Giulia Martani, “Benzina” (Lettere Animate)

Benzina: combustibile per autotrazione ad elevata infiammabilità, che ovviamente non necessita di ulteriori presentazioni per come oggi sia (nel bene e nel male, a mio parere molto più per il secondo che per il primo) indispensabile alla nostra civiltà presuntuosamente “avanzata”. Ma anche, benzina ovvero derivato del petrolio, quell’oro nero che ha fatto la fortuna di alcuni (pochi) e ha inquinato tutti gli altri, ovvero l’intero pianeta che della suddetta nostra civiltà è bistrattata casa.
Un agente altamente inquinante, appunto. In fondo, di un metaforicamente simile agente inquinante, che ha ammorbato la nostra civiltà intesa come comunità sociale e come base culturale su cui essa si costruisce, tratta Giulia Martani nel suo Benzina, primo romanzo dell’autrice mantovana (edito da Lettere Animate) dopo la raccolta di racconti noir Nero ma non troppo uscita lo scorso anno per Senso Inverso. Un agente nocivo che ha intaccato, e per certi aspetti ormai inquinato, appunto, uno degli elementi fondanti per qualsiasi società che si possa dire avanzata: la scuola, nella cui “anima”, ovvero nella filosofia morale propria del luogo scolastico, è penetrata spesso pesantemente tutta la decadenza che contraddistingue la civiltà contemporanea, portando con sé tutti quei valori distorti e “inumani” che ha maturato soprattutto negli ultimi decenni: il culto della persona, l’egotismo, la prevaricazione del più forte sul più debole, l’ignoranza delle norme del buon vivere comune, la prepotenza del denaro, l’appariscenza come rivendicazione di potere sociale… Tutte cose parecchio diffuse, ahinoi, nel mondo adulto, che ricadono inesorabilmente sui figli di quegli adulti, alunni di scuole nelle quali, nonostante lo sforzo e l’applicazione di molti buoni docenti – e sicuramente per colpa anche dei gravi problemi “politici” che attanagliano la pubblica istruzione dalle nostre parti – l’insegnamento e l’acculturamento dei futuri adulti diventano quasi conseguenza, a volte nemmeno troppo voluta, invece che priorità naturale e imperativa.
Uno dei danni più “materiali” derivanti da questa situazione di decadenza sociale scolastica indotta è il bullismo, e proprio di ciò Giulia Martani tratta in Benzina: bullismo al femminile, peraltro, considerato dalla stessa autrice quasi più subdolo e spietato di quello maschile, notoriamente ritenuto più comune e, per certi versi, più “ovvio”. Ne fa’ le spese Ilaria Torre, studentessa quindicenne che si potrebbe banalmente definire “all’antica”, la quale si ritrova in una classe di “figlie di papà” viziate e prepotenti che, come detto, portano nella piccola comunità sociale formata dalla classe stessa la “legge” e i comportamenti direttamente derivati dal mondo dei genitori, ovvero dalla società quotidiana: il più ricco che domina sul più povero, colui che ha una posizione sociale dominante che detta e impone le regole alle quali la maggioranza si adegua per debolezza e meschinità, le ingiustizie che non vengono sanate per non dare fastidio a chi le avvalla per mero interesse personale, e via dicendo… Così Ilaria, che rifiuta di atteggiarsi al modus vivendi derivante dalla situazione sopra esposta, ben presto si ritrova contro quasi l’intera classe e pure il corpo docenti, ben attenti a ingraziarsi i favori di genitori influenti perché avvocati, benestanti, amici di amici… – cose che tutti noi abbiamo certamente potuto conoscere in un modo o nell’altro, suppongo. E in un crescendo di prepotenze, morali e poi anche fisiche, sempre peggiori, e di pari passo dell’indifferenza di chi dovrebbe e potrebbe fare qualcosa ma non fa’ per i motivi appena esposti, Ilaria raggiunge e supera quella sottilissima linea oltre la quale la ragione, la pazienza, l’ottimismo e la speranza lasciano lo spazio all’istinto e alla rivalsa, che si concretizzerà in un modo che il titolo del romanzo esplica in modo assai lampante.
Benzina è un romanzo – o meglio un racconto lungo, dacché supera di poco le 100 pagine – dalla struttura molto semplice, avanzante con narrazione in crescendo, in modo da generare quel pathos e quella solidarietà con la protagonista atti a giustificare, per così dire, il gesto finale, che pur in tutta la sua violenza assume inevitabilmente i crismi di una necessaria liberazione. Stante l’obiettivo dell’autrice di denunciare, con la storia di Benzina, il fenomeno del bullismo scolastico e di farlo dal lato femminile, appunto, la struttura narrativa del romanzo è in qualche modo funzionale all’elencazione delle prepotenze che la protagonista subisce, come in una sorta di diario tragico e incalzante nel quale Giulia Martani tocca, più o meno velatamente, tanti di quegli aspetti identificabili come fonti di fenomenologie giovanili quali il bullismo, ma anche di gesti di reazione violenta come quello della protagonista.
Il tutto con un linguaggio semplice ma nemmeno così semplicistico, anzi: il target anagrafico di Benzina è evidentemente quello di Ilaria Torre, dunque i quindici/sedici anni, ma l’autrice riesce a evitare il pericolo di una banalizzazione eccessiva del linguaggio, ed anzi, tra le righe, emergono spunti di riflessione sovente piuttosto importanti, i quali interesserebbero più i genitori che i figli – anche per come, lo ribadisco, ciò che i figli sono è, molto spesso, niente più che lo specchio di quanto sono padri e madri… Uno specchio, inutile rimarcarlo, che riflette immagini alquanto desolanti.
Alla fine, poi, Benzina si limita a gettare uno sguardo illuminante sul problema senza andarvi oltre, cosa peraltro che non spetta certamente di fare a uno romanzo. Così, nonostante l’atto liberatorio e di rivalsa di Ilaria Torre, il senso e l’impressione finali che lascia la lettura del romanzo è di una inesorabile vittoria, nella nostra società di oggi, dell’ingiustizia sulla giustizia, ovvero di un “mondo degli onesti” – autoproclamatisi tali, sia chiaro – nel quale l’autentica onestà, intensa anche come integrità morale e civica, viene regolarmente calpestata. Peraltro, se ci si guarda intorno – e se lo si fa’ proprio qui, forse più che in altri paesi di questa parte di mondo, la conferma di quell’impressione arriva piuttosto rapidamente, e c’è solo da raccomandare che un’agghiacciante vicenda come quella narrata da Giulia Martani sia un sufficiente cazzotto per risvegliare molte (troppe?) coscienze abbandonatesi ad un lassismo civico che trascina tutti, esse comprese, verso un baratro sociale oscuro e antitetico a qualsiasi concetto considerabile di società civile avanzata.
Una buona lettura, quella di Benzina: veloce, semplice, senza fronzoli e senza pretese sociologiche troppo rilevanti, dunque capace di risultare gradita a tanti.

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