Francesco Giubilei, “Chi è Charlie”? (Historica)

Ognuno di noi “possiede” uno o più luoghi del cuore, posti ai quali siamo legati per circostanze, ricordi felici, nostalgie o altro, e nei quali ci troviamo bene, anzi, ci sentiamo bene. Possono essere città, ambiti geografici più o meno estesi, case, anche singole stanze, ovvero dimensioni per certi versi “spazio-temporali”, nelle quali cioè il valore emozionale dello spazio è strettamente legato al momento nel quale vi stiamo… In effetti, tali luoghi del cuore rappresentano la forma più concreta e tangibile del legame che unisce noi tutti, in quanto esseri viventi e senzienti, con il luogo che viviamo, in senso direttamente antropologico e non solo. Sono forse gli ambiti nei quali, più che in tutti gli altri, torniamo in qualche modo ad essere realmente “figli” di Gaia, della Natura dalla quale volenti o nolenti proveniamo, con la quale nel bene e nel male dobbiamo fare i conti ma anche dalla quale, se sappiamo restarvi in armonia, possiamo ricevere energia vitale pura come nessun altra.
Credo di poter affermare senza troppi dubbi che per Francesco Giubilei uno di tali luoghi del cuore sia il Québec, la regione francofona del Canada: una zona – in realtà uno stato nello stato, per le sue caratteristiche peculiari che non si limitano alla sola lingua ufficiale francese – che Giubilei ha conosciuto piuttosto bene, tanto da ambientarci la storia del suo ultimo romanzo, Chi è Charlie?, edito dalla “sua” Historica. Di sicuro da questo punto di vista, e per quanto sopra scritto, un “pezzo” di Giubilei è diventato Marc Gravel, il protagonista del romanzo, un giovane medico québécois al quale pare che la vita abbia riservato quasi solo cose piacevoli: una ottima e affermata professione, una casa di prestigio in una delle zone più belle dei dintorni di Québec City, una bella moglie, un futuro sostanzialmente privo di perplessità… Il suo legame con la terra natia è molto stretto: sa coglierne tutta la bellezza e assaporarne le emozioni e le sensazioni che sa donare, inoltre, sa goderne in modo che si potrebbe definire (con termine molto in voga, oggi) glocal, vivendone a fondo la socialità peculiare e arricchendola con gli apporti di chi in quella zona è arrivato per cambiare vita, in particolare la folta comunità italiana – aspetto che egli estrinseca in modo indubitabile attraverso la passione per la cucina italiana e i ristoranti fautori di essa in Québec.
Eppure anche le cose più belle si possono guastare, anche un orizzonte privo di nubi e luminoso può all’improvviso ingombrarsi di nembi minacciosi e diventare cupo, inquietante. Infatti, come una tale perturbazione, nella vita di Marc Gravel compare un certo Charlie, personaggio sconosciuto dal protagonista ma che viceversa sembra conoscere bene Gravel, tanto da parlarne parecchio male e con riferimenti personali diretti e inequivocabili. Così, da una tanto incombente “perturbazione” sarà inevitabile lo scatenarsi d’una tempesta, che rapidamente sconvolgerà la vita del protagonista, ribaltandone in un attimo la prospettiva. Ma se una vita, per circostanze avverse, si può ribaltare e sconvolgere, certe altre cose no, restano nella loro essenza immutabili (in senso positivo, qui), e per Gravel una di esse sarà proprio quel paesaggio tanto caro che si ritrova intorno e della cui natura è tipico rappresentante.
Chi è Charlie? condensa l’appena riassunta storia in tutto sommato poche delle già scarne 82 pagine di cui si compone: lo sviluppo sostanziale e la risoluzione finale avvengono in effetti nell’ultima dozzina di esse. Tuttavia, sarebbe assolutamente errato svincolare la vicenda narrata (e quindi considerandola tout court) dal contesto geografico e paesaggistico nel quale si svolge, e dalla descrizione che buona parte del resto del romanzo presenta, tanto che, a ben vedere, la storia del dottor Marc Gravel non è che un buon pretesto per accompagnare il lettore del libro di Giubilei – e con la guida dello stesso autore – a spasso per il Québec, cercando di trasmettergli quelle profonde e positive sensazioni e quella passione verso la regione canadese e la sua quotidianità che Giubilei rende del tutto palese nelle sue parole. Si segue Gravel lungo l’Isola di Orléans, dove vive, poi a spasso per la città, i negozi e i ristoranti (soprattutto italiani, appunto), e poi ancora verso le zone turistiche della regione, inoltre ci si affaccia sulla sua storia, sulla cultura e sul tipico carattere nazionale. Il tutto con uno stile che mi ha vagamente ricordato le descrizioni del personaggio di Des Esseintes nel celeberrimo À rebours di Joris Karl Huysmans, che in tal caso dovesse accompagnare un conoscente in veste di turista (cioè il lettore) per il Québec, appunto. La lettura è lineare, pacata e sempre piacevole, e alla fine dei conti la vera e propria vicenda romanzata di Gravel, così semplice e “sintetica”, non dico diventi secondaria nell’economia generale del testo ma sicuramente, come affermavo poco fa, appare realmente più un pretesto per scrivere del Québec e della sua gente, della sua Natura, delle sue tradizioni, del tipico modus vivendi e di molto altro nel merito. E pure la conclusione della vicenda del protagonista è assolutamente québécois, specchio di un carattere peculiare degli abitanti della regione ai quali, non a caso, Giubilei ha dedicato questo romanzo, da leggere dando un occhio ai tour operator che offrano viaggi laggiù…

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