Rex Stout, “Colpo di genio” (Mondadori)

cop_colpodigenioScommetto che a un gran appassionato del mangiare e del bere bene come Nero Wolfe, un’espressione come nella botte piccola c’è il vino buono sarebbe senz’altro piaciuta. E’ quella che in effetti mi viene da usare per questo romanzo breve di Rex Stout, Colpo di genio (Mondadori, traduzione di Laura Grimaldi), che veramente sembra un assaggio piccolo ma gustoso d’un piatto d’alta cucina, o di un pregiato vino. E viene da soffermarmi su argomenti culinari dacché anche Colpo di genio lo ha come sfondo: questa volta per il fatto che Nero Wolfe e l’inseparabile aiutante Archie Goodwin vengono invitati alla cena di una sorta di club di ricconi, per la quale farà da cuoco Fritz Brenner, lo chef personale di Wolfe, e i cui piatti saranno serviti da dodici ragazze agghindate da vestali dell’antica Grecia, come vuole la tradizione del club. Durante tale cena, e sotto gli occhi di tutti i presenti, uno degli invitati viene avvelenato, morendo poco dopo. E’ più che evidente che è stata una delle ragazze a portare il piatto avvelenato alla vittima: ma quale è stata? Tutte negano, per effettiva innocenza o per solidarietà con l’assassina, dunque ci vorrà uno stratagemma per portarla allo scoperto, un colpo di genio, appunto, che solo un tipo come Nero Wolfe, tanto scontroso quanto geniale, potrà architettare.
In una settantina di pagine, suppergiù, Colpo di genio offre tutti gli elementi tipici della scrittura, dello stile e dell’inventiva letteraria di Stout, a partire dal “solito” Wolfe che una volta ancora riesce a risolvere un caso semplice nella sostanza ma dalla soluzione assai complicata con la sola forza di intuito e perspicacia – anche se qui, in così poche pagine, l’elucubrazione sul caso dalla quale Wolfe trarrà la soluzione è naturalmente più rapida del solito. Stante l’immobilità pressoché totale di Wolfe – concreta, visto che il geniale investigatore pesa un settimo di tonnellata, come spesso viene ricordato nei romanzi, e che ritiene meritorio muoversi soltanto per amore dell’arte culinaria o delle orchidee, fiore che coltiva con passione – tutta l’azione è anche in Colpo di genio demandata al suo aiutante tuttofare Archie Goodwin, personaggio sempre assai spassoso il quale cerca ogni volta con costanza di unire l’utile del compiere un’indagine al dilettevole di corteggiare qualche bella ragazza che in un modo o nell’altro si ritrovi coinvolta in essa. Ma, appunto, Goodwin è un ottimo braccio ma la mente risolutrice resta sempre quella di Nero Wolfe e lo sarà anche questa volta, per la quale gli toccherà pure di mettere da parte la sua proverbiale misoginia, dovendo trattare con ben dodici ragazze…
Una lettura veloce e piacevole, quella di Colpo di genio: Rex Stout non delude mai, nemmeno sulle corte distanze, e l’elegante maestria con la quale scrive le sue storie sono sempre una garanzia di divertimento letterario di qualità, anche a chi del romanzo di genere giallo interessa poco o nulla.
Nota finale: temo che una versione di Colpo di genio in tomo singolo non sia più in commercio da tempo, e l’immagine della copertina in testa a questo articolo fa appunto riferimento a una vecchia edizione. Più facilmente, credo, lo troverete in qualche raccolta dedicata all’autore americano, proprio come quella che ho personalmente letto.

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1 commento su “Rex Stout, “Colpo di genio” (Mondadori)”

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