Gianni Brera, “Il mio vescovo e le animalesse”

(P.S./Pre Scriptum: leggete QUI una necessaria nota personale su Gianni Brera e su questa recensione.)

Il_mio_vescovo_Brera_copSull’opera che chiude la trilogia di Pianariva – così si potrebbe definire il gruppo di romanzi scritti da Gianni Brera, dal nome del luogo ove sono ambientati – avrei invero poco da dire, se non ribadire quanto detto per le prime due… Grandissimo scrittore, semplice eppure raffinatissimo, arguto e sagace tanto quanto spiritoso e bucolico, profondamente lombardo – ma il suo è un mondo che si potrebbe adattare a qualsiasi parte del globo, in onore al celebre motto tutto il mondo è paese… La storia del vescovo Rovati, mondano tanto quanto i suoi ecclesiastici collaboratori, che si insinua in mezzo a due mondi opposti eppure uguali – quello curiale, con le sue pertinenze, e quello popolare con le sue circostanze, si spande intorno a sé stessa come un bizzarro e illuminato paradigma, prendendo i connotati del paesaggio ove si svolge e muovendosi con le movenze dei personaggi che coinvolge… Un mondo bello perché vario, nel bene e nel male, e vario perché inopinatamente diverso da ciò che sembrerebbe essere, nel quale le piccole/grandi corruzioni dell’animo umano aiutano le persone ad essere sempre, nella loro essenza, al pari di tutte le altre, dunque tutte normali esseri umani – nel bene e nel male, appunto…
Nell’esiguità della sua produzione specificatamente letteraria, Gianni Brera si dimostra uno dei più grandi scrittori italiani del suo tempo, e più in generale della storia letteraria italiana moderna: e a ciò credo che poco vi sia da aggiungere. Consiglio di leggere le tre opere nell’ordine cronologico in cui vennero pubblicate – lo stesso nel quale qui trovate le recensioni: ciò, a mio parere, permette di compiere una sorta di vero e proprio viaggio nel mondo breriano, nei paesi e tra i campi della bassa tra il Po e l’Olona, tra i suoi personaggi pittoreschi e così umani, tra le vicende che essi vivono, delle quali sono sfortunate vittime o fausti protagonisti/scampati… Ne otterrete, lo ribadisco, una delle più belle e interessanti (e poco conosciute, quindi ancor più preziose) letture che la letteratura italiana moderna possa offrire.

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