Giovanni Civa, “La ragione va agli asini e secondo me cio’ ragione” (Senso Inverso Edizioni)

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Premetto: questa recensione è sostanzialmente basata sull’avverbio NON, e dunque NON sarà “normale” come le altre – sempre che questi miei scritti possano essere definiti “recensioni”, dacché ci tengo sempre a rimarcare che a mio modo di vedere NON lo sono, semmai sono impressioni di lettura intendendo con quel termine “impressioni” un qualcosa che alla fine viene più dall’istinto che dalla ragione, anche se poi questa inevitabilmente media e plasma il risultato finale.
E uso “ragione” NON a caso, visto che è parte integrante del titolo del libro di cui vi sto per dire, La ragione va agli asini e secondo me cio’ ragione, opera prima del parmigiano (o parmense, l’autore ha NON pochi dubbi in merito) Giovanni Civa (Senso Inverso Edizioni, 2013) la quale, lo capirete bene fin dalla lettura di quel titolo così particolare, NON è un libro “normale” – ergo, tale testo vi si adatta di conseguenza, come accennavo poco fa. E appena dopo il titolo, pure l’incipit ci si mette di suo per confermare questa impressione di non convenzionalità: “Questo è un libro talmente brutto che non ha una fine, cioè tu ci arrivi in fondo e ti chiedi “ah, e finito?” (…) E adesso che ci pensi, questo libro non aveva neanche un inizio, cioè la prima pagina, quella che leggi e ti fa dire “’spetta che un libro così me lo compro” non ce l’aveva, e ti chiedi “ma perché allora l’ho comprato?
Dunque: NON è un libro normale nel senso che apparentemente NON racconta una vera e propria storia, NON possiede un filo logico narrativo, NON ha riferimenti temporali/cronologici (solitamente necessari a un dna narrativo che sia veramente tale), NON ha personaggi definiti – ad eccezione dell’io narrante, che si direbbe di natura autobiografica ma pure qui la cosa resta NON troppo certa e definita. Semmai assomiglia più ad una specie di bizzarro diario, ovvero ad un quaderno d’appunti sul quale Civa si è annotato col tempo, e senza troppa logica appunto, pensieri, aneddoti, intuizioni, ricordi, e quant’altro gli passasse per la mente di considerabilmente interessante. Il tutto con assoluta naturalezza, senza pensare nemmeno troppo alla forma (apparentemente, lo ribadisco!) o meglio lasciando che nella scrittura entrasse molta parte del proprio vissuto sociale (e sociologico) quotidiano a partire dalla lingua, appunto influenzata dalla parmigianità d’intorno, il che dona al testo un aspetto in molti casi casereccio e ruspante assolutamente gradevole e divertente, ma che potrebbe lasciare perplesso qualcuno. Perplessità che si aggiungerebbe a quella generata da quanto ho finora detto del libro che, come ribadisco, NON appare così tale: NON c’è una storia, NON ci sono personaggi veri e propri, NON c’è una vicenda che inizia e che finisce, eccetera eccetera. Lo stesso Giovanni Civa, peraltro, viene incontro ai lettori perplessi: “Se lo lasciate in giro per casa e qualche vostro ospite vi chiede che genere di libro sia, ditegli pure che NON lo sapete, che ve l’hanno regalato ieri.” (pag.26)
Eppure, io credo che NON sia così. La ragione va agli asini e secondo me cio’ ragione è invece un libro che racconta tanto, e che possiede una storia certamente NON convenzionale nella forma ma alquanto intensa nella sostanza. E’ un storia che include buona parte del mondo quotidiano dell’autore, in certi casi velato dietro riscritture surreali e probabilmente rielaborate della realtà stessa ma quasi sempre comunque identificabili, e che si muove veloce tra momenti assolutamente divertenti e ruspanti, appunto, ad altri nei quali, soprattutto se legati a cose passate e al ricordo relativo, affiora pure una certa malinconia, un’autolimitazione – per così dire – della frizzante e spassosa espressività che permea il resto del testo per dare modo di offrire al lettore anche un attimo di pausa per riflettere, quasi a rimarcare che pure un atteggiamento scanzonato e pragmaticamente fatalista nei confronti della vita quotidiana e delle sue tante stranezze NON può mai prescindere dalla conservazione di un nucleo logico, razionale e animato da parecchia sensibilità umana. In tal senso la stessa forma linguistica adottata da Civa – la quale guarda come evidente riferimento allo stile di Paolo Nori, suo concittadino – appare assolutamente genuina e naturale e al contempo pure ricercata, ovvero intesa e compresa come perfettamente consona allo spirito del libro e all’atteggiamento letterario che l’autore ha voluto assumere per scriverlo.
Quindi, alla fine della fiera (in effetti a Parma c’è un polo fieristico piuttosto apprezzato): NON fatevi illudere e/o confondere dalle apparenze, e sappiate che questo NON è un libro “normale” nel senso che – a mio parere – è ben superiore alla norma. Civa, col suo disincanto consapevole, ha confezionato un libricino parecchio intenso e profondo, divertente da leggere ma mai sguaiato – nemmeno quando scrive certe cose – che credo proprio meriti d’essere letto, NON c’è dubbio. Anche solo per dirsi, una volta che lo si è letto, “figa, se sto bene!” (Appunto, a proposito di “certe” cose. Lo scrive lui eh, l’autore, e lo mette pure in quarta di copertina… NON così aulico, certo, ma converrete certo con me che oggi, intorno a noi, di cose mooolto meno “auliche”, e non intendo in senso linguistico, ve ne sono fin troppe, ahinoi, e che la letteratura di qualità è rimasta, con poche altre cose, a poterci salvare da tale situazione. NON pensate che cio’ ragione, ad affermare ciò?)

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7 pensieri su “Giovanni Civa, “La ragione va agli asini e secondo me cio’ ragione” (Senso Inverso Edizioni)”

      1. Luca, sei sempre così caloroso quando mi saluti che qualcosa me lo devo proprio togliere… 😉 Eh, che hai pensato? Al limite la camicetta, niente di più! Comunque mi metti una grande allegria, davvero!

      2. Maaaaaccciaaaaooooo, carisssssssssssSSSSSSSSiiiiima Alessandraaaaaa!!!
        Mi auguro di tutto cuore che tu stia superbeniSSSSSSSimo!!! 😀 🙂

        (Mmm… A quanti gradi siamo, così? 😉 😛 )

        Aehm, ok, la smetto! Comunque l’allegria è reciproca, come ogni volta si ha la fortuna di interagire con una persona come te! E non è mera adulazione, ma dato di fatto. E raro, a mio modo di vedere… 🙂

      3. Quasi?

        Ok, sappi che ho appena acquistato la stufa più potente che ho trovato sul web. M’è costata un’occhio della testa ma, come si dice, il fine giustifica i mezzi…
        😀 😀 😀 😉 🙂

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