Sabrina Campolongo, “Unessential Dublin. Ex voto pagano” (Historica)

cop_unessential-dublin-ex-voto-paganoVi sono città che hanno, inevitabilmente, personalità urbane molto spiccate, nel bene e nel male – le grandi metropoli, quelle dalla cui venatura cittadina passa la fronte del flusso vitale che muove il mondo, oppure altre che godono di una storia importante, intensa, magari drammatica, così che da essa scaturisca il loro valore civico. Altre, invece, che sono meno sensazionali, più discrete e confidenziali, e se sono anche meno monumentali sovente deludono il turista che ricerca soprattutto (o solamente) il souvenir visivo da raccontare agli amici – in verità unico segno mnemonico per un viaggio senza nessun autentico moto. Ma ciò non significa che pure queste città non abbiamo una personalità forte e marcata, anzi: solo che va ricercata in ogni suo angolo, in quelli più caotici e vissuti come in quelli più appartati, silenziosi, ombrosi, tra vicoli stretti, muri scrostati, piccoli soprammobili alle finestre, o sulla superficie dei marciapiedi oppure sul luccichio dei pluviali dopo la pioggia, anche perché magari su quei marciapiedi o sotto quei pluviali si ha la fortuna di condividere virtualmente – se ipotizziamo di poter annullare lo spazio-tempo consueto – il passeggio di qualche grande personaggio… di un Joyce, ad esempio, di un Shaw o di un Hemingway…
E’ in fondo ciò che ha vissuto e racconta Sabrina Campolongo nel suo Unessential Dublin. Ex voto pagano, “cahier di viaggio” dell’omonima collana di Historica, uscito nel 2010, durante il suo girovagare per Dublino – è questa la città alla quale ho fatto indirettamente riferimento poco sopra. Dublino, Irlanda: certamente non una metropoli, appunto, non una città che possa vantare Tour Eiffel, Basiliche di San Pietro o Empire State Building ovvero altro di classicamente e spettacolarmente turistico… Eppure, una città che trasuda personalità, che conserva tra i muri delle sue case l’aria smossa dal passaggio di grandi personaggi, appunto – quelli sopra citati ma pure Oscar Wilde, giusto per citarne un altro celeberrimo: e con tali nomi, Dublino non potrebbe che avere tanto da dire e da raccontare, ovvero un fascino secondo a nessuna altra città, quasi. Ma è anche una città genuina, semplice, col sangue giovane nel corpo d’una signora d’altri tempi, di “una locandiera avvezza ad avere a che fare con la gente più strana: marinai, minatori, studenti, artisti, perdigiorno o professori, abituata a trattare tutti alla stessa maniera, senza riverenze ma non diffidente”, come l’autrice scrive a pagina 13. Autrice che confessa subito come subisca una sorta di fascino irresistibile per la città, un bisogno di tornarci ogni tanto per non sentirne la mancanza dolce – che però col tempo, aggiungo io, può anche diventare lancinante.
Sabrina Campolongo decide innanzi tutto di mettere nello zaino da portare sulle spalle per il suo peregrinare cittadino le tante suggestioni artistiche che Dublino offre, ideale filo di arianna da seguire – anche non troppo fedelmente, non importa – per perdersi nella città ma non smarrirsi nella sua essenza, per ritrovarne gli elementi sostanziali, per viverne gli angoli migliori con spirito semplice, curioso, aperto e ben disposto a lasciarsi ammaliare. Ma di quelle tante suggestioni, l’autrice decide di racchiudere la propria narrazione dublinese in due, l’una posta poco dopo l’inizio del testo e l’altra quasi alla fine – due pittori, entrambi immensi ed entrambi tormentati: Edvard Munch, in verità norvegese, come noto, ma i cui quadri sono esposti alla National Gallery dublinese, e Francis Bacon, il cui studio londinese è ricostruito con fedeltà assoluta – “polvere compresa”, nota Campolongo – presso la Hugh Lane Gallery. Due spiriti difficili, appunto, che hanno immortalato nelle loro tele alcune delle più cupe angosce umane, la cui essenza sembrerebbe fuori posto a Dublino, in una città così tranquilla e discreta il cui unico strappo alla (propria) regola è forse solo il culto molto nostrano della birra Guinness, vero e proprio status symbol nazionale e fonte inesauribile di gadget turistici. Invece, nota l’autrice, i due artisti in qualche modo aiutano a sentire Dublino ancora più confortante di quanto non possa essere, in una percezione di certo insolita grazie alla quale le vie cittadine risultano un luogo più sereno e sicuro (in senso metaforico) dell’interno dei due edifici che ne conservano opere e ricordi. In fondo, lungo quelle vie si può sempre incontrare – oltre ai grandi scrittori suddetti – Stephen Dedalus, alter-ego joyceano nonché narratore in prima persona dell’opera dublinese par excellence, Gente di Dublino, e così trovarsi a vivere in una sorta di doppia dimensione, fisica e metafisica, l’una ovviamente reale e l’altra letteraria: non come essere dentro le pagine del libro ma, viceversa, come se le pagine del libro fossero le case della città e le parole del testo le vie su cui si cammina. Eppoi, camminando per le vie cittadine, si può sempre godere della possibilità di infilarsi in uno degli innumerevoli pub e lì, finalmente, fermarsi a riposare, riflettere, metabolizzare le tante emozioni, sensazioni e percezioni colte dal vagare cittadino per farne esperienza e verità, ancorché personale, e nonostante una tale verità possa essere fatta per la gran parte di fantasia e di visioni.
Per tutto questo (e per molti di più e di narrato nel libro) Sabrina Campolongo compone questo “atto gratuito di devozione” per Dublino che sulla stessa sua copertina arriva a definire un ex voto pagano. Una devozione che è frutto di un amore per il quale si sente il bisogno di manifestare gratitudine, per come “ti accoglie assorbendoti, tirandoti dentro il vorticare delle sue strade, nel ritmo veloce, ma non frenetico, dei suoi passi.” E certamente un amore così autentico e intenso, affinché non diventi tormento, non ha certo di bisogno di alcuna frenesia ma, appunto, di sincera, pacata, ammaliata devozione.
Ennesimo bel cahier di viaggio, assolutamente, in una collana che merita d’essere conosciuta tutta.
Ah, per la cronaca: ho letto il cahier solo una settimana prima di prendere un aereo per Dublino. Unessential Dublin, an essential reading, già!

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1 commento su “Sabrina Campolongo, “Unessential Dublin. Ex voto pagano” (Historica)”

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