Tom Sharpe, “Eva, una bambola e il Professore” (Tea)

cop_Eva_una-bambola_SharpeImmaginatevi uno dei super-aristocratici tea club inglesi, nei quali Lord e Sir consumano il sacro rito del tè delle cinque discorrendo di grandi temi – politica, filosofia, morale, cose di questo genere, insomma. Anzi, immaginate tale tea club adiacente a qualche nobile e prestigioso college, dunque frequentato da docenti coltissimi e un po’ austeri… Ecco: cercate sul web qualche immagine di Tom Sharpe, leggete la sua biografia (è mancato da poco, peraltro), e facilmente vi verrà di immaginarlo in un luogo del genere, discorrendo appunto con i titolati colleghi di cose importanti, profonde e sagge, non certo di ciance da bar di periferia.
Bene, ora leggete i suoi libri – ad esempio questo Eva, una bambola e il Professore (Tea, 1990, traduzione di Carlo Brera; orig. Wilt, 1976), riguardatevi le immagini di Sharpe, e probabilmente resterete esterrefatti. Perché questo romanzo, così come tanti altri scritti dall’autore britannico, è una vera e propria esplosione di umorismo fantasioso, folle, tremendamente acido tanto quanto libertino e sboccato (ma, sia chiaro, mai volgare, e ribadisco mai!), che parrebbe venire da un frequentatore avvinazzato del suddetto bar di periferia – e pure di quella piuttosto malfamata – piuttosto che da uno scrittore che nella sua vita è stato prima alunno e poi docente di alcuni dei più prestigiosi colleges di Cambridge e nel mezzo, ovvero negli anni ’60 dello scorso secolo, è stato espulso dal Sudafrica in quanto attivista anti-apartheid per poi dare sfogo, in età ormai matura, alla sua “natura da clown” – come egli stesso disse – e sfornare una serie di romanzi considerati tra i migliori del genere umoristico moderno-contemporaneo. Roba da sdoppiamento di personalità, quasi!
Eva, una bambola e il Professore mi pare un perfetto esempio dello humor ingegnoso e acido di Sharpe, che con questo romanzo apre la serie dedicata a Wilt, il “professore” del titolo che è il vero e sublime protagonista della storia narrata, docente di cultura generale in uno scalcinato istituto scolastico che accoglie macellai, gasisti, tornitori ed altra futura bassa manovalanza che sta all’istruzione e alla cultura come un topo starebbe in mezzo ai gatti. Eva è la moglie, grassa, stralunata e in cerca di una qualche rivalsa nei confronti della troppo piatta vita matrimoniale senza però nemmeno sapere di quale rivalsa abbia bisogno, tanto da praticare in forza di continui fuochi di paglia mille cose senza mai appassionarsi veramente a nessuna. Tra i due si intromettono prima i Pringsheim, ambigua coppia americana residente temporaneamente in Inghilterra dalle vedute sessuali mooooolto aperte che “catturano” Eva dietro la promessa di una fantomatica liberazione sessuale dal marito-maschio oppressore, e poi una bambola gonfiabile per colpa della quale Wilt si troverà accusato di uxoricidio nonché coperto d’infamia da quasi tutti i colleghi dell’istituto nel quale insegna. Ma Wilt non è tipo da lasciarsi piegare facilmente: è per natura cinico, disincantato, insofferente al sistema, di mente brillante (“a cavalletta” dice lui), adeguatamente dotato di idee sovversive, ed è peraltro abituato a reggere per parecchie ore di insegnamento alla settimana la parte peggiore della società britannica. Non sarà certo un omicidio che pare a tutti palese a fargli smarrire il proprio pugnace piglio quotidiano, e tanto meno i poliziotti inglesi, non esattamente “geniali” nelle loro indagini…
Sopra una trama tutto sommato semplice e lineare, Sharpe costruisce un gran festival di eventi, sorprese, colpi di scena e follie varie e assortite – sovente da risate a crepapelle – animate da personaggi altrettanto bizzarri e significativi per come attraverso di essi si possa intravedere una visione alquanto critica e sarcastica della società inglese “media” e delle sue contraddizioni, le quali trasformano la penna (o la macchina da scrivere o quel che altro fosse) di Sharpe nella chiave per aprire di essa (e svuotare) il classico armadio pieno di scheletri. Tuttavia lo scrittore inglese non cala sul mondo che descrive il solito velo critico generale, generico e dunque inevitabilmente leggero, ma il suo affilatissimo sarcasmo viene puntato con precisione verso certi determinati bersagli: il sistema scolastico, ad esempio – che ovviamente Sharpe avrà conosciuto piuttosto bene – oppure la polizia, dai metodi investigativi rozzi e ottusi, che Wilt si divertirà un mondo a far uscir di senno dimostrandone tutta la stoltezza tanto da ricavarne di essa un’opinione, il lettore dal romanzo, a dir poco pessima. Eppoi, come nelle altre opere dell’autore inglese, viene mitragliato con meravigliosa ferocia il falso moralismo di tante, troppe persone, in confronto alle quali Wilt, con il suo cinismo certamente spietato ma pure onesto e franco, si innalza al rango di eroe, anzi, di antieroe contemporaneo – ma prendete quell’anti in senso assolutamente positivo e virtuoso dacché, lo sapete bene, sventurato è il popolo che ha bisogno di eroi così come – aggiungo io – di miti, icone, status symbol e modelli imposti e per colpa dei quali si viene incastrati nel sistema e assoggettati alle sue regole.
Tom Sharpe è semplicemente mirabile. Vi intriga, vi sorprende, vi sconcerta e magari vi scandalizza ma pure vi diverte tantissimo, e attraverso la risata magari vi sollecita anche quella buona dose di causticità che risulta necessaria nel mondo di oggi per non farsi calpestare e non soccombere sotto i colpi dell’ignoranza diffusa. Come racconta Wilt nel romanzo: “La vita, dopo tutto, non favoriva i più razionali, ma i più incoerenti, e l’esistenza era affidata al caso, era anarchica e caotica. Le regole c’erano per essere violate, e l’uomo dalla mente a cavalletta era sempre un salto più avanti di tutti gli altri.

P.S.: Tom Sharpe, come il protagonista del suo romanzo era assolutamente avanti, ma altrettanto non sono gli editori italiani, a quanto pare. Credo infatti che Eva, una bambola e il Professore sia al momento non disponibile sul mercato italiano (a meno che per fortunata coincidenza non lo troviate sugli scaffali di qualche libreria dal giro di magazzino piuttosto lento, come è capitato a me!), e veramente non capisco come gli editori stessi si impegnino così tanto e spendano ingenti somme per pubblicare libri inutili lasciando cadere nell’oblio opere così interessanti e stuzzicanti come questa. E poi non fanno che frignare e lamentarsi che in Italia le vendite di libri sono in costante calo! Verrebbe da essere come Wilt, con essi: tremendamente acidi e sboccati…

Annunci

1 commento su “Tom Sharpe, “Eva, una bambola e il Professore” (Tea)”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.