Francesco Giubilei, “Leo Longanesi, il borghese conservatore” (Odoya)

Cop_Longanesi_GiubileiSi può essere coerenti nell’incoerenza? Anzi, al contrario: si può essere incoerenti perché pervicacemente coerenti? Apparentemente è un paradosso, certo, ma io credo che lo sia pure il rapporto che esiste spesso tra genio e follia, ove il primo viene considerato la seconda quando non lo si capisca (o non lo si voglia capire) – mentre quando accade l’opposto non si è quasi mai in presenza di follia ma di idiozia, ed è ben diverso! – dunque rispondo di sì. Si può essere incoerentemente coerenti, e si è tali quando con logica e costanza si perseguono gli ideali in cui si crede anche quando il mondo d’intorno varia, si modifica e si capovolge, ovvero quando quegli ideali possono apparire conformi ad una certa situazione e difformi ad un’altra. Il che non si significa che non si possano cambiare le idee: anche qui la differenza con gli ideali è ben diversa, e se le prime si possono variare ogni qualvolta appaia e lo si ritenga giusto, i secondi, se sono autentici ed elevati, generalmente valgono ben più a lungo, se non per una vita intera e ancor più.
Questo mi viene da pensare di Leo Longanesi, uno di quei personaggi della storia italiana che continua, «a tanti anni dalla sua morte, a non ricevere il giusto tributo da parte di tanti lettori e addetti ai lavori che – a volte anche inconsciamente – si ispirano alla sua figura.» Uso le stesse parole di Francesco Giubilei, autore di Leo Longanesi, il borghese conservatore (Casa Editrice Odoya, Bologna, 2015), biografia di una figura fondamentale per l’editoria italiana ben più di quanto si possa pensare, nonché spirito libero se non ribelle, fondamentalmente anarchico, “antifascista mussoliniano” durante il Fascismo (per la serie “incoerente coerenza”, appunto) eppoi nostalgico borghese dopo la caduta del regime e il trionfo della democrazia parlamentare, ma prima di ogni altra cosa geniale scrittore, umorista, artista, editore e sagacissimo osservatore del mondo che aveva intorno, in ogni sua parte ma in primis in quello a lui più prossimo – il tutto senza mai abbandonare un solo istante i propri ideali, a costo di subirne le conseguenze.
Giubilei compila un ritratto completo e corposo di Longanesi, certamente biografico e cronologico ma anche “ragionato” in relazione alla fremente operosità editoriale dell’editore romagnolo, che fin dai primi anni di attività – e si parla dagli anni ’20 del Novecento – appare di concezione modernissima e sempre innovativa. Fonda innumerevoli riviste di carattere culturale e non solo, inventa il rotocalco – inteso come rivista popolare a larga diffusione – e ne affina la relativa tecnica di stampa al fine di ottenere periodici di qualità grafica eccezionale per i tempi; cura personalmente tutto il packaging delle creazioni editoriali realizzate, impreziosite dalle sue opere a metà tra arte e design che a loro volta faranno la storia della grafica; fonda la Longanesi che in breve diverrà una delle principali case editrici italiane; scova talenti eccezionali come Buzzati o Flaiano e pubblica per primo in Italia Hemingway e Russell oltre a Flaubert, Maupassant, Tolstoj, Dostoevskij, Caldwell, Isherwood… Insomma, credo possa bastare per delineare la fondamentale importanza del Longanesi-editore nella storia italiana del settore nell’ultimo secolo.
Tutto quanto sopra Longanesi lo compie grazie ad una assidua applicazione al proprio lavoro e un infaticabile attività di cura, a volte quasi maniacale, che affascinerà e attirerà peraltro la presenza di molte altre firme prestigiose, per alcune delle quali egli farà anche in tal caso da talent scout: giusto per fare qualche nome, Indro Montanelli, Alberto Moravia, Vitaliano Brancati, Mario Soldati. Un’attività frenetica e irrefrenabile dietro la quale in verità Longanesi nasconde una costante irrequietezza personale ovvero verso sé stesso e verso il mondo che lo circonda, rispetto al quale si sentirà via via sempre più avulso e distaccato. E’ da questo stato d’animo che viene il suo “antifascismo mussoliniano”, per il quale il rapporto con il Duce e il regime fascista vivrà di costanti alti e bassi, tra esaltazioni (il celeberrimo motto «Mussolini ha sempre ragione» è di Longanesi) e delusioni (la chiusura per ordine del regime della sua rivista Omnibus a causa della troppa indipendenza dei suoi articoli). Ugualmente da quello stato d’animo viene il suo atteggiamento nostalgico verso il Fascismo, in risposta alla nuova società democratica italiana scaturita dopo il referendum del 1946, dominata da personaggi nei quali non vedrà altro che inettitudine e lassismo – situazione che sancirà con sferzanti e profetici aforismi i quali sembrerebbero scritti per i politici contemporanei: uno per tutti, «chi rompe non paga e siede al governo». Allo stesso tempo il “borghese” Longanesi diviene il più pungente critico della propria classe sociale e dell’ambito culturale attorno ad essa, sempre pronto a dedicarvi innumerevoli aforismi tanto ironici e geniali quanto sarcastici e giungendo a sancire un’altra verità del tutto valida al giorni d’oggi: «non è la libertà che manca, mancano gli uomini liberi».
Longanesi libero lo fu veramente, lo ribadisco: di quella libertà che è in verità costante rivendicazione di indipendenza, di autonomia, di franchigia da qualsiasi ordine superiore che in un modo o nell’altro possa collidere con le proprie volontà. Ed è la libertà di sentirsi “ingabbiato”, paradossalmente, proprio quando d’intorno pare che la “libertà istituzionale” trionfi – come di contro l’essere libero di dichiarare, durante il Fascismo, che «soltanto sotto un dittatura riesco a credere nella democrazia». Infine è la libertà, quella di Longanesi, del genio, del creativo, di colui che veramente ogni giorno inventa qualcosa ma, proprio per questo – altro paradosso – si sente costantemente scontento di quanto inventa e proteso nel progettare, immaginare, creare cose sempre più nuove.
E’ vero: nonostante si sia scritto molto su Longanesi e la sua attività intellettuale, culturale ed editoriale, siamo ancora lontano dal tributargli il più giusto ed equo tributo. Lo afferma fin dall’introduzione lo stesso Francesco Giubilei, il cui testo risulta per tale motivo – e per tutto quanto ho affermato fino a questo punto – sotto molti aspetti necessario, oltre che affascinante e godibilissimo. Il che ovviamente è poi la cosa principale per qualsiasi lettore, dunque credo proprio che dal piacere della lettura potrà scaturire pure il fascino della conoscenza: di Longanesi per tutto ciò che è stato così come di un corpus intellettuale la cui coerenza assoluta, pur tra gli stravolgimenti della storia, è stata mirabile e sarebbe oggi cosa più unica che rara. Anzi, molto più la prima che la seconda.