Stefano Benni, “Bar Sport” (Feltrinelli)

Tra le tante peculiarità tipicamente, culturalmente, convenzionalmente, nazional-popolanamente italiane, oltre ai soliti pizza spaghetti e mandolino e altro del genere, indubbiamente si può comprendere il bar. Che solitamente è quello sotto casa, quello vicino, quotidiano e familiare, che nulla ha a che vedere con – ad esempio – il pub in Irlanda o la birreria in Germania o che altro, luoghi simili nella tipologia commerciale ma dall’atmosfera certamente diversa. Il bar “italiano” è una sorta di ludica seconda casa, un luogo dove in fondo il consumare qualcosa (che poi solitamente è, nella maggior parte dei casi, il caffè o il bicchiere di vino/aperitivo) diventa secondario rispetto al passarci il tempo in diversi altri modi: chiacchiera perditempo, sfoglio quotidiani, visione TV (solitamente partita calcistica o evento sportivo), bighellonaggine competitiva… Un luogo “sociale” nel senso più scientifico del termine, senza dubbio, che sovente diventa pure un rifugio nel quale “nascondersi” o sfuggire da piatte vite quotidiane e da relative invincibili monotonie. Ed effettivamente quanti bar esistono, in Italia, che portano proprio quell’iconografico nome, “Bar Sport”?
Nel 1976 Bar Sport (oggi nell’Universale Economica Feltrinelli) fu non solo il debutto editoriale di Stefano Benni, e non soltanto la sua immediata consacrazione come (probabilmente) il migliore (a tutt’oggi) scrittore umorista italiano, ma fu appunto anche la consacrazione in ambito letterario di quello spazio conviviale, assurto a luogo simbolo come pochi altri di una intera, caratteristica società – quella identificabile con la già citata definizione di “nazional-popolare”. Una sorta di “scanner sociale”, un raccoglitore automatico di tipi umani tra i più disparati, accomunati in principio dal trovare qualcosa di interessante nel bar, e poi dall’interazione reciproca in esso, dunque un campione statistico ideale da osservare e di cui raccontare per poter disquisire con cognizione di causa di, in pratica, almeno un’intera generazione ovvero di qualche buon lustro di tempo moderno – ma anche contemporaneo, per come Bar Sport sia un libro assolutamente attuale anche oggi, a 35 anni di distanza dalla sua prima uscita. D’altronde si sa, di peli se ne perdono sempre più ma i vizi giammai, quelli no, anzi! – e per “vizi” faccio riferimento a certi modus vivendi tipicamente italiani (o “italioti”, avrebbe detto Gianni Brera…).
Su tutto ciò, Stefano Benni getta il suo sguardo ironico, canzonatorio, divertito e divertente, a tratti esilarante: sguardo da grande umorista, come detto, e ancor più di umorista vero, cioè di quello che pur impegnato nella costante ricerca della situazione comica, surreale, spesso fantozziana, quasi demenziale, non perde occasione di lasciare nella eco delle risate generate una traccia analitica, critica, a volte persino malinconica. Lo ribadisco spesso: l’umorismo è capace di andare nel profondo delle cose della vita – siano esse più o meno importanti, più o meno gravi, più o meno facete – come forse niente altro di intellettualmente umano può fare, per di più riuscendo, attraverso la risata, dunque la conseguente buona predisposizione di un animo rilassato dalla ironia, a far riflettere su quelle cose della vita con potenziale uguale profondità.
E Bar Sport è ormai un classico dell’umorismo letterario in lingua italiana. La sua struttura a brevi capitoletti, a tratteggi di personaggi-macchiette d’ogni sorta, di oggetti-simbolo (come l’ormai leggendaria “Luisona”, la brioche da sempre in esposizione sul banco del bar e mai consumata per chissà quale reverenza proto-religiosa) e di strampalati episodi narrati come fossero barzellette “lunghe”, rendono la lettura quanto mai piacevole e rapida, quasi come la visione di un varietà televisivo a sketches – ma non quelli contemporanei, troppo assuefatti al meda televisivo e alle sue discutibili regole, semmai quelli dell’epoca, un Non Stop, ecco.
Poi, inutile dire che non arrivo io per primo a rimarcare le capacità umoristiche e letterarie di Stefano Benni, e dunque conseguentemente (e nuovamente) rilevare quanto sia gustoso leggersi Bar Sport. E a ben vedere, non solo le storie narrate lo rendono attuale, ma anche le sue peculiarità umoristiche, fedeli al celebro motteggio bakuniniano “una risata vi seppellirà” quanto mai utile oggi, nel nostro a volte cupo mondo contemporaneo.

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