McGrath, “Grottesco” (Adelphi)

cop_grottesco_McGrathLeggo sul dizionario: “Grottésco agg. e s. m. [der. di grottesca] (pl. m. -chi). – Stranamente e bizzarramente deforme, riferito in origine alle pitture parietali dette grottesche, e poi in genere a tutto ciò che, per essere goffo, paradossale, innaturale, muove il riso pur senza rallegrare: figura g.; aspetto g.; una situazione g.; un tipo, un personaggio g.” E di seguito: “In letteratura, è uno degli aspetti del comico, che nasce da uno squilibrio, da una sproporzione voluta fra gli elementi rappresentativi (per es., la morte di Morgante nel poema del Pulci), o dal contrasto fra la drammaticità, la grandiosità della rappresentazione obiettiva di un personaggio e lo spirito parodistico o satirico nel quale lo scrittore lo immerge o con cui risolve inaspettatamente una situazione non comica (come, per es., in taluni episodî del Don Chisciotte, o dei poemi cavallereschi italiani).
Poi leggo cosa afferma al proposito Hugo Coal: “E odo alle mie spalle soltanto un mormorio di voci basse, smorzate, magari un frusciare di seta, un respiro rattenuto, o anche uno sbuffo di gioia, la scena che mi raffiguro è una scena di depravazione erotica: sesso in poltrona nel cuore del pomeriggio. E’ questo che intendo quando parlo di grottesco: fantasticherie, bizzarrie, assurdità incongrue. Sì, perché quando una volta Cleo è entrata nel salotto e con un grido d’indignazione mi ha rigirato la carrozzella, ho scoperto che i due, Harriet e Fledge, stavano… giocando a scacchi!” (pag.79). Hugo Coal è il protagonista di Grottesco, romanzo di Patrick McGrath (Adelphi, traduzione di Claudia Valeria Letizia, 1° ed. Marzo 2003; orig. The Grotesque, 1989) dal titolo quanto mai programmatico e significativo; Cleo è la figlia prediletta, Harriet la moglie, Fledge il maggiordomo. I Coal sono una ex-nobile famiglia “classica” anglosassone, ora parecchio decaduta come l’austera magione in cui vive, e nella quale per vetustà dei tubi nemmeno più funziona l’impianto di riscaldamento. La loro vita scorre nella piattezza più assoluta: Hugo, paleontologo dilettante, passa il tempo a studiare le ossa di bizzarri dinosauri nel fienile, Harriet lo passa seduta su quel o quell’altro divano di casa sorseggiando del tè, Cleo invece con il futuro marito Sidney, che in verità Hugo ritiene un perfetto cretino. A rompere tali sonnacchiosi equilibri familiari giunge l’entrata in servizio come domestici dei Fledge, marito e moglie: soprattutto il primo, persona strana, ambigua, inafferrabile tanto quanto infida, inviso fin dal primo istante a sir Hugo il quale è convinto che il nuovo maggiordomo stia tramando qualcosa contro di lui. E poi, a sconvolgere ancora di più il tran tran di casa Coal, prima accade che Sidney, il promesso sposo di Cleo, d’improvviso scompare nel nulla, e poi che Hugo, per un ictus fulminante, si ritrova completamente immobile su una sedia a rotelle, creduto dagli altri familiari – ad eccezione di Cleo – un vegetale ma in verità cerebralmente ben vivo, tant’é che è lui in prima persona a raccontare al lettore tutti gli accadimenti che animano la vicenda, assolutamente bizzarri, anzi, grotteschi, appunto!
Di Patrick McGrath avevo letto un altro romanzo, un sacco di tempo fa, Acqua e sangue: di esso ricordo ben poco, però ben vivida mi è rimasta la sensazione di una bella lettura. Per tale sensazione, soprattutto, ho deciso di affrontare la lettura di Grottesco, e devo ammettere fin da subito che anche questa volta l’autore inglese non mi ha affatto deluso: in questa opera McGrath tesse la quasi perfetta struttura di un meccanismo narrativo intrigante, che all’inizio gira piano, quasi da’ la sensazione di non “decollare”, all’apparenza appesantita da uno stile di scrittura molto raffinato e senza dubbio british il quale invece poi, pagina dopo pagina, diventa ammaliante e seducente, trascinando il lettore nel cuore dell’essenza letteraria del romanzo, veramente molto grottesca, appunto, ergo piuttosto inquietante, a partire dall’inevitabile immedesimarsi del lettore nell’io narrante, quell’Hugo Coal completamente immobilizzato sulla sua sedia a rotelle, creduto un vegetale, come detto, e tale trattato – al punto da essere spesso infilato nel sottoscala come fosse un qualsiasi oggetto inutile: un essere “ingrottato”, egli ritiene, ovvero un ennesimo senso del termine “grottesco” sperimentato sulla propria pelle. Mi di certo pure gli altri personaggi che popolano la vicenda del romanzo sono grotteschi, come grottesche sono le cause e le circostanze della fine di Sidney, lo è casa Coal, lo è il pub nel quale Hugo si trova con gli amici di sempre… E lo è Fledge, l’ambiguo maggiordomo, che per certi versi si rivela essere anche peggio di quanto Hugo Coal temesse e immaginasse: una sorta di compendio umano delle peggiori qualità che l’ambiente stesso entro il quale si svolge la vicenda del romanzo potrebbe generare, dacché se è vero che i Coal e il loro entourage familiare soffrono di una palese e grottesca decadenza e tuttavia restano al di qua di quel “buon” ambito sociale entro cui si è normalmente definibili come “brave e rispettabili persone”, Fledge, nonostante tutto il suo professionale sussiego e distacco da – all’apparenza – ogni cosa che lo circonda, i limiti di quell’ambito li sfonda e di parecchio, raffigurando perfettamente tutta la strisciante ipocrisia che, assai spesso, la società contemporanea cova nel profondo in maniera – una volta ancora – assai grottesca epperò altrettanto tragica, come in fondo è la conclusione della vicenda del romanzo.
Ecco, appunto, il finale: sembrerebbe quasi debole, tutto sommato, come se il lettore si potesse e dovesse aspettare un qualcosa che pare debba accadere da un momento all’altro e che invece non accade. D’altro canto, una volta conclusa la lettura e chiuso il volume, mi è venuto invece da ritenere che un tale finale sia a sua volta parecchio consono al senso di e del grottesco diffuso per l’intera narrazione. C’è effettivamente in esso una sproporzione voluta fra gli elementi rappresentativi (vedi le definizioni di “grottesco” elencate in principio di questo scritto) che se da un lato, come detto, può lasciare una vaga sensazione di inconcludenza, dall’altro illustra perfettamente come certe vicende che in un modo o nell’altro (magari nella sostanza non come nel libro – lo spero! – ma nell’essenza può darsi) la vita ci potrebbe parare davanti hanno in sé un quid di “grottesco” inevitabile e invincibile dal quale è ben difficile poter sfuggire. per chiunque
Ottimo romanzo di un autore di livello notevolissimo, raffinato, originale, multiforme e sagace. Per quanto mi riguarda, dopo due letture compiute a distanza di molti anni eppure, nonostante tale lasso di tempo e tutto ciò che c’è stato in esso, entrambi soddisfacenti, tendo a ritenerlo tra i migliori autori contemporanei, e certamente leggerò presto altro, di suo, per confermare definitivamente tale così buon giudizio.

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1 commento su “Patrick McGrath, “Grottesco” (Adelphi)”

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