Arto Paasilinna, “Professione angelo custode” (Iperborea)

Si dice tanto e da sempre degli angeli custodi, non solo nella tradizione cristiana, ai quali affidare la propria vita e il successo delle buone azioni compiute nel corso dell’esistenza: un’entità che “ha lo scopo principale di tenere il fedele lontano dalle tentazioni e dal peccato, e di condurre la sua anima a meritare la salvezza eterna in Paradiso. Scopo secondario è la realizzazione e la felicità terrena del singolo, oltre l’umana debolezza e miseria.” – così leggo su Wikipedia. E se invece non andasse esattamente così? Se affidarsi a un angelo custode – ovvero nel caso in cui un angelo custode venga affidato per decisione “divina” a un mortale – significasse invece infilarsi in una sequela infinita di guai fino a rischiare di lasciarci la pelle? Insomma: è conveniente godere d’una tale “protezione angelica”, o c’è da sperare di restarne immuni?

Qualche dubbio al riguardo ce lo suscita Arto Paasilinna in Professione angelo custode (Iperborea, 2014, traduzione di Francesco Felici; orig. Tohelo suojelusenkeli, 2004.), uno dei suoi più recenti romanzi tradotti e pubblicati in Italia. O meglio: i dubbi ce li fa sorgere Sulo Auvinen, ex insegnante di religione e buon esempio di “finlandese medio” (sì, esiste anche lì il cittadino medio, come d’altro canto esiste ovunque) che, dipartito dal mondo terreno a ottantadue anni di età, si ritrova ad essere eletto nell’empireo angelico e arruolato nel corso di formazione per aspiranti angeli custodi. Nonostante la notevole imperizia palesata fin da subito, Auvinen consegue il celestiale “diploma” grazie al quale gli viene affidata la custodia di tale Aaro Korhonen, scapolo benestante di Helsinki che in città ha appena avviato una nuova e promettente attività commerciale, apparentemente destinata ad un notevole successo. Ma Korhonen non ha fatto i conti con l’altrettanto nuova e invisibile presenza angelica, Sulo Auvinen, che non solo non ha risolto i suoi problemi d’imperizia durante il corso per diventare angelo custode ma, se possibile, li sa rendere ancora più pesanti e letali. Korhonen si ritrova così trascinato in una spirale di eventi tanto drammatici quanto comici provocati dall’inettutudine del suo angelo custode, dai quali riesce a uscirne sempre per un pelo e per proprie capacità, non certo per eventuali rimedi angelici. Per di più Sulo Auvinen d’un tratto cade pure dalla padella alla brace, ritrovandosi braccato da un demone (un defunto pluripregiudicato autori di numerosi crimini efferati) il quale vorrebbe arruolare Auvinen tra le orde sataniche, vista la sua formidabile capacità di provocare tragedie d’ogni genere…

In Professione angelo custode Paasilinna – che, ci tengo a rimarcarlo, è probabilmente il più famoso scrittore nordeuropeo contemporaneo nonché uno dei più significativi ed esemplari della notevolissima scena letteraria di lassù – ritrova una delle sue vene più leggere e comiche, concentrandosi sulla narrazione del turbinio di eventi divertenti che accadono ai personaggi del romanzo più che sulle riflessioni di natura sociologica (sui suoi connazionali e sulla società finlandese contemporanea, ma non solo) che hanno spesso fatto da sottofondo alle sue opere, e dando al testo un ritmo estremamente veloce che appare quasi inopinato rispetto alla sua produzione “classica” e alla tradizione in tal senso presentata dalla letteratura scandinava. D’altro canto la grandezza di Arto Paasilinna, e la sua irrefrenabile vena creativa, regalano sempre e comunque dei libri notevoli, riconoscibili, divertenti sia nei loro lati più comici che in quelli maggiormente ironici e sarcastici. Un sarcasmo che in Professione angelo custode, pur essendo più velato che in altri romanzi del grande scrittore finnico, è capace soprattutto di generare nel lettori quei dubbi di cui vi dicevo poc’anzi, ovvero di porci in evidenza un quesito fondamentale: nel condurre (nel modo migliore e più virtuoso possibile, si spera) la nostra esistenza, dobbiamo proprio affidare le sorti delle nostre azioni ad “agenti esterni” – siano essi angeli custodi, numi tutelari, figure più o meno sovrannaturali e altro del genere – oppure sarebbe il caso di essere noi stessi a gestire la nostra vita, assumendoci meriti e responsabilità delle relative azioni senza sfuggire verso ambiti immateriali e irrazionali, così pure in qualche modo scaricandoci la coscienza – in maniera piuttosto ipocrita – da eventuali colpe e mali causati? Per carità, ognuno è libero di affidare la propria vita a chicchessia, in chiave più o meno fideistico-religiosa, tuttavia anche in tale ambito probabilmente c’è un “troppo” che alla fine stroppia e inevitabilmente produce danni; di contro, l’affidarsi maggiormente alle proprie forze – fisiche, di volontà, di spirito – magari causerà inizialmente altrettanti danni ma, di sicuro, aiuterà a guadagnare quel bagaglio di esperienze, capacità, intuiti e nozioni che poi risolverà gli intoppi della vita più rapidamente, altrettanto efficacemente e senza invocare e attendere divine provvidenze o altre cose simili. Le quali peraltro dovrebbero prevedere degli “agenti” – angeli custodi, in tal caso – massimamente virtuosi all’uopo, mentre lo stesso Sulo Auvinen non lo è stato affatto così virtuoso, in vita…

Tante volte ho già scritto di Arto Paasilinna, autore per il quale ho una passione speciale (come ce l’ho per la sua Finlandia, paese estremamente particolare e affascinante che ho conosciuto a fondo), dunque non voglio risultare monotono e ripetitivo. Vi ribadisco solo che, se leggerete Professione angelo custode e ogni altro romanzo di Paasilinna, vi divertirete sempre e sempre nel modo più intelligente tanto quanto pochi altri autori letterari sono in grado di fare. Ecco, per quanto mi riguarda non serve dire altro.

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