Barry Lopez, “Attraverso spazi aperti” (Edizioni Black Coffee)

Probabilmente nelle prossime righe troverete cose che ho già affermato e scritto altre volte, in diverse occasioni, ma non mi do affatto cruccio di ripetermi: secondo me Barry Lopez andrebbe fatto leggere nelle scuole di ogni ordine e grado, e se non i suoi libri interi almeno alcuni dei testi più rappresentativi del suo pensiero e della visione del mondo naturale – o, per meglio dire, della relazione che ha elaborato tra l’uomo e l’ambiente naturale, quelli che l’hanno reso il più grande scrittore di natura e paesaggi non solo americano e contemporaneo ma probabilmente di sempre a livello globale.

Attraverso spazi aperti (Edizioni Black Coffee, 2021, traduzione di Sara Reggiani, prefazione di Robert L. Hass) è una raccolta di quattordici saggi di lunghezza varia già apparsi in altre pubblicazioni ma per l’occasione rivisti e rielaborati da Lopez, la quale conferma pienamente tutte le (forse) insuperabili doti di narratore della natura, e dell’uomo in natura, del grande scrittore americano.

Che si tratti di testi nei quali il viaggio, dunque la descrizione di luoghi, territori, paesaggi e genti sia il loro fulcro, oppure che si abbia a leggere compendi di riflessioni profonde che dal paesaggio nascono per poi svilupparsi attraverso chiavi di interpretazione filosofiche, antropologiche, etnologiche, spirituali nonché ovviamente letterarie, risulta sempre unica la capacità di Lopez di raccontare tutto ciò che si ritrova di fronte al proprio sguardo, qualsiasi cosa sia, nei suoi elementi materiali e in quelli immateriali, ovvero in ciò che colgono i sensi e che poi elaborano la mente, i sensi, l’animo, lo spirito, regalando così al lettore una narrazione talmente compiuta, intensa, approfondita anziché profonda e illuminante (nonché, per quanto mi riguarda, ispirante), quindi un’esperienza di lettura coinvolgente e emozionante.

Due sono le cose che la lettura di Attraverso spazi aperti mi ha rimesso in evidenza e confermato di Lopez (forse anche di queste ho già scritto altrove… amen). La prima, l’estrema cura nella descrizione narrativa delle cose di cui scrive, di ogni dettaglio còlto, di ogni elemento, sfumatura, variabile, peculiarità anche minima ma comunque necessaria e definire nel modo migliore possibile la cosa di cui sta scrivendo. Come quando si mette a elencare le specie animali o vegetali che crescono in un certo territorio, elenchi che definiscono biologicamente il luogo stesso e raccontano molto di ciò che è, e magari al profano, se scritti da un’altra mano, potrebbero apparire tediosi o inutili mentre Lopez li rende veramente narrazione nella/della narrazione, mai accademica, mai professorale: è come se elencasse i colori che compongono un capolavoro pittorico, senza la cui descrizione dettagliata lo stesso di certo non potrebbe apparire in un tutta la sua bellezza e il suo valore artistico. Un dettaglio narrativo così eccezionale è cosa veramente rara da trovare in altri autori: ciò senza nulla togliere a essi e al rispettivo stile letterario, sia chiaro, e d’altro canto la ricordata fama di Lopez non è nata affatto per caso, evidentemente.

La seconda dote che ho ritrovato nel libro è l’eccezionale capacità di narrazione olistica delle cose di cui l’autore scrive. Veramente nei testi di Lopez «il tutto è più della somma delle parti di cui è composto», come recita la definizione del termine “olismo”, e tale peculiarità si estrinseca nel fatto che, grazie alle continue connessioni attraverso le quali Lopez mette in relazione il soggetto o i soggetti delle sue narrazioni, la lettura e l’elaborazione mentale conseguente apre altrettanto continue correlazioni con aspetti differenti del tema trattato e ne contestualizza il portato culturale, oltre che quello prettamente narrativo, ad altri ambiti ai quali il lettore può pensare nel corso della lettura. Una prova evidente di ciò la si ritrova nell’ultimo saggio della raccolta, La saggezza degli uccelli, nel quale Lopez, prendendo spunto dal racconto delle efferatezze compiute da Hernan Cortes e dai suoi conquistadores durante la colonizzazione del Messico azteco nel Cinquecento, arriva a disquisire prima dell’affidabilità della scienza, o della sua inaffidabilità inevitabile e a volte necessaria, di fronte a ciò che non può venire razionalmente spiegato di primo acchito, e poi a proporre cosa poter fare, e quanto sia importante farlo, per proteggere quegli spazi di natura nei quali ancora l’uomo non si è manifestato in maniera preponderante imponendo i propri modelli di sviluppo tecnologici e culturali, e ciò non solo per proteggere l’ambiente e la biodiversità di quei luoghi ma innanzi tutto perché «In gioco c’è il fulcro dei nostri ideali, la nostra concezione di dignità, la nostra capacità di provare compassione, perfino la percezione di ciò che chiamiamo dio» (pag.200). Insomma, c’è in gioco il nostro essere umani, manifestarci tali, creature intelligenti e senzienti senza dubbio le più progredite del pianeta, ma ciò sempre e comunque in relazione alla natura che abbiamo intorno e a ogni altro essere vivente (e non vivente) che la definisce, definendo in tal modo noi stessi nella nostra supremazia – l’identità trova sempre origine nell’alterità, è cosa ampiamente risaputa seppur sovente ignorata (funzionalmente, anche). E credo sia inutile affermare che se noi razza umana perdiamo la facoltà di concepirci realmente umani, il nostro destino non può che risultare segnato e sicuramente non in modi positivi, tutt’altro.

Ecco, questo è quanto, qui e ora, su Attraverso spazi aperti: un niente di quello che chiunque può ricavare dal libro e da qualsiasi scritto di Lopez, ma che comporterebbe troppe pagine ancora da scrivere, col rischio di diventare tediosi. Meglio scoprire tutto il resto direttamente con la lettura Barry Lopez, di qualsiasi sua opera, ribadisco, che risalga alla sua prima produzione, pubblicata dagli anni Sessanta oppure di quella più recente (è scomparso il giorno di Natale del 2020): Lopez va letto sempre, i suoi scritti, le sue idee, il suo pensiero è di quelli che travalicano il tempo restando sempre potenti e attuali, sempre illuminanti e imprescindibili. Insomma, se non lo si fosse capito ancora: Lopez va letto ogni qualvolta ve ne sia la possibilità, punto.

P.S.: scrivendo di Barry Lopez non posso non citare il caro amico Davide Sapienza, traduttore, curatore di molti dei libri pubblicati in Italia nonché confidente fraterno del grande scrittore americano. Credo che se qualcosa io possa invidiare a qualcuno – essendo per nulla una persona invidiosa propriamente detta – è a Davide l’aver conosciuto, parlato, meditato con Lopez e appreso chissà quante cose fondamentali. Che d’altro canto Davide ha saputo riportare in ciò che ha fatto per la diffusione delle opere di Lopez in Italia, ultima tra le tante l’eccezionale lavoro di traduzione e cura di Horizon, l’ultimo libro pubblicato da noi. Chapeau!