Luca Locati Luciani, “Crisco Disco. Disco Music & clubbing gay negli anni ’70-’80” (VoloLibero)

Crisco-Disco_copPer uno come il sottoscritto, cresciuto fin dall’adolescenza in una cultura musicale quasi del tutto rock, della disco music e del periodo nella quale divenne uno dei generi più ascoltati sul pianeta conservavo soprattutto una conoscenza basata su semplici luoghi comuni – John Travolta e La febbre del sabato sera, i Bee Gees, la fama quasi mitologica dello Studio 54, Donna Summer e via dicendo… Ancor meno, per quanto appena detto, mi veniva di correlare la genesi e l’evoluzione del genere disco, con tutti i suoi annessi e connessi, ad una parallela evoluzione della cultura GLBT, nonostante alcune evidenze assolutamente mainstream – i Village People, per dirne una. A tracciare invece un quadro veramente esaustivo della questione, dal suo principio fino all’inizio degli anni ’90 è Luca Locati Luciani in Crisco Disco. Disco Music & clubbing gay negli anni ’70-’80, edito nel 2013 da VoloLibero, un corposo saggio (letto quale “testo di studio” per la personale partecipazione ad una futura trasmissione radio nazionale sul periodo) che va ben oltre la sua primaria natura, all’apparenza soprattutto musicologica, per disquisire sulla questione anche da punti di vista più universalmente culturali e finanche sociologici, cercando di porre in evidenza come, appunto, la nascita della disco music e quella del movimento di liberazione GLBT per come lo conosciamo anche oggi andarono di pari passo, in una sorta di parallelismo alla – se mi passate qui l’espressione – “è nato prima l’uovo o la gallina?” ovvero per come quelle due genesi in qualche modo si sostennero a vicenda, si utilizzarono, si svilupparono fianco a fianco arrivando infine, per motivi in effetti non troppo diversi, a concludere insieme il loro cammino, chiudendo le rispettive ere anche attraverso evoluzioni e trasformazioni il cui effetto è ancora oggi parecchio visibile.
Locati Luciani tratteggia bene, soprattutto nella prima parte del libro, la “tesi” secondo la quale la connessione tra disco music e cultura GLBT sia tanto stretta, connessione che in effetti non è mai stata così evidente osservando i due movimenti dall’esterno – cosa che ho poi appurato attraverso una rapida ricerca sul web, sul quale si accenna certamente al legame suddetto ma, mi è parso, non attribuendogli la stessa importanza quasi “epocale” che Locati Luciani gli conferisce. Sia chiaro: la disco music non nacque per o grazie ai gay – in fondo una simile connessione la si potrebbe intessere tra la musica disco e la cultura afroamericana, a sua volta tra i ’60 e i ‘70 impegnata nella propria liberazione – ma senza dubbio Crisco Disco mette in luce come essa divenne la colonna sonora perfetta per la montante emancipazione della cultura GLBT (forse anche più che per quella afroamericana, la quale rapidamente virò verso il rap e verso altri generi più “da battaglia”), la quale vista finalmente all’orizzonte la possibilità di uscire allo scoperto in quegli anni di turbolenze varie e assortite, dunque di uno stato dell’opinione pubblica più aperto ai cambiamenti sociali, ne approfittò molto rapidamente, “occupando” le nascenti discoteche (altra novità del periodo) e facendone i luoghi, o potrei anche dire i “templi”, per la manifestazione totale della propria liberazione.
In effetti, leggendo il libro, mi sono chiesto più volte il perché una cultura che abbisognasse in modo evidente di rivendicare libertà sociali e diritti civili negati non si alleò con il rock, genere ben più dotato di carica sovversiva rispetto alla disco music. Durante la lettura di Crisco Disco Locati Luciani risponde esaurientemente alla mia domanda, anzi, a mio parere mette anche in luce come, sotto certi punti di vista – magari provocatori, ma nella mia riflessione piuttosto evidenti – la carica oltremodo virulenta e spinta all’eccesso di edonismo che la disco music portava con sé fu quasi controproducente per l’intera scena e l’ambiente d’intorno. Prova di ciò è, ad esempio, la storia dello Studio 54, probabilmente la più famosa discoteca di sempre, che grazie al suo stile massimamente trasgressivo divenne rapidamente celeberrima ma, per lo stesso motivo e altrettanto rapidamente, finì in un modo peraltro abbastanza triste.
Su tutto, poi, dalla fine degli anni ’70 si abbatté il ciclone AIDS, che fece strage non solo dei frequentatori di quella scena ma pure di tanti che la scena stessa avevano creato: musicisti, produttori, djs, proprietari di locali – lo stesso Steve Rubell, l’inventore del citato Studio 54, o Patrick Cowley, pioniere della musica elettronica e tra i più grandi produttori di disco music di sempre, giusto per fare un paio di nomi…
Ma quelli furono anche gli anni nei quali l’evoluzione sociale prese a correre molto velocemente, come oggi noi, cittadini del 21° secolo, sappiamo benissimo, e dunque, al di là delle proprie vicissitudini “sociali”, la disco music già alla fine dei ’70 progredì rapidamente in nuovi generi: innovativi e tecnologici suoni elettronici la contaminarono in maniera sempre più evidente, nacquero l’HI-NRG, padre delle future house e techno, e – soprattutto, per quanto riguarda la scena italiana – nacque l’Italo Disco, un genere che pose per un decennio l’Italia in posizione predominante nel panorama musicale internazionale e che ebbe una storia abbastanza assimilabile, in senso sociale, a quella della disco music negli USA, per come anche qui contribuì all’evoluzione del clubbing e all’affrancamento del movimento GLBT – in qualche modo, nella cattolica e arretrata società italiana, anche più arduo rispetto al pur spesso bigotto panorama sociale statunitense.
In ogni caso, al di là della ben sostenuta disquisizione di Locati Luciani sul legame tra i generi citati e la cultura GLBT, Crisco Disco è un saggio che può indubbiamente interessare anche il semplice appassionato di musica da ballo come anche – e in tale categoria mi ci metto pure io – chi si interessi all’evoluzione sociologica e antropologica della civiltà occidentale degli ultimi decenni. Sembra bizzarro affermarlo, ma considerando che, io credo, se si potesse chiedere a ciascun abitante del pianeta se conosca il Tony Manero de La febbre del sabato sera o se abbia mai sentito le note di una hit colossale come fu YMCA dei Village People, ben pochi risponderebbero di no, si può facilmente comprendere quanto quel periodo – nel bene e nel male, indubbiamente – è tra i mattoni sui quali si è edificata l’era contemporanea nella quale tutti viviamo.
Completano Crisco Disco un saggio di Gianluca Meis sul fenomeno “camp” e una serie di interviste ad alcuni dei personaggi più importanti di quel tempo, così fornendo al lettore, come accennavo poco fa, un apparato nozionistico veramente completo e di sicuro illuminante su quell’epoca, i suoi protagonisti e la sua iconica colonna sonora.

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