Luca Arnaudo, “Atelier Nord” (Nerosubianco Edizioni)

cop_atelier-nordAttenzione, avviso importante: questa “recensione” è inevitabilmente di parte, essendo il sottoscritto grande appassionato e conseguente orgoglioso girovago, più volte e non appena possibile, della parte di mondo (e si intenda tale definizione non solo in senso meramente geografico!) sul quale disquisisce il volume di Luca Arnaudo, giovane (1974) saggista, scrittore, traduttore, giurista e critico d’arte, conosciuto grazie ad un articolo a sua firma sulla rivista Exibart… Sarà per tale fatto che questo Atelier Nord (uscito per le edizioni Nerosubianco di Cuneo) mi è sembrato così bello e intrigante? Il libro è sostanzialmente una sorta di diario di viaggio d’una Estate in Norvegia, tra Oslo e le isole Lofoten, frammentato in tanti momenti colti tra luoghi, cose e persone incontrate e frammezzato da componimenti poetici dello stesso Arnaudo, con i quali egli cerca di cristallizzare certe emozioni provate in quei momenti narrati – e voglio dire subito (senza fare, per carità, il critico a indice puntato per essere anch’io un produttore di rime) che queste poesie, quasi sempre brevi o brevissime, non mi sembrano niente di che, poche escluse e in particolare l’evocativa Sognsvann IV; tuttavia in un’opera del genere gli intervalli poetici sono una scelta appropriata e suggestiva, e comunque non riescono a inficiare il valore che nell’opera ho riscontrato, la cui base ideale di partenza è già espressa dall’autore nelle pagine iniziali: “Si può intendere anche così, il Nord: una raccolta intimità della mente, un luogo dello spirito dai confini mobili e variabili (…)”. Verissimo, dacché constatato di persona: lassù c’è qualcosa di diverso, le cose del mondo “solito” prendono a mutare, cambiano o meglio affinano forma ed essenza, ricuperano un valore originario, ancestrale, cominciano a tendere all’apice polare, l’assoluto terracqueo, sfrondandosi di ogni artificiosità per ritrovare la propria purezza primigenia… A sua volta Arnaudo vuole constatare personalmente, da critico d’arte, perché così tanti artisti si stabiliscono a Nord, “(…) seguendo in un’aria più tersa e chiara la via che hanno scelto, fino a giungere a un’estetica di silenzio: un ramo d’acqua, rumore di foglie, fiori della neve”, e questa ricerca è, come dicevo, la causa prima del viaggio e, soprattutto, il senso verso cui la narrazione punta. La Norvegia, entità statale esemplare di un concetto generale di civiltà norrena, è in effetti uno dei massimi esempi di luogo vivo di arte, ovvero vivente una vita artistica nel concetto più filosofico del termine: arte è la Natura, arte è il confronto e l’armonia tra essa e l’uomo, arte è l’arte vera e propria – che Arnaudo fa’ rappresentare dal celeberrimo Urlo di Edvard Munch e da una disquisizione “critica” (ma non solo) sulla stessa opera – e arte è il rapporto inevitabile tra essa e l’uomo in tali luoghi ove, nelle sue diverse forme, è così presente, e per la cui comprensione l’autore incontra tra gli altri un bizzarro gallerista delle Lofoten e un noto quanto sobrio artista di Oslo. Ma non mancano appunti da diario di viaggio “consueto” seppur molto originale, dacché la Norvegia è anche terra di viaggio, di lunghe distanze, di nuovi orizzonti da scoprire oltre ogni valle, ogni montagna, ogni baia o fiordo, di persone/personaggi “diversi” da incontrare e conoscere. E, ormai quasi alla fine dello scritto, Arnaudo sembra confermarsi d’aver trovato quanto cercava, nonché il senso della sua scrittura: “Del tempo resta infine la memoria. Il Nord è luogo adatto a raccogliersi, riflettere, sentire e a volte tracciare qualche linea di questa memoria misurando la propria voce (…)”. Un libro veramente bello, mite ma anche evocativo, che riesce a cogliere bene l’essenza di una parte di mondo particolare, appunto, ancora (fortunatamente) poco intaccata dalla più biecamente contemporanea civiltà e che, per questo, regala un “supporto” ad una ricerca interiore – di pace, di gioia, di serenità, di forza, di spiritualità, d’arte, di vita – raro e prezioso; certamente consigliabile, e non come fosse un “normale” libro di viaggio (che non è) a chi è stato a Nord, a chi ci vorrebbe andare, e a chi vuole conoscere un’esperienza di valore intenso, e non solo individuale – sarò anche di parte, ma assolutamente sincero…

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3 pensieri su “Luca Arnaudo, “Atelier Nord” (Nerosubianco Edizioni)”

  1. “(…) seguendo in un’aria più tersa e chiara la via che hanno scelto, fino a giungere a un’estetica di silenzio: un ramo d’acqua, rumore di foglie, fiori della neve”,

    bello, bello….

    1. Ciao Marta! 🙂
      Sì, è un libricino piccolo tanto quanto affascinante, e rende bene l’altrettanto grande fascino di quelle terre…
      Grazie, come sempre… 🙂

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