Mark Twain, “Appunti sparsi su una gita di piacere”, “Storia privata di una campagna militare che fallì” (Passigli Editori)

cop_Twain-entrambe_200Ammettiamolo: l’America, tra tante idiozie, ci ha pure donato qualcosa di buono. Ad esempio alcune parti del suo “mito”, le conquiste spaziali, Il David Letterman Show, i Griffin, Thoreau, Lovecraft e, assolutamente, Mark Twain. Scrittore immenso, brillante, illuminante, sagace, anticipatore di stili e generi, animo profondissimo e spirito di inestimabile valore umano, non solo è da considerarsi il “padre” della letteratura americana moderna e contemporanea, ma pure una sorta di entità protettrice, quando non ispiratrice, di tutta la successiva produzione letteraria mondiale. Un pilastro della scrittura, insomma, senza il quale essa credo stazionerebbe su livelli più bassi e meno valorosi di quanto ha saputo fare lungo tutto il Novecento nella sua produzione migliore.
Posto ciò, e avendo io letto buona parte dei lavori più noti e celebrati del grande scrittore americano, mi faccio facilmente incuriosire da qualsivoglia altro libro che presenti suoi testi pur secondari e minori, dunque meno famosi degli altri – ma chissà poi perché. Per questo motivo, appena ho visto questi due libricini sugli scaffali a metà prezzo di una discutibile libreria di catena (cioè, Mark Twain a metà prezzo… Inconcepibile nel principio, per me, se poi considero certi altri “libri” sparati sul mercato a prezzi folli, e comunque acquistati da pseudo-lettori privi di reale passione per la lettura), ovvero Appunti sparsi su una gita di piacere e Storia privata di una campagna militare che fallì (Passigli Editori, del 1992 il primo, con traduzione di Franca Piazza; del 1994 il secondo, con traduzione di Bruno Oddera) ho dovuto accaparrarmeli.
Sono due volumetti che contengono alcuni racconti di varia lunghezza, un paio sufficientemente lunghi da poter essere considerati romanzi brevi, altri in forma di novella, in pratica. In Appunti sparsi su una gita di piacere Twain racconta di un viaggio di due americani “del continente” alle isole Bermuda, viste dai viaggiatori protagonisti come una sorta di Eden privo delle brutture e delle devianze già evidenti della modernità, e tuttavia dotato d’alcune peculiarità sociali e civiche piuttosto bizzarre. Segue La grande rivoluzione di Pitcairn: raccontino fenomenale, che pare scritto in questi ultimi tempi così oscuri e difficili per il mondo “civile” e che sarebbe da far leggere quale testo scolastico, io dico. Narra d’un singolare sviluppo della celebre storia del Bounty, e di come una società apparentemente felice, libera ed equa possa essere facilmente trasformata in un regime dittatoriale da un singolo esaltato che abbia buone capacità di convincimento e ancor più faccia tosta per sostenere cose palesemente false al punto da imporle come vere… (e penso capirete già, ora, perché abbia scritto che un tale racconto possa essere assolutamente significativo anche – forse ancor più – oggi, no?) Chiude il volumetto Dissertazione sui neonati, il cui tono fa ritenere di dover includere anche tale categoria umana in quelle non esattamente apprezzate da Twain…
Storia privata di una campagna militare che fallì, l’altro volumetto, è composto da due racconti: il primo, che da il titolo al libro, è la divertente storia di una scalcagnata “armata Brancaleone” americana nella guerra tra Nord e Sud, che a parole è tanto fiera e pugnace quanto nei fatti fifona e pusillanime, tanto da riuscire a non affrontare mai il nemico e la relativa possibile battaglia. Il secondo si intitola Un’esperienza curiosa ed è forse quello meno efficace del gruppo che compone entrambi i volumi, non tanto per la storia, curiosa e particolare, quanto per come ci si aspetti qualcosa di altrettanto particolare nel finale, mentre invece… Beh, lo scoprirete voi stessi, nel caso.
Nota inevitabile: mi pare di capire che Passigli non abbia più i due volumi di cui vi ho detto in produzione, dunque potrebbe anche essere che stiate leggendo una dissertazione riferita a testi ora difficilmente reperibili; tuttavia li vedo acquistabili on line, quindi chiedete al vostro libraio di fiducia, se ne siete interessati, che può ben essere li sappia recuperare.
Insomma: che sia un suo capolavoro ovvero un raccontino secondario, Mark Twain è da leggere sempre. Non ci si può dire lettori senza mai averlo affrontato, e dunque senza conoscere il grandissimo valore letterario e culturale, nonché la magnifica arguzia che ogni volta dipana nel suo raffinato e godibilissimo stile di scrittura. Ma, ribadisco, non sono certo io che ora, qui, vi debba rimarcare cose ormai scritte a caratteri cubitali nella storia della più grande letteratura di sempre.
Leggetelo. Punto.

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