Paola Ronco, “Corpi estranei” (PerdisaPop)

cop_corpiestraneiA volte ci sono certi titoli – di libri, ovviamente intendo dire – che, chissà per quale motivo, risultano più intriganti e accattivanti di altri, e senza che queste finalità siano da essi direttamente ricercate, almeno non palesemente. Poi magari si acquista il libro relativo e si scopre che quel titolo nulla c’azzecca con i suoi contenuti – quante volte accade, eh?! – ma altre volte si comprende come il titolo stesso viceversa risulti parecchio azzeccato, per la storia che introduce e a cui fa riferimento – ancor più se inserito in una copertina altrettanto accattivante, poi.
In fondo Corpi estranei, romanzo d’esordio della scrittrice torinese Paola Ronco (PerdisaPop, collana “Corsari”) l’ho acquistato anche per i motivi appena citati – non solo, certo: i “promo” mi parevano interessanti e ne avevo pure sentito parlare bene sul web – e il mio attuale “studio” del genere giallo/noir ne ha reso la lettura un’attività assolutamente consona al momento. Anche se, bisogna precisare fin da subito, Corpi estranei non è un giallo (o un noir) propriamente detto, dacché mancante di buona parte delle classiche caratteristiche identificanti il genere e i suoi derivati. Di contro c’è – questo sì – uno spiccato mood da noir metropolitano, una tensione di fondo che illumina di una luce piuttosto oscura la narrazione, e una visione di matrice quasi sociologica delle vite quotidiane dei protagonisti – tre storie, tre diversi personaggi, tre esistenze che si sfiorano, si toccano appena senza mai realmente incrociarsi: l’agente di Polizia Cabras, ex celerino, e il suo misterioso incidente durante una manifestazione di protesta e i relativi scontri; Silvia, giovane donna che pare poter avere tutto dalla vita eppure è rosa dal timore di non avere ciò che realmente dalla vita vorrebbe; Alessia, studentessa universitaria a cui la sorte sembra aver destinato di vivere la propria esistenza in modo troppo veloce e tragico. Sullo sfondo, una città – Torino – sonnacchiosa e indifferente, una scia di crimini efferati ai danni di poveracci – barboni, tossici, immigrati irregolari -, una Polizia ambigua che pare non perseguire esattamente quelli che sarebbero i suoi scopi peculiari, e un piccolo/grande mondo di comparse tipiche delle concentrazioni urbane contemporanee, nelle quali si trova di tutto ma nulla è veramente sociale e urbanizzato, così che in tale civiltà di nome ma non di fatto il male non solo si può insinuare e colpire chi vuole ma trova pure il modo di farla franca, grazie ad una solida rete di coperture e complicità.
Ma, dicevo, del titolo del romanzo della Ronco, apparsomi così intrigante, Corpi estranei, e così consono alla narrazione. “Corpi” ovvero elementi dotati di materialità, di consistenza, sia fisica che “metafisica” per così dire – dato che pure le emozioni, quando particolarmente forti e profonde, acquisiscono grande e a volte pesante “fisicità” in chi le prova; “estranei”, cioè non propri, separati, diversi, lontani oppure vicini ma alieni, forse avversi… Le esistenze dei tre protagonisti principali del romanzo sono effettivamente “corpi estranei”, sotto molti aspetti, rispetto a chi le vive: esistenze non certo ideali, non volute, rivelatesi indubbiamente diverse dalle personali speranze, pure avverse in certi frangenti. L’agente Cabras non vive di sicuro la propria missione in Polizia come vorrebbe, e non solo per via dell’incidente subito; Silvia si sente prigioniera di un futuro prossimo dal quale fuggirebbe molto volentieri mentre Alessia, al contrario, è prigioniera di un passato che ha tolto la terra da sotto i piedi dei suoi sogni e della sua potenziale felicità. Ma anche dal lato più “materiale” i tre protagonisti hanno a che fare con “corpi estranei”, in modo per ognuno diverso eppure per tutti piuttosto alienante: quello di Alessia è un cadavere steso per strada, coperto da un lenzuolo bianco, della cui morte lei è stata suo malgrado testimone; il “corpo estraneo” di Silvia è quello del suo fidanzato, che tanto la ama, che sposerà presto ma dal quale lei sente l’irrefrenabile esigenza di staccarsi e di allontanarsene, mentre quello dell’agente Cabras è il suo stesso corpo, “rovinato” dall’incidente subito e probabile unica “testimonianza” concreta, unica prova indiziaria reale dell’oscuro motivo che ha causato quell’incidente, verso la cui realtà negata egli comincia a muovere sospetti sempre più fondati…
E nel frattempo la misteriosa ed efferata banda di assassini continua a mietere vittime, a lasciare una scia di sangue per le vie della città senza che nessuno sappia fermarla – o forse, senza che nessuno voglia veramente fermarla…
Un romanzo certamente interessante, Corpi estranei, ben scritto, scorrevole e gradevole da leggere, la cui vicenda serve anche a Paola Ronco per gettare una ennesima luce, magari pure più “illuminante” di altre, su certe realtà del nostro mondo contemporaneo che caratterizzano in bene e in male la società in cui viviamo, nella quale troppe volte si ritengono scontate cose che tali non sono e lo si fa per mera, superficiale voce di popolo – quel popolo troppo spesso manipolato dai media, già – e dietro la cui quotidianità, dietro quel velo di normalità che a tutti noi, poco o tanto, risulta funzionale e necessario al fine di difendere il personale “piccolo orto” – anche quando magari sia pieno di erbacce e di sterpaglie – si nascondono verità terribili che non solo è bene non sapere per poter vivere più tranquilli, ma è pure “bene” che vengano preservate e continuamente perpetrate (in primis dal volere e dall’opportunità di chi occupa gli scranni del potere, ovviamente…) per non fare che la nostra tanto cara società imploda su sé stessa – nonostante, viene da pensare alla mente un po’ più lucida e perspicace della media, forse tale eventualità non sarebbe affatto la peggiore. Anzi…

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1 commento su “Paola Ronco, “Corpi estranei” (PerdisaPop)”

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